zUna coppia. Ma forse una storia di coppie. Si trovano. Si lasciano. Si ricompongono. Alla maniera di un terzo millennio che ha sdoganato le più varie forme di amore. Sentimento. E, naturalmente, di accoppiamento. Io e lei di Maria Sole Tognazzi si addentra in un caso spinoso. Due lei, una delle quali lascia marito e figli per una compagna del suo stesso sesso. Un amore sofferto. Tra vergogna e bugie. Ferite di chi viene relegato in secondo piano per la sola colpa di amare. In buona sostanza, la convinzione di un amore omosessuale si scontra con la consapevolezza e il sentimento di un altro amore omosessuale che invece è a disagio nell’ammettere pubblicamente i propri palpiti.

z2Un figlio che si trova davanti a una madre che lo abbandona per un’altra donna. Un fulmine che colpisce il ragazzo ma non gli evita di comprendere. Uomo dei nostri giorni, considera l’amore per quello che in realtà è. Un sentimento. Indipendentemente dalla persona verso la quale è diretto. Una lealtà intellettuale e intellettiva che stupisce per la correttezza che mostra, ma pur sempre una frattura nelle consuetudini quotidiane. Sabrina Ferilli, la donna convinta del proprio essere gay e Margherita Buy, la compagna vergognosa delle proprie inclinazioni del cuore, si cimentano in una commedia che non ha certo il sapore dell’originalità.

z1Io e lei è un film modesto. Di quelli, al giorno d’oggi, trito e ritrito. Non ha la finalità di stuzzicare la comicità benché provi in più di un tratto a stuzzicare la risata. Situazioni convenzionali e banali di un’omosessualità, che mette in mostra perfino un cameriere filippino anch’egli ostentatamente gay e talvolta pagliaccesco. Insomma, una galleria di trovate già viste e riviste, rimescolate in una chiave che tenta di essere nuova, ma non ci riesce. Dopo la splendida prova di Viaggio sola – sempre con la Buy, ma completamente diverso – Maria Sole Tognazzi compie un pericoloso passo indietro, risucchiata da un tema a cui non regala alcuno spunto migliorativo neppure nella costruzione dei personaggi. La solita attrice che ha svoltato ponendo fine alla propria carriera. La solita professionista che vive un reale sentimento d’amore combattuta fra quella che sta per diventare il proprio passato e quella che vorrebbe essere il suo nuovo presente.

Con Viaggio sola, la Tognazzi aveva iniziato un itinerario nel mondo femminile che con Io e lei prosegue nel tentativo di omologare il turbamento e il dialogo di questa coppia omosessuale, equiparandolo a quello di innumerevoli problematiche comuni a tantissime unioni eterosessuali. Ne esce una pellicola tutt’altro che indimenticabile e assolutamente priva di ogni sfumatura innovativa. Unico tenero risvolto è la citazione a un film, interpretato dal papà di Maria Sole, Il vizietto di Edouard Molinaro in cui si trattava di un legame gay tra i due interpreti, appunto Ugo Tognazzi e Michel Serrault.  Ma quel film, uscito nel 1978, precorreva i tempi introducendo temi che solo a distanza di decenni sarebbero diventati padroni della ribalta. Riproporli oggi è solo un esercizio di scrittura. Cinematografica, s’intende.

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