Unknown-4Se sacrifico la mia vita, potrò salvare quella di mio fratello….

 

Il catechismo di oggi e le domande di sempre. Eterni interrogativi dalle risposte evangeliche. Semplici quanto profonde. Un “testamento” che l’uomo fatica a immergere nella sua quotidianità. A praticare. Anche se la parola amore vale cinque sole lettere. Così facili a pronunciarsi. Così difficili a tradurre in gesti e opere. Concrete come la vita degli uomini.

Unknown-1Kreuzweg – Le stazioni della fede di Dietrich Brüggeman è la via crucis di un Cristo moderno con le fattezze di una ragazzina che, non a caso, si chiama Maria. Il nome che unisce la latinità alla cultura germanica rappresenta le sofferenze di oggi. La fanciulla è prossima alla cresima e ha concluso le lezioni di preparazione quando chiede al sacerdote come poter sacrificare la propria vita pur di salvare il fratellino. Afflitto da una patologia sconosciuta perfino agli specialisti che, pur avendone escluso l’autismo, non riescono a restituire al piccolo il dono della parola. Il Verbo, insomma, si è fatto carne fino a un certo punto. La perfezione della creazione si rivela perfettibile. E serve l’intervento di Maria. Una vergine terzo millennio che si trasforma nel miracoloso figlio di Dio. Incompreso e senza discepoli. Accetta una Golgota di salvezza. Dona se stessa per l’altro. Redime gli errori di una madre che puzza del peggior Erode della post modernità. E diventa parabola di se stessa.

imagesLa crocifissione è l’epilogo di questa fanciulla che decide di offrire la propria vita. Altruismo di un amore incontenibile fatto della rinuncia più dolorosa, prima che di soddisfazioni. Egoismo e dono di sé si specchiano l’uno nell’altro. Il profumo del sacrificio e i miasmi dell’ottusità e dell’arroganza. Nel mondo del XXI secolo è incomprensibile l’idea di regalare se stessi e accontentarsi dell’unico conforto dell’altrui felicità. Ne è immagine il pilatesco padre di un Cristo attualizzato in un oggi dove può contare su un solo discepolo. Non c’è spazio per il misticismo nei ritmi rock del nuovo millennio. E perfino un pallido fidanzatino si colora delle venature del peccato. Sanzionato dall’intransigenza di quell’Erode che non odia più gli innocenti, ma detesta chi non accetta il proprio oltranzismo religioso. L’integralismo finisce per incrociare e attraversare il cammino della fede mostrando il punto di incontro fra il credo cristiano e un’altra confessione che simboleggia, fuori da ambiti specifici, il motivo dell’intolleranza religiosa.

Unknown-3La vicenda di un Cristo che si cala nei nostri giorni, lascia pensare. L’accoglienza potrebbe purtroppo non essere molto diversa dallo scetticismo che circonda la piccola Maria. Un’incompresa. Beffata. Trascurata. E capita soltanto in presenza di quel miracolo che suggella appunto la sua uscita dall’esistenza per restituire la parola al fratellino malato. Solo ciò che è appariscente acquisisce valore e spessore. Il senso dell’insegnamento. Dal sacrificio. Dell’amore. Dell’altruismo. Cede il passo e scompare davanti a ciò che non si vede. Non si tocca. Non fa restare attoniti. Impalpabilità dell’immenso.

Unknown-2Kreuzweg, Orso d’argento a Berlino per la miglior sceneggiatura, è un film che richiede uno sforzo notevole. Diviso in quattordici episodi, corrispondenti alle stazioni della salita di Cristo al luogo del supplizio, affronta – tema per tema – i luoghi elencati nell’ultimo cammino di Gesù. Nulla però si lega a una rilettura dei passi evangelici e la via crucis è immersa nella cornice della quotidianità attuale. Un impegno del giovane regista tedesco che sfida pregiudizi, mettendo in campo se stesso. La pellicola rischia infatti di essere trascurata, dato lo spessore e l’argomento, oggigiorno sempre difficile da spendere. A nulla vale lo sforzo, velleitario e fallimentare di trovare una chiave frivola a un’opera ponderosa e di grande ambizione progettuale. Lo slogan che accompagna le locandine italiane recita “Si può amare Dio e la musica rock?” ma nulla è più lontano da questa domanda. La risposta è certamente affermativa e il tema non è mai stato in dubbio. Il volto del pop che traspare dalle sequenze spiega l’ambientazione in tempi e luoghi diversi da quelli della vita di Cristo. Non ci sono beatitudini. Né incontri a Emmaus. Non c’è un Giuda. E nemmeno trenta denari. C’è un cieco nato che nella versione trimillenaria è un afasico nato. Ma la sua guarigione miracolosa ad opera della piccola Maria può essere la conversione di ognuno di noi, davanti a una parabola per immagini, dove si mostra come sia possibile applicare gli insegnamenti di amore per il prossimo in anni a ritmo di rock.

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