UnknownOgni cosa al mondo ha una storia da raccontare. Anche il sole e il vento. Ascolta la storia dei fagioli.

 

 

Il Giappone profuma di ciliegi. E’ un legame intenso. Intimo. Un fiore che rappresenta il cuore. Lo dipinge. Lascia che odori. Viva. E muoia. Perché quel meraviglioso bocciolo è – nel panorama floreale – quello che la farfalla è nella vita. Fauna. Lepidotteri. O semplicemente, i viventi. Quando giunge al culmine della vigoria, inizia la sua fine. I petali si perdono in un soffio di vento. Improvviso come il sorriso di quella corolla. E infinite esistenze –  umane e non solo – gli assomigliano. Il massimo splendore corrisponde a una sorta di riflessione che sa di rigenerazione. Come quell’albero che dal fiore fa poi spuntare un frutto dolcissimo. La conoscenza che lievita amore e intese. Come Sentaro. Toku. Wakana. Un uomo e due donne. Tre età. Gioventù. Maturità. Senilità. Con i loro segreti.

Unknown-1Le ricette della signora Toku di Naomi Kawase rappresenta numerose equazioni e altrettanti paralleli. Uno è appunto quello del ciliegio, simbolo e sinonimo di meditazione su ciò che ognuno attraversa. La vita come imposizione di difficoltà e gioie immense. Come altalena che consuma i nervi e spinge alla resa. Ma, sorprendentemente, quando lo sconforto sembra prendere il sopravvento, proprio quel baratro diventa il primo impulso verso la ripresa. L’anziana che cerca un lavoro nella rivendita di pasticcini e finisce per insegnare la propria arte, dimostra come non vi sia tempo per indugiare nel rimpianto. E a un passato doloroso fa sempre riscontro un futuro in cui riporre stimolo. Fiducia. Speranza. Non esiste anzianità che freni Toku dal mescolarsi con due persone così tanto più giovani. Non esiste gioventù che freni Sentaro e Wakana ad ascoltare i consigli di quella saggia vecchia. Malandata e inossidabile. Decisa a tornare al lavoro quando gli altri si fermano. I ciliegi sono testimoni di quel ritorno. E al tempo stesso di un connubio all’apparenza impossibile.

images-2I dorayaki – piccole frittelle giapponesi imbottite con la marmellata di fagioli dolci – sono il cordone ombelicale che legherà la giovane Wakana all’anziana Toku e al pasticcere in disarmo, quel Sentaro che si arrende. Accetta di sopravvivere a se stesso. Nascosto fra le ombre del proprio ieri. Fra le pieghe di un inquietante passato che si fonde nella marmellata scadente dei suoi azuki. Un’appetibilità indigesta che accomuna la forza respingente di quel cibo all’indigeribilità di quell’uomo, tanto schivo quanto scostante. Blindato nei suoi errori. E la metafora gastronomica indica lo scarso appeal del panettiere, rassegnato a ritmi monotoni. Cadenzati. Uguali. L’impennata è l’arrivo di Toku. Un’altra ricetta. Quella del sorriso per curare e porre rimedio a esistenze compromesse, non importa se da se stessi o da altri. Perché Toku e Sentaro sono emblemi di provenienze opposte. E forme di segregazioni antitetiche. L’uomo ha gesti da farsi perdonare. Deve scontare un fio silenzioso. La donna è stata derubata della sua stessa vita. Rinchiusa. Segregata. A suo modo, perfino tumulata. Tuttavia è la sua armonia, interiore ed esteriore, a salvarla. Quell’appetibilità che i dorayaki da lei cucinati esercitano sui comuni avventori. E diventano essi stessi il simbolo del fascino di Toku.

images-3L’acqua, i fagioli e lo zucchero rappresentano l’elemento neutro, la sostanza e la dolcezza. Tre componenti che si rivelano ingredienti ideali per una buona marmellata e, allo stesso tempo, per un’ottimo approccio alla quotidianità. Mescolanza perfetta di un cocktail che, da un lato, rende saporito il cibo e, dall’altro, consente un ottimale metabolismo dei giorni. Passati. Presenti. E futuri. Lo è agli occhi della svogliata e demotivata Wakana, come del refrattario Sentaro e dell’indomabile Toku che non sacrifica alla vecchiaia la propria voglia di vivere. All’ombra dei ciliegi in fiore, la natura dei tre protagonisti emerge e si confronta. Lascia uscire i segreti, nascosti e custoditi, in una sorta di catarsi che porta alla liberazione psicologica delle tracce ingombranti di ciò che si vorrebbe rifiutare, ma è impossibile cancellare. E, quando Toku se ne andrà, a Sentaro e Wakana resterà quella ricetta di vita e di cibo. Sotto i ciliegi in fiore.

Ulteriore parallelo di sopravvivenza. Come il mangiare è necessario al sostentamento, i consigli dell’anziana saggia restituiscono il sapore dei giorni alla ragazza e all’arcigno pasticcere. All’ombra di quegli alberi profumati e inebrianti anche le loro esistenze acquistano il profumo di un futuro costruttivo e migliore. La ricetta vale dunque in chiave culinaria ed esistenziale. E a questa duplice chiave di lettura fa riferimento il titolo del film, centrato come pochi altri. In grado di appagare la sensibilità raffinata che attraversa in generale l’intero cinema giapponese, indigesto a chi si nutre di supereroi, ma balsamico per chi ama riflettere su trame solo all’apparenza semplici.

Unknown-2IL RETROSCENA – Le ricette della signora Toku, presentato a Cannes fuori concorso nella sezione “Un certain regard”, è tratto da An, un romanzo di cui la regista è rimasta affascinata e con l’autore del libro ha concordato la scelta dei personaggi che avrebbero recitato nella versione cinematografica. La giovane interprete di Wakana (Kyara Uchida) è la nipote dell’anziana Toku (Kirin Kiki) mentre Sentaro (Masatoshi Nagase) è l’attore che Naomi Kawase sognava di dirigere. Su tutti e tre lo scrittore Durian Sukegawa è stato d’accordo benché proprio lui stesso fosse stato la prima scelta per il ruolo maschile, poi andato a un professionista. Tutti i luoghi sono infine realmente esistenti. Il lebbrosario di Tokyo è stato visitato di persona, prima delle riprese, e la corrispondenza fra sanità e patologia, costituisce un ulteriore motivo di riflessione approfondita. Il malato che viene allontanato e segregato in una comunità di afflitti è messo in correlazione con la segregazione non materiale che si auto impongono il pasticcere e la ragazza, materialmente distante – anche se non di fatto – dall’universo dei suoi coetanei.

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