Unknown-1La dolcezza dei ciliegi in fiore e la malinconia di una pioggerella leggera. Una spiaggia fuori stagione. Il mare che sussurra leggero, tuttavia minaccia inquietudini. Poesia disarmonica di una famiglia sfilacciata. Matrimoni che si accumulano ad altri matrimoni. Figlie “dimenticate” che all’improvviso si ritrovano di fianco alla salma di un padre dai mille volti. Come le vite che ha vissuto. I sapori che ha gustato. Colori che non sbiadiscono ma ritrovano vitalità in un continuo oscillare tra un passato mai vissuto né inquadrato in presa diretta. Vissuto nel presente. Una quotidianità diversa che si tinge della vivacità di ciò che fu. E di ricordi personali e individuali che si mescolano indissolubilmente ai caratteri. Quattro figure femminili a guarnire un’assenza maschile.

images-1Little sister di Kore-Eda Hirokazu, al quale si deve il precedente Father and son anch’esso fatto di situazioni fra due coppie poco complementari che hanno vissuto il mistero di uno scambio in culla, è un film intriso di Giappone e di melodia. Poco adatto a chi ama i film d’azione perché in questa nuova opera del regista nipponico non c’è una trama specifica se non uno studio psicologico, Little sister è un mosaico al femminile. Frastagliata geografia di un atlante della sensibilità del gentil sesso. Tre sorelle scoprono con malcelata curiosità di avere una sorellastra a loro molto lontana per età. La ragazzina, di soli 15 anni, si rivela dotata di un fascino unico per la gentilezza della sua indole. Contrasto spiazzante con l’irruenza e la severità della maggiore, Sachi. Serietà assoluta in confronto alla bizzarra mangiafidanzati con il debole dell’alcol, Yoshino. Timida rispetto alla scanzonata spontaneità giocosa della più piccola, Chika.

imagesL’incontro fra le quattro figure non si rivela uno scontro, ma un completamento. Le tre donne adulte si “innamorano” di quella ragazzina, frutto del secondo matrimonio del loro comune padre, affidata alle cure dell’ultima moglie. Come su un pianeta estraneo. Solitaria come il mondo fatto di una natura poco espansiva benché affascinante per la sua verdeggiante coloritura. L’adolescente Suzu viene così invitata a vivere l’atmosfera di famiglia dalle sue tre sorelle, alla stazione, dopo la cerimonia funebre dell’uomo che le ha generate. Little sister ha il garbo di chi ha una sufficiente maturità culturale per non condannare. Al contrario. E comprendere che l’accostamento di soggetti tanto diversi risulta alla fine un completamento. Ognuna di loro finisce per smussare le proprie spigolosità proprio in questa sorta di parallelo psicologico in cui si rapporta alle altre. La stessa crescita della ragazzina diventa metaforicamente anche l’evoluzione della maturità nelle tre donne adulte alle quali mancava un elemento che restituisse equilibrio psicologico.

UnknownÈ la ricomposizione dopo tentativi sfumati. Sachi tenta di proteggere le sue sorelle con le armi che conosce e di cui dispone, ma ogni tentativo è destinato a fallire finché la piccola Suzu si rivelerà il tassello fondamentale per far comprendere alle tre donne come certi sentimenti, ritenuti a torto immutabili, sono soggetti ai cambiamenti perché sono vita. E come tali sono in perenne evoluzione come ogni esistenza. Il kimono, indossato alla fine dalle quattro protagoniste, rappresenta il simbolo di un sentire più libero. La conquista di una maturità che non coincide con il trascorrere degli anni, ma è costituita dalla consapevolezza di un affrancamento da un passato di sofferenza. Un passaggio dolce e rigenerante. Una vita psicologica e sentimentale nuova. Diversa. Come i ciliegi in fiore.

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