c2La mente umana non può capire l’amore.

 

 

Il sentimento sta scritto nelle stelle. Oltre che nel cuore. E lei aveva scelto il maestro dei maestri per comprenderlo. Un docente di astrofisica, irraggiungibile come quegli astri che accelerano i battiti della passione. Attraversano i cieli come comete improvvise. E cadono. L’addio fa spesso rima con l’amore. Non necessariamente perché la coppia voglia lasciarsi, ma perché vi sia costretta. Un addio non voluto, ma pur sempre un addio. Eppure. Eppure c’erano i sogni di vita. Di un legame eterno. Nonostante moglie e figli di lui. E la pazienza di lei, al corrente di tutta la verità. Ma all’improvviso il professore scompare e, in quell’istante, scatta l’instancabile ricerca della donna sulle tracce dell’amato bene che, a dispetto del nulla, semina una scia di messaggi. Lettere. Regali. Inviti. Segnali. Una sorta di caccia al tesoro perennemente in bilico. La vita di Amy (la ex bond girl Olga Kurylenko, recente protagonista di A perfect day di Fernando de Aranoa e The water diviner di Russell Crowe) diventa insomma cellulare-dipendente mentre Ed Phoerum (Jeremy Irons, già premio Oscar per Il mistero von Bulow di Barbet Schroeder, a suo agio nei panni del professore dopo esserlo stato anche per Bille August in Treno di notte per Lisbona) lascia un nulla denso di voci e profumi dietro di sé.

c1La corrispondenza di Giuseppe Tornatore parla del segreto e del mistero dell’amore, oscillando continuamente e pervicacemente nell’alternanza tra vita e morte. Presenza e assenza. Comparsa e scomparsa. O addirittura comparsa a scomparsa. Perché Amy è una studentessa che si guadagna da vivere con un lavoretto poco usuale fra gli universitari. La stunt woman. Ovvero la controfigura nelle scene più pericolose e temerarie. Una tipa che ogni volta muore per poi rinascere. Le piace riaprire gli occhi dopo ogni schianto mortale. Ama il trionfo della vita sul baratro della fine. Eppure. Eppure l’oggetto del suo amore è sparito. Nel mistero, apparentemente senza fondo. Ma continua incontestabilmente a trasmettere segnali della propria esistenza. A muoverlo è l’amore e una promessa. “Non ti lascerò mai”. E la mite ma decisa Amy crede a quell’uomo e alle sue parole. Tuttavia non riesce ad arrendersi a dover rinunciare a chi esiste ma non si lascia avvicinare.

c3In fin dei conti che amore può essere quello che disgiunge gli amanti invece di riunirli. E questa regola, mai scritta né pronunciata, spinge Amy a una ricerca ossessiva che, via via con il passare delle scene, diventa più logica e articolata. Ma ugualmente inconcludente. Intanto il docente prosegue una sorta di affettuoso stalking dall’aldilà che sembra smentire quanto appare evidente. Un gioco di contrasti, destinato a proseguire fino all’ultima scena, confermando il senso di un titolo che va ben oltre il suo significato più proprio. La corrispondenza non è infatti soltanto la posta – cartacea, materiale o elettronica – che viene distribuita nei vari recapiti di Amy, ma anche la reciprocità che parte dall’amore vicendevole dei due protagonisti per allargarsi ad ogni risvolto del loro stesso rapporto. Reciproco è infatti il sentimento, ma non solo. Lo è il continuo cercarsi, ognuno con i propri mezzi e le proprie dinamiche. Reciproche sono le lacrime. E perfino l’assenza. Reciproca è la speranza. E pure l’illusione.

c4E reciproco è anche il dialogo. Impossibile fra mondi opposti, eppure reso così reale dall’indomabile volontà di amare che supera il concetto del perdersi, suscitando il valore di una fiducia in un futuro che si rivela artificiale. Sono i colori utilizzati da Tornatore in un film, pur così buio e cupo, che pone l’accento proprio sul lato misterioso del sentimento. Quello che sfugge alle categorie e alle regole. Quello in grado di unire, anche cancellando una lontananza concreta. Quello dei nostri giorni, costruito su una complicità fatta di smartphone e di computer, dove l’uso della tecnologia appare non soltanto come un segno dei tempi ma anche come un prolungamento stesso della vita dopo il capolinea. Va sottolineata infine la molteplice veste cucita addosso al professore. Al tempo stesso, compagno e pigmalione di una ragazza che si affida al suo cuore e ne trae l’energia per raggiungere i suoi traguardi. Non solo quello del coronamento dei suoi studi, ma anche quello più intimamente psicologico di un trauma giovanile mai completamente smaltito. Un mentore. Una guida. Forse perfino un guru. Misterioso come tutti i santoni che fanno da stella polare a chi vive quaggiù.

IL RETROSCENA – La corrispondenza si regge su un cast artistico di sette personaggi, due soli dei quali – Olga Kurylenko e Jeremy Irons – hanno ruoli di rilievo. In buona sostanza, soltanto su loro due soli si affida la trama e la suspense dell’intero film. E’ tuttavia singolare notare come i due protagonisti siano in scena insieme solo in apertura, senza più trovarsi a contatto l’uno dell’altra. Irons viene insomma pagato per scrivere messaggi sms e far recapitare dvd artigianali sui quali ha registrato brevi filmati che lo rappresentano. E poco altro. E tutta la recitazione è praticamente un one woman show dell’attrice ucraina, impegnata senza sosta dall’inizio alla fine.

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