r1Verità come via e vita. Ma soprattutto Resurrezione. Il mistero del Golgota tra fede e scetticismo è il tema centrale di Risorto di Kevin Reynolds (già noto al pubblico per Rapa Nui), un “peplum” che non si limita a raccontare la vicenda di Cristo nei tre giorni più rivoluzionari della storia del mondo, ma si spinge decisamente oltre. La trama non ripercorre le ore cristiane della crocefissione e dell’ascensione al cielo, ma mette specularmente a confronto due approcci diversissimi e conseguenti reazioni. La devozione di chi crede e i dubbi, espressi non solo dalla romanità, allora al governo della Galilea. La scomparsa del figlio di Dio assume invece un connotato doppio, in contrasto con se stesso. Da un lato, il giallo di una vicenda inspiegabile scientificamente, rappresentata come una sorta di intrigo da chiarire. Dall’altro il confronto tra discepoli e soldati in una prospettiva che nulla c’entra meramente con la trama biblica, ma costituisce il contrappunto di due categorie, credenti e scettici. In un percorso che finirà con l’incrociarsi di strade opposte. A suo modo il film è visto con l’occhio di un ateismo convinto che tuttavia entra in crisi. Sulle prime ammette la possibilità di una realtà diversa da quella voluta da un Ponzio Pilato, abilmente manipolato dal sinedrio, ma ben presto si volge al desiderio di un accertamento delle testimonianze. O forse della Testimonianza. Ne uscirà un personaggio, il protagonista Clavio (Joseph Fiennes già notato in Shakespeare in love), potente tribuno romano, che si scoprirà trasformato dall’incontro con Cristo.

r4Si parte dunque da una Passione dal sapore propriamente politico. Pilato la “gestisce” come una sorta di seccatura che lo spinge a dare la caccia a un cadavere sparito, l’unico – nei millenni – capace di fare proseliti. Attirare folle. Lasciarsi seguire. E’ una dinamica quasi meccanica, fatta di interrogatori e di reclusione alle sentinelle, colte nel sonno, durante la notte della resurrezione, ma all’improvviso giunge la svolta inattesa. Clavio, cui spetta il compito di pilotare gli accertamenti e le ricerche, si stacca improvvisamente dal coro di accoliti e plaudenti della romanità imperiale e decide di accertare autonomamente l’esistenza di quel Cristo che ha visto inspiegabilmente riapparire davanti ai discepoli. “Pace a voi! Tommaso, metti la mano nel mio costato e non essere più incredulo, ma credente”. Parole che spezzano il tribuno e alimentano fame di Verità. Risorto cambia dunque registro e diventa improvvisamente trama di fede. Clavio cessa di essere l’inflessibile soldato che onora Marte e sceglie di voler capire. Comprendere. L’ultimo atto, sulla riva di una spiaggia davanti a una pesca miracolosa. E un addio. Pietro diventa il pescatore di uomini che Cristo gli ha assegnato come compito. A Clavio non resterà che riprendere la strada. Il suo destino, fatto di un futuro trasformato, non è più la comoda casa a Roma e un vitalizio. Ma l’anello del tribuno che rotola sulla tavola dell’oste. Riconosciuto e smascherato, Clavio racconta la sua storia. E accetta il suo essere un uomo nuovo.

?????Risorto si compone di un mosaico di spunti evangelici in ordine sparso senza il rigore e la successione del testo biblico. Molti avvenimenti sono saltati del tutto, altri sono trasposti. Come l’apparizione ai discepoli che avviene in doppia ripetizione. La prima volta sono tutti presenti tranne Tommaso, la seconda è incluso il discepolo scettico. In nessuna delle due, tra chi assiste è incluso un tribuno romano, tuttavia la scelta consente al regista di innescare il cambio marcia che segna la svolta nella vita di fede di Clavio stesso. Ugualmente la pesca miracolosa non avviene post mortem, ma ben prima della Passione. In buona sostanza, il film si serve di spunti per assemblare e creare una storia diversa dall’ormai frequentatissima tematica della morte di Gesù. Gli esempi sono molteplici. Da Il re dei re (1927) di Cecil B. De Mille a La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson, passando attraverso L’ultima tentazione di Cristo (1988) di Martin Scorsese dove, nei panni di Pilato, c’era David Bowie. Gli esempi possono proseguire. Da Golgota (1935) di Julien Duvivier a Jesus Christ Superstar (1973) di Norman Jewison, passando per Son of God (2014) di Christopher Spencer. L’elenco, come si vede, è ricchissimo e il cinema non ha smesso di dedicarvisi soprattutto con l’approssimarsi dei periodi liturgici ad esso dedicati.

r2Può sembrare strano, ma Risorto non ha anima. Il film di Reynolds appare un vero e proprio film in costume sull’antichità e, pur facendo leva su una vicenda coinvolgente dal punto di vista emozionale, non riesce a creare quella suggestione che altri grandi film hanno invece acceso. Le premesse erano buone. Cristo (Cliff Curtis) ha evitato l’incontro con Clavio-Fiennes durante le riprese fino al giorno stabilito proprio per cercare di restituire maggior attesa e spessore al momento. Contrariamente a questo ha cercato di farsi leader di un gruppo trasmettendo coesione con i Dodici anche fuori dal set, costruendo un insieme di sensorialità univoche basato su attività collettive. “Alcuni leggevano poesie, altri cantavano” ha spiegato Maria Botto che interpretava la Maddalena. Il risultato è un film freddo che soddisfa solo una parte delle ambizioni del regista. Il tentativo di confezionare un’opera più avventurosa che mistica.

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