fo1-Non è colpa sua. Sono stata io a sedurlo

-Ma lui è un adulto…

 

Una vita nasce. Un’altra tramonta. Appetibilità e desiderio di età diverse. Una ragazza all’alba dei diciott’anni, ma ancora minorenne, vuol mettere alla prova le sue capacità di seduzione. Un divorziato, al capolinea della maturità delusa di uomo ancora piacente, è invece ripiegato su se stesso e i propri dubbi. Appeal al suo sorgere. E al crepuscolo. Incroci proibiti. Proibitissimi, se di mezzo ci sono anche l’amica del cuore della giovanissima e i padri di entrambe, a loro volta fraterni compagni dalla tenera età. Lo sgarbo ha il sapore bruciante del peccato e non solo. C’è l’offesa. Latente. Finché non si manifesta in tutta la sua drammatica irruenza lacerando legami e sensibilità. Un momento di follia di Jean-François Richet ripropone l’intrigo fra un uomo e una partner che potrebbe essergli figlia. Perché Laurent (Vincent Cassel) tenta di resistere alle armi dell’intraprendente Louna (l’esordiente Lola Le Lann) sotto gli occhi della propria figlia Marie (Alice Isaaz) e del padre della seduttrice (François Cluzet). Un’unione che sembrerebbe restare senza seguito, almeno nell’animo di lui, ma diventa invece un incubo quando la “piccola” Louna s’innamora davvero. Qualcosa che a spiegarsi diventa difficile a ogni parola. A ogni passo. E ognuno diventa prigioniero e vittima del proprio stesso ruolo. Il sedotto Laurent, preda della propria debolezza e della sua sconfitta. Louna, travolta da un’arma più potente di quella che supponeva di avere. Marie, alle prese con un genitore che si è smaterializzato nella sua stima e considerazione come peggio non avrebbe potuto. E Antoine, l’altro adulto, tradito da un compagno fraterno che apprende essere andato a letto con la figlia.

fo2Il film tocca tasti delicati. Difficilissimi da spiegare. Ingiustificabili, certo. Ma probabili. Perché al di là delle parole e dei propositi, resta la carne. E ad essa spesso vuiene confinata in un universo di poteri decisamente più ristretti da quelli che naturalmente ed effettivamente ha nelle vite eterosessuali. L’esplosivo cocktail che manda in tilt una relazione a quattro è completato dai differenti, se non opposti, stimoli. Tutti catalogabili sotto la medesima classificazione. La verifica. Louna vuol accertare quanto è in grado di piacere agli uomini. Laurent vuol assicurarsi di essere ancora in grado di piacere. Un incrocio destinato a finire in un corto circuito che uccide. E, se a morire, metaforicamente, sono i quattro protagonisti, feriti nell’anima, a restare senza vita nella finzione sono gli animali che abitano le scene di Un momento di follia. Cinghiali e un cane. Trasposizione allegorica. Strage di piccoli innocenti, con una particolare caratteristica. Essere l’intruso. Lo sono i suini che invadono il giardino della casa dove i quattro trascorrono la vacanza in Corsica e di proprietà di Antoine. Lo è il cagnolino del vicino che s’intrufola senza colpa nella villa attigua. Quest’ultimo viene ammazzato per errore e fatto sparire per la vergogna. Gli altri sono uccisi in una battuta di caccia perché rappresentano il pericolo.

fo6In entrambe le sfumature le caratteristiche finiscono per adattarsi ai protagonisti umani. Laurent è un pericolo per Louna agli occhi del padre e la relazione funziona anche in senso inverso con l’uomo vittima della sua libido che paga il suo “peccato” con la perdita della stima e dell’amicizia. L’innocenza di trovarsi involontariamente all’interno de recinti altrui vale invece per Marie, all’improvviso catapultata nelle faccende di cuore del genitore e dell’amica. Come pure Antoine che, all’improvviso, scopre il vero volto dell’amico. Un gioco delle coppie maledettamente diabolico che fa rima con gli animali che perdono la vita in scena. Queste ultime risultano però fastidiose e respingenti. Tutt’altro che collegate all’intreccio e, sostanzialmente, avulse da esso. Volendo cercarne un nesso, emerge ma la lettura pare forzata. In questo frangente il film cade di stile e di intensità, fatto inconsueto per opere francesi, solitamente dotate di garbo e raffinatezza. E se non fosse per questo particolare, Un momento di follia appare complessivamente leggero con la pretesa – motivata – di introdurre un tema e un argomento tutt’altro che così lontano dalla vita quotidiana come spesso si è portati a credere. Cronaca docet. E spesso l’intrigo finisce in maniera decisamente più tragica di quanto accade sul grande schermo. Almeno in questo caso.

fo5La pellicola di Richet in realtà è un calco sulla falsariga di un precedente film dallo stesso titolo, Un moment d’égarement, opera di Claude Berri nel 1977. Riscritto e riproposto a distanza di quasi quarant’anni, non cambiano i colori. Può sembrare provocatorio, ma – allora come oggi – questa relazione incrociata di un uomo in età con la figlia minorenne del suo migliore amico risulta dissacrante. Pur essendo epoche diverse e, in molti tratti, opposte. Negli anni Settanta un intreccio del genere appariva un’eventualità lontanissima. Pura fantasia. Oggi sappiamo che può accadere. Ma ciò non attenua il disagio. Cambia invece l’approccio. Quarant’anni fa – tanto è il lasso di tempo trascorso – non era in alcun modo perdonabile benché fosse un periodo di trasgressione e reazione. Oggi ci si sforza di capire. Comprendere. Senza glissare sulle intenzioni di Laurent che si trova coinvolto in un gioco decisamente più grande di lui, per l’incoscienza di una ragazzina. Non è un caso che Cluzet – a precisa domanda – ha risposto di aver rivisto da poco il film di Berri e di non averlo trovato affatto invecchiato. Un risultato confortato dal bottegino francese dove Un moment d’égarement è uscito prima della scorsa estate e ha concluso la programmazione incassando cinque milioni e mezzo di euro. E altrettanti di polemiche.

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