ustiLa verità è che non ci sono verità…

 

Un dramma affogato nel mistero. Il Dc9 dell’Itavia che la sera del 27 giugno 1980 s’inabissò nel mare di Sicilia ha lasciato in eredità una scia di polemiche e rabbia che, negli anni, ha faticato a svanire. Nella sciagura aerea morirono 81 persone, molte delle quali mai ritrovate. La cronaca interseca il cinema ora che Renzo Martinelli, regista controcorrente al quale si devon tra gli altri Porzus11 settembre 1683 Vajont, ha deciso di dedicarsi con alacrità a questo caso oscuro della storia italiana recente con Ustica. Il film si avvale di personaggi di fantasia, ma la trama ripercorre dolorosamente quanto accadde 36 anni fa nei cieli dell’isola al largo di Palermo. Martinelli, meticoloso nelle ricerche come nelle riprese, si è documentato per tre anni nel dedalo di carte che costituiscono l’inchiesta su una strage, dietro la quale si nascose una guerra nei cieli. E questa è appunto la tesi portata avanti dal regista di Cesano Maderno, ormai romano di adozione. Il film lascia poco o nulla all’invenzione e alla finzione al punto che la sceneggiatura è stata scritta nel corso di un  triennio di studio delle carte sul caso di Ustica, grazie anche alla consulenza di due ingegneri aeronautici, prestatisi a rendere plausibili le immagini e a dare un senso di compiutezza logica al mistero. Finti invece i personaggi che spesso parlano per bocca di protagonisti, illustri o meno, della scena politica di allora.

usti1Ustica non ha lo scopo di scrivere la parola fine a un oscuro dramma che forse non ha ancora finito di far parlare di sé, tuttavia tenta di squarciare il velo che ha avvolto indagini sorprendentemente snobbate a livello politico internazionale. La motivazione risiede nello scenario di autentica guerra in quella sera in cui il Dc9 dell’Itavia solcò i cieli, diretto a Palermo, dove mai arrivò. Ebbene, secondo la tesi maggiormente accreditata da Martinelli, un Mig libico, nascosto sotto la plancia dell’aereo italiano, scambiato erroneamente per il velivolo francese che gli avrebbe dovuto offrire protezione, sarebbe stato comunque individuato da due aerei militari americani. Questi lo hanno colpito con un missile che ha finito per far scoppiare anche il Dc9 di linea. Le altre due strade suggeriscono l’esistenza di una bomba, nascosta nella toilette di coda dell’Itavia oppure un cedimento strutturale del velivolo, ritenuto obsoleto. Nessuno di questi tre scenari è mai stato provato con chiarezza né come causa del disastro, né come ipotesi da escludersi a priori. E questo è forse il vero dramma di Ustica, soprattutto se valutato nella prospettiva di chi, in quella sciagura, ha perso uno o più congiunti. Delle 81 vittime, infatti, quattordici erano bambini e ciò la dice lunga sulla scia di dolore che l’Itavia si è portato con sé, inabissandosi nella “fossa del Tirreno” dove tuttora si trova a 3.500 metri di profondità.

usti3Se è vero però che tutte queste strade non sono state accreditate con certezza è anche vero che il film di Martinelli sembra incline a sostenere l’idea di come, dietro il disastro ci fosse l’inquieto scenario politico economico di quegli anni. L’onorevole Fragalà ripete una frase che all’epoca fu attribuita da Andreotti. “L’Italia ha una moglie americana e un’amante libica”. Certo queste parole non chiariscono un mistero tuttora avvolto nel buio, ma accreditano una spiegazione che è quella offerta da Martinelli con il distacco dello studioso. Il film non esclude nessuna delle ipotesi al vaglio. Anzi. Tutte quante vengono contemplate fra le varie vie possibili, soprattutto attraverso la diatriba e la polemica politica, incline ad accreditare l’ipotesi di una bomba o di un disastro strutturale. Tuttavia la dinamica bellica e la necessità di occultare la verità si spiegherebbero proprio con le parole del divo Giulio. Va ricordato in proposito che, all’epoca della sciagura, Andreotti non faceva parte del secondo governo Cossiga perché sfiorato da un presunto scandalo che, secondo Craxi, avrebbe lambito ambienti vicini al leader democristiano. Quest’ultimo però non sarebbe certo stato all’oscuro di tante dinamiche politiche, in particolar modo quando queste riguardavano la diplomazia internazionale che Andreotti ben conosceva, avendo a più riprese presieduto il dicastero della Farnesina. Resta la constatazione che depistaggi, scomparsa di prove e di testimoni chiave hanno reso impossibile la ricostruzione della verità.

usti2usticaIn questa chiave colpisce l’alone di omertà generalizzata che non ha permesso di venire a capo del giallo dopo oltre 36 anni. Anzi. Ad esso si sommano le morti sospette che hanno aggiunto dolore a dolore. A ben conteggiare, dunque, non sarebbero solo le 81 vittime che affollavano il Dc9 la sera di quel 27 giugno le uniche ad aver perso la vita. Si ammutolirono anche le voci di coloro che avrebbero specificatamente assistito dal comando dei radar a quella sciagura. Non si trattò di omicidio, ma alcuni suicidi destarono ben più di un semplice sospetto. La loro scomparsa contribuì a far sparire anche chi avrebbe potuto inchiodare i responsabili alle loro colpe. Oggi i contenuti del film sono diventati anche un libro, ad opera dello stesso Renzo Martinelli, pubblicato per i tipi di Gremese. E forse, l’unica reale conclusione sta in una delle frasi lasciate pronunciare a chi cercò di decifrare una sciarada che seminò in fondo al mare 81 vite umane. E altre ne avrebbe troncate, indirettamente, negli anni a seguire. La verità è che non ci sono verità…

[youtube d7J3P_zQezo nolink]

Tag: , , , ,