un-bacio-il-poster-ufficiale-del-film-di-ivan-cotroneo-254258-1280x720E pensare che bastava così poco… Bastava capirsi.

 

L’esclusione è la forma di violenza con cui gli adolescenti affermano la propria supremazia e sottomettono i coetanei. Ma spesso, molto spesso, l’emarginazione è anche l’area in cui l’adulto viene confinato dalla vita. Da un destino miserrimo. Talvolta da se stesso. Oppure dalla depressione che deriva dalle proprie azioni. O non azioni. Un meccanismo perverso che uccide. E lascia sui giorni odore di letame. Quando ormai è tardi. E non resta niente altro che il rimpianto. Il dolore. Perché in fondo ci si rende conto che bastava poco. Molto poco. Era sufficiente spiegarsi. Capirsi. La voce over di Blu, ormai donna, che ripensa ai suoi diciassette anni, accompagna lo spettatore in un viaggio nelle viscere della gioventù. Guardando in faccia l’abbandono anche quando sembra avere il volto del suo opposto. Una mano tesa. Un sostegno. L’aiuto. Scoprendo che dietro di esso non si nasconde solo un nemico, ma un finto amico. Perfino un genitore, anch’egli a sua volta relegato in una sfera dove abita solo il dolore.

mgid-arc-content-paramountchannelUn bacio di Ivan Cotroneo, ispirato al romanzo scritto dal regista stesso e con il medesimo titolo, è la storia di tre compagni di classe con diversi caratteri e caratteristiche, in parallelo con altrettante coppie di genitori in lite con il loro passato e il loro presente. Un omosessuale. Un timido. Una ragazza facile. O almeno ritenuta tale finché non scopre che la sua leggerezza non era una libertina scelta soggettiva, ma l’effetto di uno stupefacente che annulla i freni inibitori e rende “consenziente” quello che in realtà si chiama uno stupro. Una mossa vigliacca se a pilotarla è il fidanzato ufficiale. Pasto dei sensi offerto ad amici senza scrupoli. Emozioni truffate. Tare multiple che i tre cercano di smaltire facendo fronte comune. Il gay spera di “conquistare” gli scettici che lo insultano. Il più fragile, vittima di un trauma legato alla morte del fratello maggiore, cerca l’affermazione attraverso la squadra di pallacanestro della scuola. La classe si divide. Tutti contro tre. Ma anche il trio si rompe attorno al tentativo di Lorenzo di baciare il debole e belloccio Antonio. Rancori e vendette svegliano rappresaglie dentro e fuori il terzetto di esclusi. Targati. Etichettati. Demoliti al cospetto di ottimati fatti in casa e costruiti sulle fondamenta del pregiudizio.

un baL’espulsione uccide. Sotto i vent’anni e sopra di essi. Le coppie di genitori dei tre ragazzi sono anch’essi sconfitti dalla vita. Dagli eventi. Dalle circostanze. La mamma di Blu, ragazza facile ma non certo fragile, è una scrittrice snobbata dagli autori che non trova altro motivo di ispirazione se non trascrivere le malefatte della figlia su un improbabile blog. Rinnegata dalle case editrici, finisce per attirare  su di sé i fulmini della fanciulla. Il padre e la madre di Antonio vivono nel ricordo del figlio che hanno perduto, coprendo di false attenzioni quello che invece è rimasto al mondo. Anch’essi, a loro modo, sono ai margini di un universo nel quale non si riconoscono e che non trovano famigliare. Antonio se ne rende conto e si sente un perdente fra i perdenti. “Avrebbero preferito che morissi io” spiega al fratello che gli appare regolarmente in una sorta di allucinazione onirica prima di prendere sonno. Confessioni ripetute. Amare. Gravità che uccide sentimenti. Sensazioni. Semina aridità. E brucia vite. Palpiti e battiti. Anche i genitori di Lorenzo sono a loro modo esclusi. A sospingerli ai confini della vita è la mancanza di figli, entrambi arrivano a quel ragazzo gay come approdo di un’adozione che, solo in apparenza, sembra cancellare una sterilità ricompensata.

Eppure tutte le famiglie, come tutti e tre i giovani, sono in diverso modo amorevoli. E’ questo, forse, il denominatore comune che colpisce. E stupisce. Nessun egoismo. Vuoto a perdere di se stessi. Tutti provano ad essere qualcosa di buono. Genitori e figli. Tutti spesso sbagliando. Inciampando in dolori mai metabolizzati. Incapaci di mediare fra circostanze difficili e una realtà, fatta di milioni di punti di vista, nella quale il puntiglio personale diventa motivo di attrito e scontro. E di una nuova espulsione da una collettività. Avviene al padre di Lorenzo quando viene convocato dalla direttrice e dalla professoressa allarmata per quelle unghie laccate in un alunno. Il tentativo – o forse lo sforzo – di far apparire normale ciò che normale non è, viene sintetizzato in poche parole. “Si chiama Lorenzo, non il ragazzo”. Il film si inserisce nell’abbondante filone sull’adolescenza, una fase della vita a metà strada fra i sogni e le speranze dell’infanzia e le responsabilità dell’età adulta. un guado nel quale spesso si affoga. Tuttavia, ritenere che i temi di Un bacio si circoscrivano ai problemi dei teen ager sarebbe ridimensionarne lo spessore perché, come si è visto, i problemi dei “grandi” rappresentano a pieno titolo il metro per scandagliare i guai dei ragazzi.

[youtube k4jzO1qf2-w nolink]

Tag: , , , , ,