dopo3Quando l’amore è al capolinea restano i conti. Di un sentimento. Una condivisione che fu. Un bilancio che non torna mai. Sprazzi di una felicità ossidata. E uno sterco del demonio che mette a nudo, sul banco dei pegni, chi ha dato e chi ha preso. Sotto la voce ammanchi, ricchi e poveri in cerca d’autore e di se stessi. Dopo l’amore di Joachim Lafosse  racconta la coppia che scoppia e come scoppia la coppia. Boris (Cédric Kahn) e Marie (Berenice Béjo) sono sul punto di separarsi, ma i due rappresentano le facce opposte della società. La povertà dell’uomo rispetto alla ricchezza della donna. Ma non solo. Boris non è un inetto e nella costruzione della casa, pagata dalla moglie, ha messo la propria manodopera. Il fare in rapporto al progettare. Il valore contabile e realmente quantificabile a fronte di ciò che non ha prezzo. Il valore come spessore di ciò che si è. L’oggettiva stima di un bene materiale e l’impalpabile ma indispensabile apporto delle proprie capacità. Essere e sapere. Ma anche stavolta non è tutto. Marito e moglie sono davanti a uno specchio che riflette un’altra coppia. Felice. Le gemelline, nate dalla loro unione. A loro vengono risparmiati i litigi di una mamma e un papà alle soglie dell’addio, tenuti sotto scacco dalle condizioni finanziarie. Se Marie non ha problemi, Boris non ha denaro per trovare un’altra soluzione e bastare a se stesso. La condanna senza appello è la convivenza sotto lo stesso tetto, con una sorta di gestione condivisa. Separati di fatto, ma uniti dal denaro che, al tempo stesso, è motivo di lacerazione e unione.

dopoQuella che può apparire una contraddizione si rivela invece l’ossatura intorno alla quale è costruito il film. Il titolo è sbagliato, nella sua traduzione italiana, oltre che poco intrigante. Dopo l’amore non rende minimamente giustizia al concetto centrale, diversissimo da tutte le opere che hanno affrontato il tema della separazione fra due coniugi. Nella versione originale, L’economie du couple appare estremamente più eloquente di ciò che si andrà a toccare. La fine di un matrimonio non è soltanto la presa d’atto di quello in cui si è mancati o si è sbagliato, ma è anche e soprattutto aritmetica. Il lato più gelido del cuore. Equazione di un sentimento anestetizzato. Boris e Marie devono arrendersi ai verdetti di un lavoro che fatica. Uno stipendio che langue. E l’impossibilità di porre fine a qualcosa cui forse non si vuole davvero porre fine. Le due coppie trovano la loro immagine riflessa in una dimensione contrastata e contrastante. Le sorelline esprimono la felicità che i genitori hanno perduto. La spontaneità di un’età incosciente. E aprono il baratro della memoria. Eco della serenità che fu. Dissolta al cospetto dei conti in sospeso.

dopo1Lafosse si concentra su questi particolari escludendo l’universo parallelo che gravita nell’orbita dei matrimoni finiti. Il contendere è determinato dai conti in sospeso e da quelli che si accingono a nn tornare perché oltre l’amore c’è il portafoglio. Non soltanto nella prospettiva di un guadagno che limita l’indipendenza altrui, quanto il confine di un bene, mai del tutto in comunione pur nascendo da un’economia di coppia. Dopo l’amore non è un film di numeri. Questi rappresentano il discrimine e la soglia su cui si arrestano i sentimenti. Non c’è vibrazione né passione tra i protagonisti di un matrimonio a pezzi, nemmeno attraverso il ricordo della gioia che fu. Il cuore appare dai profili delle due bambine, non per nulla gemelle, quindi identiche. La coppia perfetta rispetto a quella imperfetta. La natura che compone connubi ideali e infrangibili, accanto a ciò che di umano resta nei giorni. La fallibilità che si traduce in un addio.

[youtube DRiJsbwLTq0 nolink]

Tag: , , ,