EL22Così è la vita. Un decorso post matrimoniale con tante luci che inevitabilmente riflettono qualche ombra, abilissimamente tenuta – appunto – nell’ombra dal protagonista. Due figli diversissimi. Scanzonata, indipendente e intraprendente la femminuccia, un po’ bamboccione molto mammone il maschietto. Un’anzianità serena fino all’arrivo di due signori che si insinuano in punta di piedi nelle viscere e mordono fino al giorno in cui esplodono. Salgono in superficie. Uno ha un nome tedesco derivato dallo psichiatra e neuropatologo che scoprì la sintomatologia, Alois Alzheimer. Un cognome innominato. Meglio un giro di parole innocente. “Il papà ha i suoi momenti”, che significa tutto e niente, proprio come quella malattia. L’altro è l’incubo degli ultimi decenni. Si chiama cancro, ma si preferisce chiamarlo “male incurabile” perché quel nome fa tremare le vene. Così l’esistenza, birichina e in chiaroscuro, di due ottuagenari con i volti celebri di Helen Mirren (protagonista di Amore cucina e curry, Il diritto di uccidere e Woman in gold) e Donald Sutherland (La migliore offertaMash) diventa segnata dalla fine. Un avvicinamento inesorabile al quale Ella & John reagiscono con la freschezza e l’incoscienza degli anni più verdi. E Paolo Virzì, autore de La pazza gioiaIl capitale umanoLa prima cosa bella, lo descrive con un film all’americana, comprensibile e apprezzabile più oltreoceano che forse nello Stivale. Perché, diciamolo, i “road movie” non sono cosa nostra e nei cromosomi italiani non c’è un camper con il quale andare allo sbaraglio dopo gli ottanta, tra campeggi improponibili, hotel da due soldi e ospizi improvvisati. La convivenza, già difficile per conto suo, diventa ancor più problematica in spazi ristretti dove i due signori di cui sopra, che non sono Ella e John ma i loro mortiferi e minacciosi nemici, ci mettono lo zampino per far riemergere dalle brume di un passato sepolto gli scheletri nel cassetto di lui e i fantasmi di gioventù di lei. Insomma, il viaggio dell’anziana coppia, oltre a essere il loro allegro e capriccioso addio, è anche una sorta di confronto e bilancio di un’esistenza trascorsa insieme. Lasciando che le luci illuminino finalmente tutte le ombre e queste scompaiano. Per il resto, sia loro lieve la terra.

EL20Sottotitolo, “The leisure seeker” che altro non è se non il nome della casa viaggiante dell’ultimo itinerario di una coppia di genitori che negli anni Settanta si spostava con questo mezzo per portare in vacanza i figli. La meta scelta da Virzì e da un copione cui ha contribuito, tra gli altri, anche Francesca Archibugi, è Key West. Florida profonda. L’ultima frontiera. Un tracciato sulla East coast che si stacca da una tradizione che vuole queste odissee sulla strada, perennemente ambientate tra i panorami di California e Utah o sulla mitica e famigerata Route 66, in cui è ambientato il romanzo di Michael Zadoorian al quale il film si ispira. L’obiettivo è di portare John, vecchio insegnante di letteratura in pensione, sui sentieri di Hemingway. E sono molti i riferimenti all’autore de Il vecchio e il mare – citato espressamente – e di altri romanzi, oggi patrimonio dei classici universali. Un regalo di Ella al marito, la realizzazione di un ultimo sogno in un excursus attraverso un’America che si rivela profondamente diversa da quella ricordata dai due coniugi ai tempi delle loro scorribande del passato con i bambini piccoli, ora adulti con differenti forme di fibrillazione davanti a quella fuga senza preavviso che li ha improvvisamente messi faccia a faccia con l’assenza dei loro genitori. Così il “democratico” John che ai tempi , fece campagna elettorale per Walter Mondale, vicepresidente di Jimmy Carter, si trova sorprendentemente nel mezzo degli States attuali, a fare baldoria accanto ai sostenitori di Trump in campagna elettorale. Una parentesi che il copione non prevedeva e si è presentata casualmente in una delle tappe toccate dagli ottuagenari viaggiatori. Spontaneità e imprevedibilità di un cinema che traspare da sequenze tanto plausibili da sembrare programmate.

EL18Non solo società. Ella & John è anche il confronto personale di due anime che, al termine della loro vita e di un’unione pluridecennale si rivelano segreti nascosti. La raffica di diapositive che incorniciano le serate dei due coniugi in campeggio rievocando il “come eravamo”, dietro il pretesto di tenere in allenamento la memoria di John, sono lo sguardi all’album di famiglia di una vita intera. E il terreno per non spegnere il fuoco che cova sotto la cenere. La gelosia di lui per una vecchia fiamma di lei. Ritrovata in una casa di riposo in preda a una forma di demenza senile che lo rende incapace di qualsiasi ricordo. È lo specchio di John, o meglio di quello che il futuro riserva a quell’uomo bonario e burlone che, proprio in preda alle sue amnesie, finisce per confessare un tradimento con la vicina di casa. Un legame sotterraneo sepolto dall’uomo, al quale non ha dato seguito perché in fondo “Ella è la donna della mia vita”. E quella tentazione, più volta divenuta carne, tornò ad essere semplicemente la dirimpettaia. Ella non gradisce. Sbotta. S’infuria. Carica John su un taxi e lo porta nel primo ospizio che trova. Perché guerra è guerra. E anche se si rivolge al passato remoto è il presente della rivelazione a innescare o giustificare la vendetta. Ma il tempo è galantuomo e la donna si pente. In fondo, non si è più quelli di allora. Le figure di un passato che ha il sapore della meteora. E giunge il perdono. Ma ormai è tempo di dichiarare un’altra guerra. A quei due silenziosi signori che lavorano nel profondo di due fisici minati dall’età per riscuotere la loro squallida rivalsa. Lasciare che il tempo scorra equivale a concedere loro un vantaggio forse irrecuperabile.

IL RETROSCENA – Il film di Virzì è opera ambiziosa, poco originale ma di buona qualità, grazie anche a due interpreti di fama e classe cristallina. Tuttavia è lontano dai canoni italiani ed è pensato per piacere in America, dove la diffusione è stata massiccia. Il regista ha confessato che si è trattato di un azzardo, più che di una scommessa. I nomi di Helen Mirren e Donald Sutherland li avrebbe fatti quasi per provocazione ma, a sorpresa, è stato accontentato dalla produzione. Pur accettandone la sincerità è difficile però non pensare a un primo passo verso gli States, nella speranza che un futuro gli apra le porte di Hollywood e la scalata a una delle sue ambite statuette, magari come film straniero. E forse non sarà Ella & John ma qualche opera che verrà. Ancora senza corpo né anima. E nemmeno forma. Difficile non credere che tanta americanità – il road movie, la scena dei funerali tanto amata oltreoceano, il mito della Old Route 1 – siano solo casuali. Unica imperfezione in una prospettiva a stelle e strisce, i sostenitori di Trump. Nessun regista della democratica Hollywood li avrebbe inclusi.

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