bob1L'”accuppatura”, per chi non lo sapesse, è un trucco dell’onorata società. Una squadra di picciotti capita all’uscio all’improvviso e scarica in salotto una serie di pacchi sigillati di cui è fatto divieto di apertura agli ignari residenti. Si tratta di qualcosa di ingombrante che non viene svelato. Anzi. Saltuariamente il gruppetto si ripresenta alla porta per verificare di persona che il malloppo – non necessariamente denaro, più spesso droga o altro materiale sporco – non sia stato nemmeno spostato. L'”accuppatura”, per chi non lo avesse intuito, è una sciagura perché, per leggera o pesante che sia, ovvero per pochi o tanti scatoloni parcheggiati, si conclude sempre con la morte. I testimoni scomodi vanno eliminati, nel codice criminale, quindi c’è poco da stare allegri. Quando i delinquenti bussano alla porta di Roberto e Marisa trovano due coniugi, anziani per militanza matrimoniale ma non per età anagrafica, ormai svuotati di energie e entusiasmo. Lui vuole quello che non vuole lei. Lei vuole quello che non vuole lui. Insomma, un copione fin troppo diffuso. E non solo al cinema. In mezzo, una figlia che non si spiega quell’amore fatto di musi lunghi e sospiri. Insofferenze e intemperanze. ma pur sempre amore. Lei che sta per sposarsi con un inetto metronotte. Finché non sopraggiungono, quasi benefici, i sicari. E trasformano quei due stanchi coniugi in due criminali a domicilio. Bob & Marys di Francesco Prisco è una commedia che mette in chiave comica una situazione paradossale e mostra come un’evidente disgraziato incontro con la malavita serve a rivitalizzare una vita priva di sussulti. Davanti a quei pacchi, Roberto (Rocco Papaleo già apprezzato in molti ruoli satirici fra cui Un boss in salotto e Piccola impresa meridionalee Marisa (Laura Morante a suo agio con la comicità in Se Dio vuoleLa bellezza del somaro) cambiano panni. Vesti. Abitudini. Attitudini. Strategie. Diventano quello che hanno smesso di essere da tempo. Una coppia. Due corpi e un’anima sola.

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La camorra – ma potrebbe essere mafia, ndrangheta o qualsiasi altra associazione di nobiluomini del genere – è di fatto una metafora di sciagure e disgrazie. E di fronte all’emergenza Roberto e Marisa diventano i Bob & Marys del titolo, cioè due persone diverse dagli esauriti marito e moglie, alle prese con un futuro genero, bizzoso e insicuro, che fa disperare anche la più paziente fra le creature. Ma per gli onesti è dura la guerra contro chi si disinteressa del codice e conosce solo la legge della rivoltella. La coppia però riesce nell’intento e va addirittura oltre. Salva se stessa e previene sciagure anche alla nuova famiglia che riceve la sorte dell'”accuppatura”. Madre giovanissima con figlia a carico e marito morto sono l’ideale per i camorristi, ma l’occhio vigile di Bob ha già intuito che cosa sta dietro il trasloco dei pacchi da casa sua. E che cosa lo aspetta ora che i due non sono più i custodi della ricchezza camorrista. E Papaleo, che in qualche fotogramma ricorda nel volto il profilo di Nino Manfredi, prende per mano una trama che ritrova una svolta inattesa proprio quando la vicenda sembra avere un cedimento. Il film, come ogni favoletta comica, finisce bene e congeda il suo pubblico con qualche risata sulle labbra. Magra consolazione, ma di questi tempi è già un lusso trovare una commedia che valga il prezzo del biglietto, eviti di sfruttare la politica o la scurrilità per far ridere e magari abbia un intreccio che stia in piedi e non vacilli. Si gioisce per una buona pastasciutta a burro e parmigiano nella consapevolezza che, anche cinematograficamente parlando, non sempre si può essere serviti di una succulenta amatriciana o una saporita carbonara. Bob & Marys, almeno, a differenza di altri “capolavori”, si lascia vedere e sceglierla non è uno scandalo. Consigliata a chi vuol farsi due risate ruspanti e non chiede molto di più.

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