ser2Furono gli anni più difficili, ma li ricordo con una felicità, ma più riassaporata.

 

Quel pezzo di mondo era andato in frantumi. Il blocco comunista si era sgretolato, l’Unione sovietica non esisteva più e con essa i suoi satelliti navigavano senza bussola in una galassia terrestre che non sapeva più dove andare. Le strade del professor Sergio e del compagno Sergei le hanno unite le stelle, ma questo nessuno lo poteva immaginare. Tranne una radio da amatore che all’improvviso aveva gettato nel disorientamento il regime cubano e nello sconcerto un astronauta “dimenticato” nel cosmo. In realtà lasciato fluttuare senza sosta per mancanza di fondi e di un Cremlino incapace di decidere. Nello spazio arrivano a fatica le notizie degli uomini e il cosmonauta, rimasto solo con se stesso e un pugno di speranze al lumicino, vede allontanarsi il ritorno sulla terra finché onde a sorpresa stabiliscono un contatto ravvicinato. Il russo incontra un’altra voce russa. Un uomo che si chiama come lui. ma Vive a Cuba e conosce la sua lingua per aver studiato a Mosca. Sergio è un insegnante di filosofia marxista, anche lui legato a doppio filo con quel mondo fatto di falce e martello che il piccone anonimo della Storia aveva iniziato a demolire. Il 1991 è l’anno vero in cui è ambientata questa trama fantasiosa, inventata da un regista che non esclude come qualche dettaglio possa essere riconoscibile. E non per nulla il film si apre con le immagini di archivio del muro di Berlino divorato a morsi dagli ex reclusi della repubblica democratica. Insomma un flashback al sapore di ieri con tante invenzioni e una bambina nera che racconta quell’incredibile e sorprendente intrigo visto dall’innocenza della povertà e dalla genuina fiducia che i cattivi non esistano. Effettivamente in Sergio & Sergei del cubano Ernesto Daranas, 57 anni spesi facendo film che hanno rappresentato Cuba agli Oscar 2008 con Fallen Gods e del 2014 con Condotta, i cattivi non ci sono e l’unico finisce per prendere il volo proprio quando gli altri ritornano sulla terra.

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Gli odiati americani riusciranno a garantire il rientro del compagno Sergei ma poco importano i rancori più o meno incrociati. Le onde radio abbracciano ex sovietici, cubani e appunto yankee con origini da polacchi di stampo ebreo. Insomma, un coacervo di entità in eterna tensione fra loro. Ed è con il sorriso che si guarda a un’isola caraibica in procinto di sprofondare nella crisi economica più dura della sua vita recente, dove distillare alcolici proibiti e confezionare sigari caserecci è un modo per sopravvivere. La bambina guarda quel microcosmo con il disincanto felice che nessuna annata di quelle che verranno – più liete e spensierate – sapranno portare con loro. La commedia di Daranas non ha l’arroganza di fare la morale o proporre ricette etiche strane. Ripropone una diversa prospettiva politica in una storia forse davvero improbabile, eppure tutt’altro che fantascientifica. Qui i buoni non sono buoni e i cattivi non sono cattivi. Qui c’è il comunismo che implode e i diversi modi di subire quell’implosione. E scoprire che quanto si è sempre creduto era un castello di sabbia. Il professore di filosofia assiste a un mondo improvvisamente imboccato nella direzione opposta. Il cosmonauta prova sulla propria pelle che per tornare dallo spazio infinito serve soprattutto un governo. E poco importa se a riportarlo tra le braccia di moglie e figli è la Nasa. Ancor meno importa se L’Avana spende le sue ultime energie per affidare a uno spione maldestro e incapace la sorveglianza di quell’insegnante che ha scoperto tra le stelle un disperso dell’universo bolscevico. Pardon, ex bolscevico. Le onde sono trasversali, non riconoscono ideologie né passaporti. E così nasce il salvataggio del compagno Sergei, partito comunista e tornato chissacché. Festeggiato con clamore mondiale come primatista di permanenza nello spazio senza che nessuno avesse il coraggio di dirgli la verità. Non ci sono soldi. Non ci sono stati e nemmeno governi. Un uomo in orbita perpetua è il ritratto del comunismo senza bussola.

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