imagesAnche il crepuscolo è vita. Amaro e drammatico come un tramonto intriso di pioggia. Lacrime di un destino che non riesce a far sorridere nemmeno nel disincanto e nel cinismo. Anzi. Duole forse di più quando il tentativo di esorcizzarlo supera i limiti del paradosso. Quando lo sforzo di vedere oltre la morte si spinge a qualsiasi ipotesi. E quando l’unico compagno di vita è un cane, condannato a restare solo. Orfano o vedovo. Angoscia che si aggiunge al dolore di due strade al bivio. Nauseabondo miasma di un addio. Pato è un bovaro del bernese e vive con Giuliano, un attore di teatro che scopre la sua malattia. Improvvisamente dal Canada, dove nel frattempo si è stabilito, arriva Tommaso, amico di gioventù, per trascorrere qualche giorno con lui. A suo modo è l’ultimo saluto. Le ultime giornate insieme. Il termine fisso deciso dagli uomini e non dalla sorte. Tuttavia Giuliano è già immerso nel suo pensiero ossessivo, a chi lasciare Pato prima che giunga la fine. Coinvolge così Tommaso nell’affannosa ricerca finché arriva il giorno dei saluti… Domani è un altro giorno di Simone Spada è un ottimo film ma disgraziatamente non è farina del sacco dell’italico cinema. Viene dalla Spagna dove, nel 2015, è uscito con il titolo Truman al quale, nella versione tradotta, è stato aggiunto il sottotitolo “Un vero amico è per sempre”.

images-1Ebbene la copiatura è pedissequa e mantiene inalterati perfino i nomi dei protagonisti. Uniche differenze la razza del cane attore – là un mastino e qui un bovaro – e il nome, là Truman che dà il titolo al film e qui Pato, nascosto nella trama. Per il resto, tutto identico anche nel tono, non per nulla l’adattamento italiano si avvale della collaborazione del regista spagnolo Cesc Gay, autore di Truman. Il racconto non deborda mai e non sbanda rispetto alla strada maestra, mostrando i turbamenti di un uomo alla fine del suo cammino terreno senza le cadute di stile nel terreno di melensaggini gratuite e a buon mercato. Come nella stesura iberica, anche quella italiana ricalca la stessa falsariga mentre la scelta dei protagonisti in Marco Giallini (Giuliano) e Valerio Mastandrea (Tommaso), entrambi romani, differisce da quella spagnola in cui l’almodovariano Javier Càmara affianca il sudamericano Ricardo Darín (già incontrato in Tutti lo sanno, Il presidenteStorie pazzesche) per coniugare anche artisticamente la coproduzione Spagna-Argentina. Domani è un altro giorno è il racconto di quattro giornate, vissute come se non avessero un seguito. Tommaso entra fisicamente e non solo moralmente nel mondo dell’amico. Impara a conoscerne le comparse. E naturalmente le comparsate. Lo spinge tra le braccia del figlio, improvvisando un viaggio a Barcellona dove il ragazzo studia. Insomma, è la cronaca millimetrata di un addio.

Non c’è tristezza però né nei gesti né nelle parole. Giuliano e Tommaso sono gli stessi amici di tanti anni prima, dei banchi di scuola, dei primi flirt e perfino della successiva lontananza. Conoscono le reciproche debolezze e i gusti, si concedono e si schermiscono con la naturale complicità di chi vanta una confidenza pluridecennale. Anche per questo, il male del secolo viene trattato e maltrattato con sufficienza. Perfino con obiettività. Come se, in fondo, fosse una cosa normale. E purtroppo al giorno d’oggi non stupisce, anche se continua a lacerare il corpo come lo spirito e non riesce ad offuscare la lucidità dei due amici che hanno freddezza – ma non incoscienza – sufficiente per mettere a fuoco i due reali problemi legati da una consequenzialità drammatica. Il futuro di Pato e la possibilità che Giuliano voglia farla finita prima di precipitare nell’abisso dell’agonia. Il quadro ammette risvolti ma l’unico ad avere una fisionomia è ancora una volta l’amore. Stavolta è un cane a manifestarlo. Come solo lui sa fare. “Guarda che capisce tutto, sai. Molto più di tante persone” lo avverte Giuliano la prima volta che lo affida a Tommaso per la passeggiatina ai giardinetti. Pato lo conferma con gli occhi. I comportamenti. La pazienza. Il cuore di un animale è un geroglifico indecifrabile solo per chi non ne ha mai avuto uno.

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