UnknownHenry Pick morì quale era sempre stato. Un pizzaiolo. Un semplice e anonimo pizzaiolo bretone, ignaro di finire dall’oltretomba agli onori della celebrità per aver scritto un libro di successo, pubblicato – ovviamente – postumo. Dall’inopinata scoperta dell’anonimo manoscritto in una biblioteca dei romanzi rifiutati dagli editori, il libro regala fortuna a tutti. La vedova, proiettata al centro dell’attenzione mediatica. La giovane editrice, talent scout di quell’autore dimenticato. La ricerca scientifica che si avvantaggia dei diritti donati dai familiari dello scrittore. E naturalmente il pubblico che trova un nuovo idolo della narrativa. L’operazione però non convince il critico letterario televisivo. I dubbi si addensano. Un cuoco che non ha mai scritto una riga neanche ai suoi familiari, come può aver scritto di nascosto un libro che tradisce una conoscenza approfondita perfino della lingua e della cultura russa… Così Jean Michel Rouche (Fabrice Luchini, già apprezzato per La corteMolière in bicicletta) inizia a scavare, attirandosi l’antipatia della figlia di quel misterioso Henry Pick che non vuol accettare la sfiducia nei confronti del padre. L’inchiesta non trova sosta e si snoda da Parigi alla Bretagna scovando legami e litigi dietro quel manoscritto dal titolo suadente e intrigante, Le ultime ore di una storia d’amore, ambientato e ispirato alla figura dello scrittore Aleksander Puškin.

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Il sentimento è la trama su cui si innestano i due livelli de Il mistero Henry Pick di Rémi Bezançon, adattamento cinematografico del romanzo dell’eclettico scrittore parigino David Foenkinos, che porta lo stesso titolo del film. Un caso letterario che mostra due piani di lettura, l’autore russo che resta sullo sfondo dell’anonimo manoscritto ritrovato su uno scaffale della biblioteca dei testi bocciati sta in parallelo con il caso di Henry Pick, un evidente paravento dietro il quale si nasconde un amore controverso che occupa il primo piano del film come di quella stesura di cui non si conosce la reale paternità. Chi è e che cosa fece Henry Pick diventano i due interrogativi a cui dare urgente risposta ma altri si celano dietro la dedica all’enigmatica M. Una lettera che accomuna la moglie di Pick e la fidanzata di colui che diede vita alla libreria dove era custodita la stesura poi diventata un best seller. A vincere sono i dubbi ma a nascere sono nuovi amori. La figlia di Pick si scopre lentamente attratta da quel Rouche che inizialmente detesta per le sue perplessità sulle opinabili capacità di scrittore del papà pizzaiolo. Viene a galla progressivamente una truffa, gigantesca ma tutto sommato bonaria e innocente, con i vari tasselli che finiscono inesorabilmente al loro posto.

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Il mistero Henry Pick è una gradevolissima commedia capace di mettere allegria in più di un punto ma abilmente congegnata tanto da trasformarsi in un thriller a sfondo editoriale dove, per una volta, non ci sono delitti con relativi assassini da smascherare. Entrambi i generi si alternano e oscillano in un’altalena che soddisfa la mai annoiata platea. La curiosità di scoprire il segreto al quale si accenna nel titolo si mescola con i numerosi riferimenti comici di una trama raccontata con passione e leggerezza senza la pretesa di trasmettere al pubblico messaggi esistenziali. Dedicato a chi al cinema chiede di svagarsi ma non cede alla nichilistica tentazione di abbandonarsi tra le braccia di Siani, Christian De Sica e gli altri eventuali pagliacci di turno, regalando loro otto euro in cambio di zero risate e infinita idiozia.

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