thefarewell.0La cena delle beffe è apparecchiata in quel di Changchun dove un dramma si nasconde dietro ai sorrisi. Una famiglia festeggia un matrimonio accelerato allo spasimo, ma i motivi sono ben diversi da quelli che si potrebbero ipotizzare. Nessun lieto evento in arrivo da giustificare la fretta. Tantomeno un amore, incapace di restare entro i confini. La verità la sanno tutti, tranne la nonna, malata irreversibile con pochi mesi davanti a sé, alla quale viene risparmiata l’angosciante diagnosi. Insomma, una bugia. Buona, ma pur sempre bugia. La bontà delle intenzioni non la spingono a interrogarsi neppure quando giunge dagli Stati Uniti la nipotina Billi, da tempo trasferitasi dall’altro capo del mondo. Truffa bonaria, dunque, alla base di The farewell di Lulu Wang, personaggio originalissimo nel panorama cinematografico attuale. Cinese di Pechino per nascita e figlia di un diplomatico della Repubblica popolare nell’allora Unione Sovietica e di una giornalista pechinese, emigra in Florida al seguito del padre, impegnato nel frequentare corsi di dottorato negli Stati Uniti dove la stessa Wang sarebbe poi cresciuta e avrebbe studiato, laureandosi in scrittura creativa a Boston. Una situazione più unica che rara giacché la futura regista nasce nel 1983 in una nazione lontanissima dal cammino liberista intrapreso dopo il 1989 con il crollo del comunismo mondiale.

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The farewell è la sua seconda opera ed è largamente autobiografica non solo perché la “bugia buona” di cui si fa menzione nel sottotitolo – e, di conseguenza, la trama – è realmente accaduta a sua nonna ma anche perché dietro le fattezze di Billi si cela proprio il profilo della stessa Wang, studentessa cinese educata nelle università americane che torna nella sua città, la medesima Changchun in cui è ambientato il film, per la riunione familiare organizzata in onore dell’anziana ormai vicina alla fine. Un incrocio di storie e personaggi che trovano il culmine nell’interprete di Billi, l’attrice e rapper Awkwafina, americana di seconda generazione, con sangue cinese e coreano nelle vene. Una vicenda, impregnata e intessuta di trascorsi familiari, che guarda a questo aspetto con particolare attenzione. Al di là del triste pretesto che riunisce il parentado della donna ammalata, Billi si sorprende impegnata a trovare la propria collocazione e la sua identità nella geografia di una casa che aveva abbandonato da tempo. Al suo interno scopre relazioni e connessioni insospettabili che si sposano ai tradizionali piatti preparati, alle abitudini conservate e soprattutto alle prospettive etiche affrontate in questa grande e scanzonata riunione di famiglia. The farewell è lontanissimo dal tono del compianto, si ride e si scherza complice anche la beata ignoranza della gravità della circostanza in cui è lasciata l’ignara nonna.

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Già, la bugia. Buona, spiega il sottotitolo introducendo un tema di discussione mai completamente davvero esaurito. Una verità sottaciuta a fin di bene vale forse come un intrigo o una menzogna, costruita secondo ben diverse finalità… In questo caso, l’intento è chiarissimo assicurare le ultime settimane di vita nella serenità invece che nell’angoscia. Ed è giusto negare a un paziente la consapevolezza delle sue condizioni… Dilemma quasi inestricabile. Tuttavia, pur sempre di imbroglio si tratta anche se a scopo certamente benefico e la vexata quaestio si apre a infinite interpretazioni che, in parte, emergono anche dai discorsi fra i convenuti a questa insolita e amara festa di matrimonio. Fiori d’arancio sui generis con precedenti illustri nel cinema cinese. Impossibile non legare il film di Lulu Wang a Il banchetto di nozze di Ang Lee, originario di Taiwan e oggi decisamente occidentalizzato, come dimostra il recentissimo e americanissimo Gemini man e in generale la sua produzione dal 2003 in avanti, quando HulkI segreti di Brokeback mountain segnano la sterzata da ambientazioni orientali a soggetti a stelle e strisce. Il banchetto di nozze risale al 1993, secondo titolo in filmografia, e anch’esso mostra un equivoco di base, nascosto proprio dalla cerimonia di un matrimonio, ideato per coprire l’omosessualità dello sposo. Quest’ultimo vuol compiacere i genitori che sperano di vederlo sistemato dopo l’avviata brillante carriera in una multinazionale americana. Così sposa una squattrinata ragazza cinese che ha il visto di permanenza negli Usa in scadenza e trova in quelle nozze di facciata la soluzione ai propri problemi. In buona sostanza una nuova bugia che stavolta cela convenzioni e convinzioni, tradizioni e principi, diversi da quelli alla base di The farewell ma ugualmente coniugati alla tavola e al rito del pranzo, spesso paravento delle debolezze umane. Ancora amore e morte. Il primo nelle relazioni familiari di Ang Lee, la seconda in quelle di Lulu Wang.

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