queen-and-slimIn una Chicago del “che c’è di nuovo” spunta il razzismo variabile. Già, appunto. Dal classico neri contro bianchi al confine labile dell’odio a buon mercato. Cittadini contro polizia, ad esempio. Perfino quando tutto sembra un gratuito schema libero dove compilare le parole crociate dell’inciviltà. Lui accompagna a casa lei dopo un primo appuntamento che profuma già di opposti. L’onesto commerciante nero Slim (Daniel Kaluuya già visto in Scappa – Get out in cui fu candidato all’Oscar) vorrebbe rivedere l’avvocatessa rampante Queen (l’esordiente Jodie Turner-Smith) non del tutto persuasa però a incontrarlo di nuovo. Fermati nella notte da una pattuglia della polizia per una modesta infrazione, la situazione sfugge di mano. L’agente – un bianco – abusa del suo potere ed esplode un colpo alla gamba della donna innescando una colluttazione con l’uomo che, nel tentativo legittimo di difendersi, uccide il rivale. Secondo “uomini contro” che genera un allargamento a macchia d’olio dell’insolubile rebus. Queen & Slim – che è il titolo del film di Melina Matsoukas – diventano famosissimi perché l’aggressione in strada è stata ripresa da una telecamera e il video è diventato virale. L’America si schiera. L’uomo della strada sta con i due neri in fuga ma anche i molti bianchi non danno sostegno alle forze dell’ordine, a loro volta mescolate tra afro e europei. Ovviamente. Tutti. Contro.

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La virata arricchisce la narrazione. Il dramma diventa un road movie e il road movie diventa sentimento. Quel casuale incontro di una serata si trasforma in amore e i sensi in affermazione della propria libertà che, mai come in un viaggio senza fine, trova la sua espressione più vera. Le carte si mescolano. In una Chicago del “che c’è di nuovo” spunta il bianco che tende una mano al nero ma il poliziotto odia il cittadino che dovrebbe difendere. E l’americano medio diventa complice di Queen & Slim, i non delinquenti “rivenduti” per tali. Dall’Illinois alla Georgia il viaggio della speranza verso sud ha la Florida come punto di arrivo. O forse di ripartenza. Tuttavia si rivelerà come l’ultima versione di quegli “uomini contro” in una versione che sembra ricollegarsi all’acronimo Acab – All cops are bastards – coniato nel Regno Unito negli anni Settanta e già allora indissolubilmente legato all’impeto razzista. Tuttavia questa chiave tematica, seppure dominante, convive a fianco di un motivo altrettanto importante al quale la regista ha voluto dare un rilievo deciso. Queen & Slim è film di sentimenti che intende spiegare come può nascere un amore e come può affermarsi. Ma soprattutto come può rivelarsi il veicolo ideale per la ricerca della libertà e l’affermazione di essa.

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In questa prospettiva poco importano i nomi dei protagonisti che ricordano da vicino una versione di Thelma & Louise in versione mista. Un uomo e una donna assistono allo sbocciare del loro sentimento, messi alla prova da un vortice in cui finiscono per essere il bersaglio di un’indiscriminata caccia, che favorisce confessioni e racconti del loro passato. L’incidenza della morte e un nuovo contrasto – tenebra e luce – in cui si articola e si struttura la ricerca di un sé, stavolta comune. La coppia nasce nel buio di un’oscurità drammatica e si completa in un’odissea che attraversa fasi opposte di luminosità, fino al tragico epilogo che suggella però la compiutezza di un amore finalmente raggiunto ma sofferto e drammatico come tutti i legami intensi. Il film ha il grande pregio di mescolare abilmente i generi, tenendo desta un’attenzione che disarticola il tempo ma paga un’originalità non certo cristallina, grazie ai richiami evidenti e marcati all’opera di Ridley Scott con Geena Davis e Susan Sarandon. La regista Melina Matsoukas recluta in questo caso un attore già a suo agio con le fughe – Daniel Kaluuya ne era stato interprete in Scappa – Get out – e vi aggiunge un’attrice esordiente ma già sperimentata nella sua collaborazione con la cantante pop Beyoncé, per la quale aveva girato i video di alcune canzoni. Ne risentiremo parlare. Tutti e tre appaiono sulla strada di un futuro senza contrasti. Almeno al cinema.

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