Dal Giappone di Murakami alla Corea di Lee Chang-dong il passo sembra breve. Oriente estremo. Talmente estremo da assomigliare a un assaggio di Occidente in questo orizzonte trimillenario che sembra appiattire distanze e culture. Tutto si mescola. Tutto si amalgama. Soprattutto dove si raccontano psicologie e misteri dell’anima con il taglio affascinante del mistery thriller, come accade in Burning in cui il regista di Taegu si ispira al romanziere di Kyoto. E il film, che in autunno ha fatto il suo passaggio in sala, ora arriva in versione blu ray per merito di Tucker che lo produce e CG entertainment che lo distribuisce. Un’opera che i collezionisti non possono perdere e regala alla cineteca casalinga un titolo di spessore, destinato a diventare una rarità con il trascorrere del tempo. La cinematografia coreana, oggi una delle migliori del mondo, fatica a ritagliarsi una reperibilità a lungo termine soprattutto in quegli autori, come appunto Lee, non particolarmente prolifici. Questo film segue il precedente di otto anni e la sua filmografia conta complessivamente sei opere. Seducente nella trama e calibrato nella suspense, la versione home video comprende le due ore e mezzo di “proiezione” con la possibilità di scegliere la versione originale sottotitolata in italiano oppure quella nella nostra lingua. Entrambe hanno anche le diciture per non udenti. Brevi ma significativi gli extra che includono il trailer diffuso al momento dell’approdo in sala e una spiegazione dei tre personaggi.

8057092032848_0_0_626_75Burning è costruito su un triangolo, lontano dall’intendimento classico che si dà a questo termine. Non solo amore, insomma. Anzi, soprattutto mistero. Haemi, affascinante giovane hostess, riconosce casualmente un compagno dei tempi della scuola e dalla frequentazione si passa a un rapporto più intimo. La fanciulla appare tuttavia più disinvolta dell’uomo perché la vita l’ha abituata a una casualità ben diversa da quella di Jangsu che sbarca il lunario come meglio può, mentre coltiva il sogno di diventare uno scrittore. Il giorno in cui però nella loro quotidianità entra Ben, ricco di segreti oltre che di sostanze, Haemi scompare. Indipendentemente da sessi e sentimenti, dunque tre tipologie dunque di gran lunga differenti l’una dall’altra e su di esse si regge un racconto che punta d indicare e sottolineare le peculiarità che incidono anche al momento di approcci e dinamiche interpersonali. Se Ben è la costruzione dell’uomo facoltoso che, dietro il paravento di  un benessere consolidato, nasconde segreti e una piromania sospetta, Haemi è invece l’incarnazione del desiderio e della libertà. Una ragazza completamente sciolta da ogni condizionamento sociale e personale che la porta a vivere al di là di ogni confine. La passione mimica ne contraddistingue la natura mettendo in risalto il valore illusionistico del suo personaggio che, appunto, scompare all’improvviso accendendo la caccia e la diversa reazione dei due uomini. La flemmatica rassegnazione del poco interessato Ben e la spasmodica ricerca di uno sconvolto Jangsu. L’attrice che interpreta la fanciulla ha spiegato di aver puntato tutto sulla spontaneità, tentando di trasmettere proprio questa impressione nel pubblico mentre gli altri due protagonisti – seppur in una marcata diversità anche a livello personale – hanno detto di aver ritrovato alcuni lati della loro personalità nei ruoli interpretati. Una chimica evidente che accentua la complicità e la sintonia lungo tutto l’arco del film.

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