A distanza di tre anni si può dirlo. Appartiene al regista Sam Mendes il pregio di aver commemorato nel modo migliore il secolo di ricorrenza della Grande Guerra. Il suo 1917 offre uno spaccato del conflitto in chiave tanto impersonale da riuscire a immortalare nei protagonisti ogni soldato che combattè, lo spirito dell'”inutile strage”, il compianto di chi non tornò vivo dalle trincee e di chi pagò per tutta la restante vita. Sarà difficile, in futuro, aggiungere qualcosa a quanto mostrato in questo film che  non vuol essere una lezione di storia ma affida ai dettagli il proprio altissimo valore. E ora che Eagle pictures propone l’edizione home video – in confezione blu ray, dvd e combo delle due linee digitali – arricchita da contenuti extra di grandissimo pregio è possibile far luce sulle tecniche di realizzazione. L’argomento più dibattuto dopo l’uscita sul grande schermo è stato quello relativo al piano sequenza, da alcuni indicato come la scelta di ripresa da parte della regia. L’interrogativo non viene completamente chiarito perché la produzione, nelle interviste a corredo dell’apparato di sussidio, ha continuato a insistere su questa definizione, mentre Sam Mendes – nel lungo capitolo in cui spiega le modalità di lavoro – è abbastanza preciso nel dimostrare che la narrazione non vada considerata come un “piano sequenza” vero e proprio. Piuttosto, si è tentato di ricorrere a un sistema di riprese che dia quell’effetto, pur senza ricorrervi direttamente. Mancano insomma tutti gli stacchi e, di conseguenza una sorta di distinzione in capitoli. Così, 1917 diventa un susseguirsi di scene montate come se fossero girate in un’unica seduta di riprese, tecnicamente impossibile per le difficoltà implicite in un’opera come questa.

Teatro di ambientazione è la Gran Bretagna, in un’area completamente spoglia dove sono state ricreate le trincee con un’attenta opera di scavo, in una fase che ha poi lasciato il posto alla costruzione delle casematte e perfino della casa abbandonata dalle truppe in fuga, dove si schianta l’aereo pilotato dall’uomo che accoltellerà Blake. A una sceneggiatura accurata che prende spunto dalle testimonianze di nonno Alfred, reduce di guerra, al piccolo Mendes, alle sue paure dei topi e a diffidenze claustrofobiche, si aggiunge la complessa apparecchiatura per le varie scene. Riprese dall’alto si affiancano a movimenti di macchina a mano alle spalle dei due soldati che devono portare la lettera al battaglione distaccato. Una tecnica che dà allo spettatore l’impressione della soggettiva perché il punto di osservazione è quello dei due ragazzi scelti per la loro bassa statura, impedimento per un loro utilizzo in battaglia. Grazie a un obiettivo fisso 40 mm. sono stati sperimentati macchinari usati per la prima volta in un film in digitale grazie all’utilizzo della più piccola macchina da presa disponibile per girare le scene di corsa. Montata su un braccio meccanico, il  technocrane, è stata supportata e alternata all’uso di una steadicam, denominata Trinity, e dal bilanciere Stabileye. In buona sostanza l’ultima generazione evolutasi dai vecchi carrelli e dal dolly.  Altrettanto impegnativa l’individuazione di un fiume, poi trovato nel Tees, a sud di Newcastle, che fosse impetuoso a monte per poi diventare lento e dolce nel tratto finale. Si tratta delle scene in cui Schofield riesce a completare la missione affidatagli dal generale Erinmore (Colin Firth) con l’ordine da recapitare al colonnello Mackenzie (Benedict Cumberbatch). Il regista quindi accompagna lo spettatore, rivelando, scena per scena, i segreti delle riprese, i problemi affrontati, la consulenza del direttore della fotografia Roger Deakins in un tentativo, finalmente definitivo, di risolvere le tecniche di un film che ora in versione home video non può mancare dalle cineteche domestiche di appassionati e amatori del cinema.

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