Se non vedi il riflesso della tua immagine, non entrare. Altrimenti non uscirai più.

 

Tenet è una parola d’ordine. Lingua latina, “tenet in memoria”. In buona sostanza, un accesso. Una chiave che apre porte, non sempre buone ma, inevitabilmente, accessi ad altri mondi. E quelli del Protagonista sono diacronici. Ieri. Oggi. Domani. Dimensioni in costante telecomunicazione dove andata e ritorno stropicciano volti e persone continuando ad ammettere che il tempo è manipolabile. L’irreversibile per definizione diventa maneggiabile. Tenet, ultima fatica di Christopher Nolan, è un thriller di spionaggio planetario che tocca tutti i continenti e immagina che un cattivo in fin di vita per un male incurabile (Kenneth Branagh già incontrato in Dunkirk dello stesso regista e in Assassinio sull’Orient express da lui stesso girato) sia un trafficante di armi che deve recuperare tutti i pezzi di un algoritmo per far precipitare il mondo nella sua stessa fine. A evitare la catastrofe terrestre il Protagonista al quale Nolan non assegna un nome (John David Washington, figlio di Denzel, e già spalla del padre in Malcom X oltre che nel cast di BlackKklansman di Spike Lee) e il suo alter ego Neil (Robert Pattinson visto in Life di Anton Corbin), un bianco che come lui va avanti e indietro nello spazio e soprattutto nelle epoche. Cioè nella vita. La trama, tutt’altro che lineare nelle sequenze del film, è arricchita da colpi di scena e battaglie di ogni ordine e grado verso il risultato finale in cui è coinvolta la moglie alienata del perfido Andrei Sator, ovviamente russo. Tutti gli ex sovietici vestono i panni crudeli nel cinema di questo avvio di terzo millennio. Ossequio a luoghi comuni come commercianti di gas e radioattività. Orfani di sentimenti e impermeabili al cuore e affini.

Se c’è un aspetto di Tenet che stupisce il pubblico, quello è il tempo. Ossessione principesca di Christopher Nolan, finisce nel tritatutto di una fantascientifica comunità di spie e crociati dell’umanità, pilotati da entità oscure e mai chiarite, che devono risparmiare il genere umano da morte sicura. Naturalmente, di tutto ciò che si vede non c’è un solo fotogramma che calzi con una pallida ipotesi di realtà ma anche questo è cinema. Anzi, soprattutto questo, è spettacolo. Astrazione pura e invenzione immateriale e improbabile, come gli inseguimenti alla rovescia e i molti effetti che costellano il film, girato a partire da maggio 2019 precedente all’incubo coronavirus. Nessuno dello staff tecnico poteva prevedere ciò che è accaduto dopo. Tanto meno ipotizzare che quest’opera sarebbe stata la prima, interamente nuova, ad approdare sul grande schermo dopo la paralisi di ogni attività, legata alla pandemia. Il budget è vertiginoso – Tenet è costato 205 milioni di dollari – ma l’attuale carenza di novità può essere un valido presupposto per il recupero di finanziamenti altissimi, legati alla tecnica Imax su pellicole 70 millimetri, molto cara al regista che aveva adottato questo materiale anche per Dunkirk. L’ingente spesa si spiega anche per la difficoltà delle riprese, alcune delle quali con stunt-man impegnati a lavorare al contrario, proprio per quegli scambi temporali di cui si è parlato. Il set ha poi cambiato numerose cornici geografiche toccando Estonia, Italia, India, Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti.

Nel nostro paese è stata scelta la costiera amalfitana, allontanando la prospettiva di case che ne identificassero l’ubicazione, per far assomigliare il paesaggio marittimo a quello del Vietnam. Un’impresa audace che in parte tradisce le intenzioni, come il ristorante di Ravello dove si assiste all’incontro fra il Protagonista e il perfido Sator. Il teatro dell’opera di Tallinn è inquadrato nelle sequenze di apertura e le prime propaggini del deserto del Mojave sono di ambientazione americana. L’autostrada a sei corsie che porta a Tallinn è stata bloccata per settimane per consentire le riprese. Il tempo non è soltanto l’unico tema di questo film che fa della sci-fi il suo asse portante. Lo stesso spionaggio viene raramente utilizzato come equazione per risolvere le mosse del cattivo e l’andirivieni tra presente, passato e futuro resta l’unico terreno sul quale le due parti avverse combattono la loro battaglia senza esclusione di colpi. Ne esce un’opera destinata a piacere agli appassionati dell’azione fine a se stessa, che poco chiedono a contenuti in grado di arricchire il bagaglio di riflessioni. Povero, anzi poverissimo sotto questo aspetto, Tenet è più che mai il film della speranza per il momento sociale che fa da contrappunto alla sua uscita, in cui l’Italia precede i multisala statunitensi ancora spenti per l’infuriare del covid. E quando l’epidemia si attenuerà il titolo vedrà una regolamentazione per l’annunciato divieto ai minori di 13 anni.

 

 

Tag: , , , ,