Un braccio a cingere la vita di lei. Una notte di sonno tiepido mentre l’oceano non sonnecchia affatto. La donna si sveglia e prepara la fuga di soppiatto ma commette un errore che forse non appartiene al personaggio ma al copione. Slaccia inutilmente il collare al cane, prima di scavalcare il muro di cinta e attendere il sopraggiungere dell’auto guidata dalla sorella, alla quale aveva dato appuntamento per la fuga. Il compagno, svegliato dall’allarme collegato all’incolpevole Zeus, parte all’improvviso e si catapulta in mezzo alla strada per impedire con violenza l’eclissarsi di quella figura che fino a poco prima dormiva nel suo stesso letto. Cecilia, evidentemente alterata, riesce a mettersi in salvo ma è solo l’inizio di un’interminabile serie di delitti. Il primo a morire è Adrian, il ricco e irruente uomo d’affari con cui conviveva. A dispetto dell’eredità, a sconvolgere la vita della giovane è una sorta di fantasma che la aggredisce di continuo e uccide tutti coloro che entrano nella sua sfera. Lo spettatore dovrà indovinare chi si nasconde dietro il profilo indecifrabile dello sconosciuto che sta tentando di far passare Cecilia per un’assassina, rovinandole i giorni e privandola della rendita dell’assicurazione, fruibile solo a patto di non compiere alcun reato. E allora, chi mai muoverà i fili dell’assassino… Lo spirito di Adrian. La seconda vita misteriosa del fratello minore di quello “squalo”. La schizofrenia di Cecilia. Le semplici allucinazioni, frutto di una psicologia succube di ogni sopruso. Il ventaglio delle ipotesi è apertissimo. L’uomo invisibile di Leigh Whannell, regista cui si devono Insidious IIIUpgrade, è uno di quei film in procinto di uscire nelle sale alla fine dell’inverno scorso, in concomitanza con l’inizio della primavera, funestata e violentata dalla crudele pandemia di coronavirus. Morale, contrordine immediato ma percorso inverso a quello di tanti altri titoli. Niente sale e nemmeno piattaforme e sbarco diretto in home video. A distribuirlo è Universal che ha preparato una linea comprendente anche il dvd in un dischetto che include contenuti extra specialissimi.

Non vi si svela il segreto di quel minaccioso fantasma, accessibile soltanto a chi vorrà vedere il film ma si spiega come è stato possibile costruire e far percepire l’esistenza di un personaggio, che prende materialmente corpo soltanto con il trascorrere delle sequenze. Il regista e gli attori si soffermano sui loro ruoli e compiti cinematografici ma il dato che balza all’occhio dalla visione di questo giallo thriller, cui è stata affiliata anche l’etichetta horror senza però ragioni probanti, è la capacità di plasmare una figura invisibile di cui però lo spettatore nutre piena consapevolezza. Per il pubblico quella sorta di fantasma non è una sorpresa ma qualcuno che agisce e si comporta alla stessa stregua degli altri comprimari. Solo non se ne conosce l’identità. Al contrario, la stessa prospettiva, esaminata dal punto di osservazione dei personaggi, è completamente capovolta. Qualcuno di essi assiste a eventi strani e, per lo più, dopo esserne stato testimone, viene ucciso. Il meccanismo, abilmente dosato, permette di ottenere un altro risultato. Far apparire pazza la donna che sostiene di essere tormentata e perseguitata da quella occulta presenza. Non prima di aver pagato un pesante tributo di sangue, la trama si snoderà fino all’epilogo in cui verranno chiariti misteri e segreti. Tra i difetti va notata qualche incongruenza a livello di sceneggiatura. Proprio nella scena iniziale – quella della fuga di Cecilia dalla casa di Adrian – la si vede liberare il cane dal collare che simultaneamente azionerà il sistema di allarme. Il dettaglio è privo di senso per molti motivi. Zeus gode di assoluta libertà nel giardino e non resta solo in casa. Non rischia nulla perché non è legato ma non può certo uscire dalla villa perché dovrebbe scavalcare un muro alto che non è in grado di superare. Non solo. Viene da domandarsi per qual motivo la fuggitiva, attenta a non far rumore per eclissarsi durante il sonno del compagno, lasci innestare la sirena a proprio discapito. Incongruenze di un testo filmico lontano dall’essere un capolavoro ma destinato a piacere ai cultori del genere e a chi non chiede altro che un paio d’ore di suspense.

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