È una sorpresa di quelle che valgono un Oscar quella uscita oggi da una Francia in lockdown. La nazione che ha inventato il cinema e da sempre, a livello qualitativo, è davvero una grandeur di qualche spanna sopra il resto del mondo, ha deciso che a rappresentarla nella prossima corsa agli Oscar sarà un regista italiano. E non è finita qui perché la sorpresa delle sorprese è che si tratta di un esordiente. Due di Filippo Meneghetti, quarant’anni, padovano di Monselice, sarà dunque l’alfiere di Parigi nella prossima corsa alle statuette che si annuncia ricca di interrogativi, legati in primo luogo alla stranissima annata falcidiata dal covid, che ha chiuso per la maggior parte dell’anno le sale di tutto il mondo, bloccando le produzioni di nuovi film. Tanto per cominciare i termini sono slittati al 25 aprile, data in cui si terrà la cerimonia, solitamente prevista tra fine febbraio e marzo. La scadenza per partecipare è stata posticipata. Insomma, tutto rivoluzionato in nome di un blocco di attività che ha coinvolto il pianeta e sconvolto il 2020.

Naturalmente siamo ai nastri di partenza e ogni colpo di scena è dietro l’angolo. La cinquina dei candidati alla vittoria finale verrà determinata dopo lunghe e successive selezioni, quindi non è ancora detto che Meneghetti sarà seduto in platea a Los Angeles e l’Italia alzi la statuetta agitando la bandiera dei cugini francesi. Tuttavia sorprende che un debuttante sia stato capace di scalzare più illustri rivali d’Oltralpe e che, a casa sua – cioè nostra – pochi o nessuno lo conoscano. Due è uno degli sfortunati film in procinto di uscire in sala ai primi di novembre e bloccato dal decreto governativo che ha chiuso i cinema in questa seconda recrudescenza del coronavirus. Il titolo è rientrato quindi nei cassetti di Teodora che lo distribuisce in Italia per essere pronto ad approdare nelle sale non appena si potrà tornare alla normalità.

Il film è interpretato da Barbara Sukowa – all’esordio con Rainer Werner Fassbinder nel 1981 in Lola e apprezzata recentemente anche in Gloria Bell – e Martine Chevallier, già vista ne La voltapagine e, più recentemente, in Sarà il mio tipo. Le due attrici sono protagoniste di una storia d’amore segreta che dura da molto tempo ma tutti le credono soltanto due vicine di casa particolarmente in sintonia. Nina e Madeleine continuano dunque la loro sobria relazione finché la famiglia di quest’ultima scopre la verità e sarà un colpo di scena a disarcionare l’insolita coppia dalla loro quotidiana routine. Un’opera di alto livello e respiro che ha già riscosso il plauso nei festival di Rotterdam, Toronto e Roma dove è stata presentata prima che la pandemia rimettesse tutti sotto scacco. Ora si tratta di attendere la risposta dell’Italia che dovrà presumibilmente scegliere tra Favolacce dei gemelli D’Innocenzo, Padrenostro di Claudio Noce, Pinocchio di Matteo Garrone, Le sorelle Macaluso di Emma Dante e chissà… La vita davanti a sé di Edoardo Ponti che, in caso di vittoria finale – stiamo galoppando con il fantacinema – eguaglierebbe i cugini francesi che si aggiudicarono la statuetta nel 1978 con questo stesso film tratto dal romanzo di Romain Gary per la regia dell’israeliano Moshé Mizrahi. Ma senza Sofia Loren…

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