Giorni del sacrificio più che del coraggio. Questo si rivelò l’offensiva di primavera finita nel massacro. Marzo 1918, Francia settentrionale. Le trincee inglesi furono spazzate via dall’onda d’urto tedesca tra Fiandre e Belgio meridionale. Una fascia di terre che vennero poi riconquistate ma inondarono di sangue giovanile le viscere della Grande Guerra. Il film che è nato da quelle vicende – 1918 di Saul Dibb, regista di Suite francese – è sfuggito a tutti e non per suo demerito. A penalizzarlo oltre misura è stata la pandemia che lo ha bloccato e strozzato proprio quando stava per arrivare il momento dell’uscita. Diciamolo subito, 1918 non è il seguito di 1917 di Sam Mendes. Anzi, cronologicamente lo precede di un paio d’anni, essendo arrivato nei cinema nel 2018 e in Italia solo nel pieno dell’emergenza sanitaria mondiale. È quindi opera completamente diversa, benché anch’essa ricavata da una testimonianza diretta. Nel caso del capolavoro di Mendes i ricordi di un nonno, per Dibb un libro di Robert Cedric Sherriff dal titolo Journey’s end che è lo stesso della versione originale del film. Non è pertanto da ignorare l’approdo di 1918 nel settore home video, dove si offre a quel pubblico al quale si sarebbe rivolto nelle sale che gli è stato impedito di frequentare. In versione blu ray e dvd, Eagle pictures dà ampio risalto a un altro spaccato di storia che, a distanza di un secolo, continua a catturare l’attenzione e l’interesse. La linea interpretativa è naturalmente quella dei posteri quali oggi siamo, rispetto alla sfortunata generazione dei ragazzi sterminati in quell'”inutile strage” secondo la definizione che ne diede l’allora pontefice Benedetto XV.

E la storia raccontata da 1918 è quella di un’attesa smisurata. Interminabile. Un tema trattato anche dal più recente Torneranno i prati di Ermanno Olmi al quale aggiunge l’altro risvolto drammatico di una delle maggiori sciagure di sempre, che corrisponde nitidamente al dato storico, ampiamente sottolineato dagli studiosi. Chi combatté poco sapeva di ciò che lo attendeva e di ciò che avrebbe dovuto fare. Solo in questa prospettiva si spiega l’atteggiamento del secondo tenente Raleigh (Asa Butterfield, già visto in Hugo CabretMiss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali) che fatica ad ambientarsi, senza sapersi dare un comportamento nei confronti dell’ufficiale suo zio. E ancor meno comprende quanto stia accadendo a sé stesso, dopo essere stato mortalmente ferito. Muore, convinto di tornare in trincea a combattere, mentre tutto intorno a lui è ormai terra bruciata e sono drammaticamente esplicative le immagini che concludono il film mostrando la devastazione di una campagna su cui rimasero centinaia di migliaia di corpi a sette mesi dalla fine delle ostilità. Girato prevalentemente nelle casematte delle trincee di Sua Maestà il film è uno scavo sui personaggi più che un inquadramento del dramma storico. L’individualità come parametro ed esempio di una molteplicità di singole situazioni. Un’equazione già collaudata e riscontrabile nell’anonimato di un contesto dove poco incide la nazionalità e molto il dramma umano dei militari. Dove il nemico è un’assenza presente, esiste nell’eco ma non nel confronto. E, alla fin fine, poco importa a quale schieramento appartengano le truppe e meno ancora preme sottolineare che la fanteria inglese era l’anello debole di un esercito molto più attrezzato nella marina rispetto ad altri reparti. L’obiettivo, sostanzialmente centrato, è l’uomo e la sua tragedia personale.

Tag: , , , ,