Dai fumetti al grande schermo il passo non è stato affatto breve. Marvel lo ha compiuto tra mille sacrifici e infinite difficoltà tanto che a fine secolo – il 1996 era agli sgoccioli – rischiò addirittura il fallimento. Anzi. L’istanza era stata già depositata in tribunale quando una scelta coraggiosa e forse anche azzardata salvò la “Casa delle idee”. L’agente David Maisel propose di creare un proprio studio di produzione in modo da trattenere la totalità dei profitti. Per farlo la Marvel dovette chiedere un prestito a Merril Lynch dando in garanzia l’unica cosa che possedeva. La proprietà dei suoi film. Un solo errore e sarebbe stata la fine. Invece nacque Iron man. L’epilogo è noto. Il primato mondiale degli incassi stabilito da Avengers: endgame – costato 356 milioni, ne ha incassati 2.900 – pure. Quel giorno però Marvel era già passata all’incasso e di mano. Il 31 agosto 2009 la Disney aveva comunicato di averla acquisita per quattro miliardi, una cifra che allora sembrò altissima ma si sarebbe rivelata un affare, visti gli incassi vertiginosi degli anni a venire. Una parabola appassionante, insomma, come il libro che ne descrive la storia a partire dagli esordi degli anni Quaranta nel mondo delle strisce. Il cinema delle meraviglie di Michele Pinto e Alex Zaum (Dots edizioni, pp. 183, euro 14) è un volume completo di ogni informazione, arricchito da un apparato di dati e cifre che rendono decisamente più chiara la parabola di un’azienda, leader indiscussa nel genere dei supereroi.

In una prima fase fu appunto la carta, solo successivamente personaggi oggi nel cuore e nell’immaginario collettivo di molte generazioni sono approdati sul grande schermo con le loro imprese, trasformate improvvisamente in saghe composte da numerose puntate con il comune denominatore di aver lasciato che, a interpretare i personaggi più familiari per i ragazzi di varie epoche, fossero i nomi più noti dell’universo di Hollywood. Dal Batman Michael Keaton alla Vedova nera Scarlett Johansson. Passando per Natalie Portman (Jane Foster del Marvel cinematic universe e Evey di V per vendetta), Tommy Lee Jones (Due facce di Batman forever e il colonnello Chester Phillips di Captain America) o Josh Brolin-Thanos, Samuel L. Jackson, Zoe Saldana, Tilda Swinton. In totale, una schiera di calibri da Oscar che si aggiungevano ai divi arruolati in passato come lo sfortunatissimo Christopher Reeve di Superman per non parlare di Robert Downey jr, Michael Douglas, William Hurt, Robert Redford, Gwyneth Paltrow o Benicio Del Toro. Molto più che un semplice film, insomma. E la parabola dell’azienda è lì a dimostrarlo insieme al pubblico sempre più folto e numeroso che gravita felicemente da molti anni nell’universo Marvel.

Il libro, dotato di una bibliografia mirata e dettagliata che include prevalentemente materiale sitografico, vanta un’attenta postfazione firmata da Elisabetta Di Minico che – sulla scorta di una ricerca editoriale personale e marcatamente segnalata – spiega il significato delle battaglie dei supereroi. Non solo scontri fini a loro stessi, dunque, ma l’eterno conflitto tra Bene e Male, incarnato da questi tutori della salvezza universale contro il maligno da sempre in agguato. D’altronde se un eroe non salvasse l’umanità dal rischio di precipitare in un vortice infernale come potrebbe essere considerato tale… Ma non basta. Per essere amato ed eletto a modello deve avere qualcosa che intenerisce. E l’altra caratteristica comune è quella di essere passati attraverso eventi traumatici che hanno lasciato tracce indelebili a livello fisico o psicologico. Una sorta di passaporto verso la crociata universale del Bene che diventa la missione sociale da compiere. Il cinema delle meraviglie ha tutto per lasciarsi piacere, perfino una galleria di profili dei vari personaggi, con le relative storie e origini per chi avesse perso qualche puntata e volesse un veloce ragguaglio, prima di compromettere la comprensione di qualche film più recente. Un saggio di nicchia che strizza l’occhio a chi, del caso Marvel, si appassiona da un punto di vista economico-imprenditoriale e a chi ne fa un motivo di interesse a livello di studio o divertimento. Non è per altri. D’altronde, la saggistica è anche questo. Questione di scelte.

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