Voglio solo ballare con te e veder sparire il mondo. Chi ama il tuo cuore ribelle…

Benvenuti nel nuovo codice Hollywood. Se dal 2024 l’Oscar sarà inclusivo per legge e i film dovranno osservare la rappresentanza di minoranze sociali vere o presunte, c’è chi si porta avanti e sforna il film “perfetto” per questa sorta di nuovo codice Hays del terzo millennio. Il colpo gobbo riesce a Ryan Murphy, già regista di Mangia, prega, ama che al suo primo musical – The Prom – confeziona un’opera nel rispetto di tutti i canoni del politically correct presente, futuro e futuribile. La sfida però è aperta, chissà mai che qualche collega voglia superarsi nella corsa alle pari opportunità per dovere di bravo professionista più che forse per convinzione. Così in tempo di bontà zuccherina approda sugli schermi di Netflix una favola che porterà a morte sicura i diabetici della Settima Arte. La trama è esile quanto un filo di ragnatela. Una ragazza non è ammessa al ballo annuale della scuola perché vorrebbe presentarsi con l’amica del cuore. La comunità benpensante e bacchettona della provincia scende subito in trincea e, a soccorrere l’esclusa, si presenta il cast di uno spettacolo di Broadway dedicato a Eleanor Roosevelt, bocciato con severità dai recensori. La squadra è in cerca di visibilità ma incapace di fare opere buone, abituata com’è a navigare nel mare degli squali dell’esclusivo e patinato mondo del teatro musicale. L’arrogante diva (Meryl Streep), la ballerina delusa (Nicole Kidman), il represso protagonista maschile (James Corden) si lasciano però sedurre da questa Cenerentola maltrattata dalla sua principessa e da concittadini con il cuore di ghiaccio e cercano di regalare alla giovane Emma (l’esordiente Jo Ellen Pellman) la rivalsa di un ballo vero dopo lo smacco.

Cucito su misura dei cuori teneri di Natale, il film si spinge decisamente oltre. Blandisce l’austero censore. Strizza l’occhio ai produttori di Los Angeles. Fa il simpatico con tutti e vince il primo premio del “lecchino d’oro” 2020. La strategia è precisa e dal cilindro esce nientemeno che l’intrallazzo omosessuale di Emma e Alissa con il capolavoro diplomatico di scegliere una ragazza bianca e una nera in modo da compiacere in un colpo solo a due dei nervi scoperti del politically correttissimo. Niente a che vedere con il datato Indovina chi viene a cena dove i promessi sposi appartenevano a razze diverse, erano eterosessuali e presagivano scontri generazionali in quel lontano 1967. Tutto puntualmente avvenuto di lì a non molto. Ora il fosso è saltato. Fatta la legge, trovato lo scendiletto. Per chi non avesse capito e non pensasse che si tratti solo di una tirata adulatoria, la falsariga è bissata dall’unione sentimentale della primattrice con il preside della scuola. Naturalmente lei è bianca (Meryl Streep) e lui è nero (Keegan-Michael Key) con sfumature diverse rispetto all’adorabile carognetta Alissa. Soprattutto lui è buono – come tutti i neri – e porta sul sentiero della generosità un’avida e tignosa vedette – naturalmente bianca – che ama essere riverita e osannata anche se la sua stella è in fase calante. Gli eterosessuali, brutti e cattivi, ovviamente aprono gli occhi perché siamo nel paradiso dei buoni sentimenti e Barry, il bullizzato ragazzino cacciato di casa dai genitori per aver espresso la sua natura omosessuale, ritrova la comprensione e il pentimento della madre, di una bruttezza quasi maschile. Capolavoro dei capolavori, di cui in pochissimi forse si accorgeranno, anche l’obbedienza alle ultime regole scritte da Hollywood in occasione della pandemia. Niente baci – tanto meno sesso – e nessuna rissa sul set.

The Prom è esemplare anche in questo. Tutti a distanza di sicurezza, balli individuali senza smancerie né volteggi di aeree silhouette femminili, discussioni a più di un metro e un solo bacio a chiudere il film. Perché proprio non se ne poteva fare a meno. Conoscendo la scrupolosa e quasi maniacale capacità adulatoria delle norme, non ci sarebbe da stupirsi se alle due fanciulle avessero fatto fare anche un tampone. Ebbene, prendete tutti questi squisiti ingredienti, mescolateli e verrà fuori un corroborante brodino per guarire i mali più diffusi della società. La confezione del film non è stata difficile né laboriosa, il musical è andato regolarmente in scena e Ryan Murphy ne ha tratto ispirazione con tanto di condimento personale. La trama è ambientata nel Mid-west americano e in particolare nell’Indiana, stato di cui il regista è originario e del quale quindi ben conosce vizi privati e pubbliche virtù. Ma le analogie non si fermano qui perché le disavventure della studentessa gay, esclusa dal ballo di fine anno, sono state le stesse inflitte ai tempi della scuola a un giovane Murphy, che pertanto ben conosce e ricorda le spiacevoli sensazioni provate nel convincere il prossimo che si può amare una persona del proprio stesso sesso. Con buona pace dell’universo etero che, via di questo passo, è destinato a diventare minoranza. Quel giorno, se arriverà, staremo a vedere chi lo protegge.

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