Parasite ci prova anche in libreria. Dopo la Palma d’oro a Cannes, il Golden globe, quattro Oscar e un’infinità di altri premi meno noti ma non per questo meno importanti, ora il film coreano che ha fatto la fortuna dei produttori e delle case che lo hanno distribuito fa la sua scommessa anche in libreria. A sfidare il mercato sonnolento è La Nave di Teseo con un’edizione  (pp. 272, euro 25) che si stacca dalla tradizione di tanti libri di cinema ripercorrendo il film a sequenze. Stavolta la proposta è diversa e punta senza vergogna a mettere in evidenza chi davvero ama la settima arte e la studia rispetto a chi ne fa un uso legato al semplice svago. Il volume  disponibile sullo scaffale del grande schermo infatti altro non è che il film stesso. Niente interpretazioni di critici più o meno celebrati. Nessuna lettura social filosofico culturale. Solo la sceneggiatura, in una veste però insolita e inusuale che rende questo titolo una piccola perla e una rarità nella libreria di casa. Il testo scritto è affiancato dagli schizzi  di mano del regista che ha steso un vero e proprio storyboard da destinarsi agli addetti ai lavori e, in questo caso, a tanto altro di più. Ma non è tutto perché Parasite – che comprende anche un’intervista a Bong Joon-ho sulla genesi di un’idea trasformatasi in un’opera compiuta – appare nella sua versione integrale nelle pagine della Nave di Teseo. Insomma riproduce lo stadio di lavoro che precede i tagli fatti in sala di montaggio.

In buona sostanza si azzarda un gioco con il lettore-spettatore che, arrivati a questo punto, appassionato lo deve essere per forza di cose. Ebbene, questi è chiamato a una lettura attenta proprio per scoprire quali sono le scene che sono rimaste escluse dal montaggio finale del film che ha trionfato sulla Croisette nel maggio 2019. Per agevolare il compito possiamo anticipare che ce ne sono e anche che alcune di esse sono state in procinto di essere incluse come contenuti extra nell’edizione blu ray del film nella linea home video. Una parte che, almeno nella versione italiana, è stata poi ridotta a una descrizione della lavorazione generale. Anche da questo è facile comprendere le finalità dell’operazione editoriale, lontanissima dall’aver voluto sfruttare la spinta di un cavallo vincente e incline invece a puntare su una chiave capace di donare maggior integrità e completezza a un’opera che ha raccolto giudizi entusiasti fin dal primo momento. Primo film coreano a vincere la Palma d’oro in un clima di tripudio generalizzato al momento della proclamazione a Cannes e primo vincitore in una categoria nuovissima per l’Academy di Hollywood. Il “miglior film internazionale” fino al 2018 era semplicemente il “miglior film straniero” passando, con la nuova formula, a indicare una consacrazione decisamente meno localistico. Straniero andava infatti inteso in ottica americana mentre il nuovo aggettiva passava a riferirsi a un  contesto più globale. Insomma, più a spasso con i tempi.

 

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