June è una trovatella di strada. Una che scappa perché s’imbatte nel solito branco di immancabili idioti con petardo in mano. Sceglie Aya come sua nuova famiglia ma per farsi accettare dal marito Ale la strada è lunga. L’insulso ha già Kopi, un pittbull addomesticato cui manca solo di fare l’inchino. Una venerazione al limite del maltrattamento, insomma. Ma fa niente. Il destino però lo conosciamo e, se sei un meticcio, la vita è più dura. June ce la fa e conquista il cuore di chi le sta vicino ma il giorno che Aya resta finalmente incinta, dopo aver già perso un figlio, la trovatella si ritrova in pericolo. Stessa falsariga degli Aristogatti, stavolta con un cane per protagonista. June vince anche questa scommessa. Le perplessità di Ale sono relative alla scarsa dimestichezza dell’animale con i bambini, dopo l’incontro-scontro con la gang del mortaretto. Naturalmente il miglior amico dell’uomo, che purtroppo non è il miglior amico del cane, dà prova delle sue virtù mentre l’umano dimostra tutta la sua imbecillità, come se ce ne fosse bisogno. E in vacanza c’è posto per tutti, tranne June e Kopi che restano a casa con la balia, una zia che più cretina è difficile trovare. Ovviamente, i due cagnolini se ne fanno beffe e alla chetichella se la filano in momenti diversi per strade diverse. Entrambi raggiungono la meta, ovvero la famigliola. E arrivano quando la piccola ma non piccolissima Karin si perde nel bosco, dopo un litigio con il solito bambino “simpaticissimo”. Toccherà a June riportarla a casa ma il prezzo è alto davvero.

June & Kopi di Noviandra Santosa – che dedica il film a Sherlock, la sua migliore amica recentemente scomparsa – arriva su Netflix in versione originale indonesiana sottotitolata e non tradisce la sorte ormai segnata di tutti i titoli sui cani con la solita prerogativa di tirar fuori lacrime anche a chi non ne ha. E, si noti bene, non si tratta certo di un lavoro eccelso. Banale nella trama, con un telaio scontato e già visto, che lo spettatore si augura di non rivedere ma se lo ritrova servito una volta di più. Molti dettagli non vengono spiegati, la fuga di Kopi sembra il frutto di tagli mal riusciti nelle sequenze precedenti perché, dopo averlo lasciato nella villa di residenza, lo spettatore se lo ritrova in vacanza senza apparente spiegazione. Interrogativo che verrà chiarito dopo i titoli di coda ma la frittata è fatta. E se la sceneggiatura è stata pensata così, peggio ancora. Non si chieda la qualità, dunque, ma si osservi il comportamento della famiglia per imparare che cosa non fare nel caso si avesse un cane. Non lo si lascia legato a un palo in strada, mentre si entra in un luogo dove l’accesso non è consentito agli animali per motivi di igiene. Meglio che resti a casa. Non lo si lascia a casa facendogli vedere che la sua famiglia sta partendo perché i cani – che, a differenza degli uomini, hanno un cuore – potrebbero mettersi in viaggio autonomamente e rischiare il peggio. Non li si chiude in giardino di notte nemmeno se si vive in Indonesia. Un cane è un angelo custode che perdona sempre il suo amico bipede. Qualunque cosa succede a lui è colpa dell’uomo perché lui non sbaglia. Visto in questa prospettiva, June &  Kopi può arricchire i soliti idioti nella speranza che lo diventino un po’ meno e capiscano che è vietato dividere ciò che quattro zampe uniscono.

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