Che cos’è la realtà…  Una galleria di falsi.

 

La quotidianità come una sfilata di cloni. Persone finte, frutto di fantasia o proiezioni computerizzate. Fantasmi della quotidianità in una dimensione fittizia che ha i contorni di un inferno, disegnato da una mano digitale. Il mondo, insomma, sarebbe migliore ma una sorte vigliacca ha sottratto l’uomo al paradiso per precipitarlo nella finzione. O almeno così lo “vede” Isabel, che vive di espedienti in un accampamento sotto un cavalcavia, in una città senza nome e senza geografia. A inciampare in lei è Greg, fresco di divorzio dalla moglie e di licenziamento sul lavoro, da dove si allontana per la paura delle conseguenze di un suo gesto accidentale. Appena ricevuta la notizia di aver perso l’impiego, si alza di scatto dalla sedia facendo cadere il direttore che batte la testa e muore. In preda a un terremoto psicologico che mette a dura prova il suo equilibrio, Greg (Owen Wilson già protagonista di Wonder e Vizio di forma) finisce per farsi irretire dalla zingara (Salma Hayek, la Frida di Julie Taymor e la regina di Selvascura nel Racconto dei racconti) che gli dimostra come tutto intorno a lui sia finto. Basta deglutire alcuni piccoli cristalli – leggi pillole – per compiere con semplici gesti operazioni complesse. Ad esempio sollevare un’auto e farla piombare a terra. Provocare incidenti ad altre persone facendole cadere o capovolgere rovinosamente. L’uomo sembra perfino provarci gusto e quasi comincia a credere che, effettivamente, tutti intorno a lui siano solo comparse finché all’orizzonte appare la figlia Emily, alla spasmodica ricerca del padre sparito. Improvvisamente lo scenario cambia e tutto torna nuovamente in discussione. Realtà o finzione…

Bliss di Mike Cahill è un film psichedelico con pennellate di fantascienza su contesti reali. È il racconto di un rapporto tra padre e figlia, senza però esserlo. Una simulazione ludica, senza però esserlo. Una manipolazione mentale e scientifica. Senza però esserlo. È insomma un insieme di tante cose come è nelle corde di un regista dalla ancora esile filmografia, tuttavia ancorata su basi ben precise. Un mondo parallelo aveva già fatto la sua comparsa in Another earth. Un processo di reincarnazione era emerso in I origins. A suo modo, Bliss continua il percorso mettendo specularmente di fronte un paradiso vero e un inferno finto che possono anche essere capovolti a seconda delle prospettive. Se la zingara cerca di convincere Greg  che si vive in un universo perfetto in cui una mano cattiva ha disegnato figure finte, altrettanto è plausibile la relazione inversa soprattutto alla luce dell’effetto prodotto dalle sostanze stupefacenti che la donna acquista da una sorta di pusher appena abbozzato. E altresì una forma di reincarnazione sembra prendere corpo quando i protagonisti si sottopongono al processo di alterazione cerebrale, collegati alla macchina che li proietta in un eden da cartolina, idealistica ambientazione surreale di un desiderio scollegato in cui la zingara diventa una scienziata e il padre licenziato e divorziato ha il profilo di un uomo felice senza un pregresso nella propria vita.

Bliss è un film a due facce che ammette e consente una prospettiva bilaterale ma conduce però lo spettatore a sceglierne una e a dare credito. Volutamente il montaggio appare lineare come un tutt’uno in cui non si distingue il mondo falso di Isabel da quello vero della scienziata se non per la diversa cura estetica dei protagonisti. Vi si passa attraverso, dal primo al secondo, per poi tornare al punto di partenza che si rivelerà un punto di svolta. In realtà. O forse no. Un telaio troppo pasticciato che nasconde una chiarezza espositiva nella quale si perde l’orientamento. Un’altalena tra realtà e irrealtà in cui nuovi distacchi finiranno per restituire Greg e Isabel a mondi terzi. La follia dell’una. La solitudine dell’altro. E, a loro modo, il passaggio non sarà indolore. In una narrazione consequenziale che pone in linea retta l’alternarsi di questi scenari – veri o finti che siano – tutto sembra amalgamarsi come frutto di un viaggio, figlio di quegli allucinogeni che, solo all’apparenza, assomigliano a prodigiose caramelle. Un po’ come forse tanto di quello che vediamo accadere ogni giorno. Talvolta al limite del vero. Il meraviglioso, non nel senso di eccessivamente positivo ma come fonte di uno stupore sorprendente.

Tag: , , , ,