Vedi tutte quelle parole… Le metti insieme e ottieni una storia

 

Jefferson Kyle Kidd è un veterano. Guerra civile, 1865. Anche a lui il conflitto ha portato via tutto e, a casa, ha deciso di non tornare. Conduce vita itinerante laggiù nel Texas e, per dieci centesimi legge le notizie dei giornali a comunità che vivono lontane dall’informazione. Notizie come pallottole, insomma. Entrambe colpiscono ma a essere colpito, un bel giorno, è lui. A Wichita inciampa in una bambina di una decina d’anni che non parla la sua lingua. Solo il Kiowa. È stata allevata dagli indiani ma la piccola Johanna, capelli biondi e occhi azzurrissimi, nulla c’entra con i pellerossa. I suoi trascorsi sono inversamente proporzionali ai pochi anni che ha. Una sommatoria di tragedie. Tutto questo, il capitano lo scoprirà vivendo, perché il primo istinto è quello di affidare la piccola al comando locale dell’esercito, dove si rende conto che toccherà a lui prendersi carico della bimba, se proprio vorrà restituirla agli unici parenti rimasti, una famiglia di zii a nord di San Antonio. Inizia così l’odissea di Jeff e Johanna, costretti a sbarazzarsi di tre pendagli da forca che volevano comprare la piccola per divertirsi. Una banda di taglieggiatori e scannatori nella landa di Erath, che assomiglia a un macello a cielo aperto dove un bandito fa il bello e il cattivo tempo. E i cadaveri di bisonti scuoiati potrebbero essere quelli degli umani. I cavalli imbizzarriti che durante il lungo viaggio precipitano da un’altura. Una tempesta improvvisa. E finalmente l’arrivo a destinazione dove, ad attenderli, c’è una sorpresa. Nulla sarebbe più potuto essere come forse lo avevano immaginato.

Notizie dal mondo di Paul Greengrass che nel 2013 aveva firmato Captain Phillips – Attacco in mare aperto, con lo stesso Tom Hanks protagonista allora come oggi nei panni di Kidd, è un western decisamente controcorrente. E non solo per aver rispolverato un genere desueto anche se recentemente rivisitato da alcuni titoli come Hostiles, I fratelli Sisters o La ballata di Buster Scruggs, ma soprattutto per aver scelto un’ambientazione lontana nel tempo, per toccare però temi particolarmente attuali. Kidd e la piccola Johanna rappresentano il dramma di un confine, interno ed esterno a loro stessi. Non si capiscono. Appartengono a razze diverse. Provenienze diverse. Storie opposte. L’unico aspetto in comune, ma anch’esso differente, sono le ferite di guerra. Psicologiche più che fisiche. Parlano lingue diverse e faticano a comprendersi ma il linguaggio del dolore è universale e porta ineluttabilmente alla consapevolezza e condivisione della sofferenza. Le due figure però vengono scolpite in maniera antitetica. Il capitano ha rinunciato a tornare a casa dopo la fine della guerra e le ragioni si scopriranno nelle scene finali mentre la piccola Johanna ha vissuto drammi che si sono succeduti nei pochi anni della sua vita. Origini tedesche, la sua famiglia è stata distrutta e la casa incendiata dai soldati. Un trauma mitigato dai Kiowa che l’hanno, per così dire, “adottata” e allevata come una di loro. Cioè un’indiana. Ne parla l’idioma e non conosce altre lingue.

Non a caso Kidd s’imbatte in lei davanti a un uomo impiccato perché straniero, con un cartello xenofobo appeso. Ogni riferimento è strettamente voluto e si sposa con un’altra indicazione precisa. Il capitano vive leggendo notizie prese dai quotidiani e la prima che sceglie di comunicare a una platea sbalordita riguarda una pandemia in corso in una regione non troppo lontana. Collettività malata. Odio razziale. Il rifugio – cercato ma non concesso – ai profughi. Il dramma della frontiera, simboleggiato da quegli indiani che l’America moderna ha cercato in tutti i modi di cancellarne tracce ed eredità. I pendagli da forca, identificati ma non puniti dalla polizia per aver tentato di acquistare una bambina con cui divertirsi. Piaga a tre volti. Pedofilia, concezione della donna come strumento di piacere e prevaricazione degli altrui diritti per imporre la propria volontà. Le allusioni sono dirette. Sembra automatico riferirsi a una gestione Trump che ha sintetizzato in sé molti di questi principi. Una radiografia negativa che indica però una cura specifica, il potere terapeutico e miracoloso delle parole. Le stesse che Kidd legge ogni sera. Le stesse che sembrano perfino esorcizzare un altro tasto dolente della contemporaneità nell’ultima notizia del mondo annunciata da un ex tipografo che si è riciclato come lettore di giornali dopo la guerra. Un uomo viene sotterrato perché erroneamente ritenuto defunto. Morti apparenti e morti reali. Resurrezione goffa. “Vedi tutte quelle parole… Se le metti insieme ottieni una storia”. Il racconto di un giorno. Il racconto del giorno che verrà. “Voglio portarti via dalla morte e dal dolore. Devi liberartene, voltarti indietro non va bene” spiega Kidd alla bambina dopo aver ritrovato la casa che fu teatro della strage della sua famiglia. “Per andare avanti devi ricordare” risponderà allora la piccola, facendosi scudo di una saggezza indiana, spuntata all’improvviso come le truppe di pellerossa che si materializzano, poco dopo, al diradarsi di una tormenta. Le origini non sempre sono il rifugio ma chi ti ha salvato una volta, ti salverà sempre.

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