Invece di trovarci un lavoro ci togliete i figli….

 

Non c’è tregua per chi soffre. Ne sapeva qualcosa Daniel Blake e il pubblico che aveva assistito a quel dramma, uscendone a sua volta con il trauma di un pugno sferrato in pieno volto e la consapevolezza di aver guardato la realtà dritta negli occhi, senza che forme di edulcorazione ne attenuassero i contorni. Con Listen di Ana Rocha de Sousa si torna alla medesima dimensione di terremotati dei sentimenti come vittime dell’arroganza di stato. Bela e Jota sono una coppia in difficoltà. Pochi soldi, il lavoro che non si trova, una figlia di nove anni sorda e un lunario tutt’altro che facile da sbarcare. Sono la faccia più povera dell’Inghilterra, al punto che nemmeno possono permettersi di far riparare l’apparecchio acustico della bambina. Un neonato e un primogenito completano il ritratto di famiglia in uno scantinato. Lì dove un maledetto giorno si presentano gli assistenti sociali con il volto rapace degli avvoltoi con un codice in mano. E sequestrano i tre bambini per darli in adozione, causa indigenza dei genitori. Un meccanismo folle e violento contro il quale si scagliano Bela e Jota, che non lasciano nulla di intentato per riottenere ciò che è stato loro indebitamente sottratto. L’esito della battaglia lo si vedrà al cinema ma la storia di questa famiglia portoghese emigrata in Gran Bretagna non è purtroppo frutto della fantasia della regista.

La sceneggiatura nasce da un’insistita ricerca degli autori sul caso, realmente capitato a due giovani genitori con i loro figli. Un accanimento turpe, reso possibile da una politica governativa che consente al dipartimento dei servizi per l’infanzia delle autorità locali del Regno Unito di allontanare permanentemente i figli dai loro genitori e darli in adozione senza previo consenso di questi ultimi. Un atteggiamento più simile a un sopruso e una prevaricazione che non a un’azione di tutela dei minori da parte del welfare. Ana Rocha de Sousa, rimasta colpita da quell’azione (il)legale dei servizi sociali ha raccolto tutti gli elementi possibili per costruire questo eccellente Listen che ha uno scopo di denuncia, implicito in questa dolorosa storia. Oltre Daniel Blake e al di qua dei fratelli Dardenne. Lo sguardo sul sociale non può non collegare questo film a un filone e una tradizione collaudata, che hanno precedenti non trascurabili in titoli come Due giorni una notte dei fratelli belgi sul tema del lavoro, Il ragazzo con la bicicletta a proposito di figli in cerca di genitori e vittime del degrado, Rosetta dedicato a una giovanissima che ha perso il posto. Temi attuali che fanno rima con tanto cinema del regista britannico Ken Loach e, in particolare, con alcuni dei suoi lavori più recenti come appunto I Daniel Blake o Sorry we missed you, dedicati rispettivamente a salute e impiego in condizioni di quasi estrema indigenza.

E non va sottovalutato un risvolto, di primo impatto, forse casuale ma in realtà tutt’altro che tale. La cornice geografica in cui questi soprusi hanno luogo, ovvero quella “civilissima” Inghilterra, maestra di welfare e leggi che in realtà si fanno beffe di diritti umani e, appunto, civili. Daniel Blake sembra il progenitore o addirittura il modello su cui viene plasmato lo spedizioniere Ricky che fa le consegna con la bambina perché non sa dove lasciarla. Alter ego del disoccupato Jota, affiancato da una moglie combattiva come la Sandra dei Dardenne che viene licenziata e, in due giorni e una notte, affronta un’odissea tra i suoi colleghi per convincerli a non votare il suo licenziamento, deciso per tagliare gli organici in frangenti di crisi. L’Inghilterra si rivela così la culla del degrado e dell’emarginazione sociale, denunciata da Ken Loach in un quadro che la assimila alle zone industriali e più fragili di quella porzione del Belgio confinante con la Francia, in uno dei bacini di maggior debolezza dell’Europa nord occidentale. Listen è una sassata in quello stagno del perbenismo come di fatto lo erano stati tutti i titoli citati. Non c’è spazio per versioni patinate e di puro spettacolo, i tempi sono contratti, l’estensione è contenuta. La violenza di uno stato che irrompe nelle mura domestiche e priva i genitori dei figli e viceversa diventa il lato oscuro di quei diritti di cui si abusa retoricamente ma si ostina a non voler riconoscere nei fatti.

Tag: , , , ,