L’addio di Daniel Craig all’agente segreto più famoso del mondo non coincide più solo con l’interrogativo su chi sarà il suo erede. Tanto si parla di una scelta di rottura con la tradizione e decisamente più in linea con le quote rosa, ormai familiari a livello mondiale. In pole position ci sarebbe Lashana Lynch, britannica purosangue, ma appunto femminuccia e nera. Quello di 007 sarebbe dunque un cambio radicale. Ma No time to die di Cary Joiji Fukunaga mette in pista un Bond quasi pantofolaio di certo più normale di quel superman cui le donne non sanno resistere. Stravolta riescono a rifilargli perfino un sano “due di picche” come la sorprendente Paloma (Ana De Armas già vista in Cena con delitto) che, in abito nero elegante, toglie dai piedi di Bond una mandria di assassini guardandosi bene dal cadere ai piedi del macho. Tra colpi di karatè e altri di rivoltella. È una notizia. Così non fan tutte. O meglio, così non hanno fatto tutte, fino ad ora. E, se ci si mette pure il James innamorato di Madeleine Swann (Lea Seydoux) salvo poi intuire di essere il padre della bambina di lei, dopo averla lasciata per un tragico equivoco… ebbene il gioco è fatto.  “Il mio nome è Bond. James Bond” non è più lui. Siamo lontani ere geologiche da Roger Moore e Sean Connery ma perfino dai meno amati Pierce Brosnan e, ancor prima, George Lazenby. E, visto che Lashana Lynch, ha dato le dimissioni da 007 in corso d’opera – durante No time to die propone e ottiene di restituire la sigla a Bond dopo il pensionamento del film precedente – c’è da dire che il casting non sarà facile. Ma soprattutto il quesito delle cento pistole è se esisterà ancora il mitico agente di Sua Maestà.

Se infatti il titolo lascia aperti ampi spiragli a nuove puntate visto che… non è ora di morire, è anche vero che l’agente in doppiopetto si trova per la prima volta invischiato in un gioco decisamente più grande di lui e, tra i nemici da combattere, c’è anche un virus da cui non guarisce chi viene contagiato ma può solo trasmetterne la viralità. Si capisce bene perché la distribuzione abbia lungamente atteso che il covid fosse messo alla porta il più possibile, prima di dare in pasto alle platee quest’ultima puntata della serie cinematografica più famosa del mondo. Nei titoli di Bond, il virus non è una comparsa inedita ma stavolta di inusuale c’era il drammatico riscontro con la realtà. Per vedere l’epilogo sarà necessario andare al cinema, dal momento che il film diserterà le piattaforme per ovvii motivi legati all’appariscente scenografia, priva di senso e significato con il rimpicciolirsi dello schermo, però stavolta l’inafferrabile, indomabile, irresistibile e imprevedibile agente segreto andrà incontro a un destino tutt’altro che scontato. Lo scontro è planetario e si salvi chi può, nel senso che quel maledetto virus di cui sopra che non è il covid, minaccia di impossessarsi dell’umanità come vorrebbe l’eminenza malvagia del film, in tre vesti differenti. Il perfido classico, stile Blofeld. Il perfido new age, interpretato da uno scadente Rami Malek che assomiglia sempre a un Freddy Mercury fuori sede e butterato. Il perfido evanescente, nella fattispecie lo scienziato che ha messo a punto la trappola in cui l’umanità è costretta a divincolarsi.

Insomma Bond non è più lui. Vive la pensione, la battuta di pesca. Diventa padre  di una bambina con gli occhi azzurri come i suoi. I suoi di Craig, s’intende. E se il prossimo Bond li avesse drammaticamente scuri… E se Bond, sposato nelle pagine di Fleming, ma scapolone impenitente nei fotogrammi di 25 film si riscoprisse addirittura papà con un pupazzo in mano… Si capirà bene che non esistono più nemmeno i miti di una volta. E quale adolescenza un po’ più squallida può attendere un ragazzino di oggi che si ritrova di fronte un famigerato agente segreto che si becca il “no grazie, non fumo” di una bellissima. Diventa padre ultra…ntenne senza saperlo. E, ora che lascia più o meno tranquillamente le scene, rischia di trasformarsi in una donna, con tutto il rispetto scrivendo… Come a dire, abbiamo scherzato. Finora abbiamo raccontato un’altra storia. E probabilmente è proprio così. E se dall’addio di Craig non nascesse un altro 007 ma un clone chiamato 008… È finita. Forse. Ma che spettacolo.

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