Il confine tra Alfred Dreyfus e Roman Polanski è una sottile linea rossa che non coincide con le comuni origini ebree. Nemmeno con quel cognome di Monnier che compare nel film e nella vita del capitano, condannato per tradimento e poi riabilitato, che fa eco con una delle accusatrici del regista per presunti reati sessuali risalenti – peraltro – a oltre mezzo secolo fa. E neppure con l’errore giudiziario, accertato in un caso e tutto da stabilire nel secondo. Il denominatore comune sta piuttosto in quel collettivo senso delle emozioni che portò la folla al tripudio per la degradazione dell’ufficiale […]