Leggere le pagine in cui Woody Allen si racconta è un po’ come guardare un suo film. Narrazione in prima persona, spumeggiante come sa essere soltanto il gusto dei suoi paradossi. Le battute folgoranti che profumano di aforismi anche se non lo sono. Perché il regista di Brooklyn è così. Sbarazzino e sincero. Modesto fino a definirsi un mediocre. Perenne insoddisfatto ancora in cerca – a 84 anni suonati – del capolavoro che manca alla sua filmografia. Come se Manhattan. O La rosa purpurea del Cairo. Come se Io e Annie o Zelig o infiniti altri titoli – da Prendi i soldi e scappa a Un […]