La ragione di vita di un regista è sempre stata quella di cercare la luce. Inevitabilmente, però, con essa spuntano anche le ombre e il giochino, che solo all’apparenza può sembrare retorico, è in realtà una sorta di bilanciamento che regola ogni esistenza. E Oliver Stone – ispiratosi a quella frase che sintetizza la propria vocazione per intitolare la sua autobiografia (Cercando la luce, pp. 535, euro 22, La nave di Teseo) – dimostra senza misteri come questi due elementi, incapaci di esistere senza l’altro pur essendo opposti, facciano metaforicamente e altrettanto indissolubilmente parte dell’esistenza e del carattere di ognuno. […]