{"id":2158,"date":"2016-05-23T18:44:40","date_gmt":"2016-05-23T18:44:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/?p=2158"},"modified":"2016-05-24T14:44:11","modified_gmt":"2016-05-24T14:44:11","slug":"chi-detestava-e-ignorava-pannella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/2016\/05\/23\/chi-detestava-e-ignorava-pannella\/","title":{"rendered":"Chi detestava (e ignorava) Pannella"},"content":{"rendered":"<p><strong>Marco Pannella<\/strong> il gigante, lo statista, il profeta dei diritti civili. Ha ricevuto\u00a0elogi sperticati, riconoscimenti generosi e\u00a0giusti, il leader dei radicali, morto a 86 anni dopo una vita di battaglie. E il suo movimento ha finalmente meritato analisi serissime. La &#8220;quercia caduta&#8221; dunque era buona, grande e viva. E a sinistra se ne sono accorti. Reazione\u00a0comprensibile, amplificata dall&#8217;effetto dei social network, che inducono alla commozione momentanea, alla fiammata emotiva, al coro dei &#8220;riposi in pace&#8221;.\u00a0Su facebook, in questi giorni, i <strong>pannelliani<\/strong>\u00a0hanno sfiorato la maggioranza assoluta, ma \u00e8 forte il rischio dell&#8217;ipocrisia, dell&#8217;unanimismo senza autocritica, dell&#8217;elogio funzionale a nuovi oblii. Anche per questo viene quasi da preferire la critica irriducibile al complimento insincero, che non costa niente e non porta niente. La grande ondata di\u00a0ammirazione postuma stride infatti con\u00a0il trattamento che ai Radicali \u00e8 stato riservato in\u00a060 anni di storia: un misto di indifferenza e diffidenza, spesso irrisione. E lo conferma, senza volerlo, un\u00a0assessore milanese che incarna in pieno la tradizione dei post-comunisti italiani, <strong>Pierfrancesco Majorino<\/strong>. &#8220;<em>\u00c8 stato uno dei pi\u00f9 potenti innovatori della nostra storia politica e &#8220;civile&#8221; &#8211; <\/em>scrive il capolista del Pd alle Comunali<em>&#8211; Potevi <strong>amarlo o detestarlo.<\/strong> O amarlo &#8220;e&#8221; detestarlo. Ma non potevi <strong>ignorarlo mai<\/strong><\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Amarlo o detestarlo<\/strong>.<\/p>\n<p>Molti lo amavano, \u00e8 vero. Liberali e socialisti lo amavano Pannella, perch\u00e9 in fin dei conti era uno di loro. E con loro combatt\u00e9 per la giustizia giusta. Chiamava &#8220;compagni&#8221; i suoi, aveva un orizzonte diverso da quello dei liberalconservatori, ma \u00e8\u00a0dalla sinistra del Pli, \u00e8 dalla cultura crociana che era uscito fuori questo fuoriclasse. &#8220;Pannella \u00e8 figlio nostro &#8211; aveva scritto\u00a0<strong>Indro Montanelli<\/strong> &#8211; un figlio discolo e protervo, un Giamburrasca devastatore che dopo aver appiccato il fuoco ai mobili e spicinato il vasellame, \u00e8 scappato di casa per correre le sue avventure di prateria. Ma in caso di pericolo o di carestia, ve lo vedremo tornare portandosi al seguito mandrie di cavalli e di bufali selvaggi, quali noi non ci sogneremmo mai di catturare e domare&#8221;.\u00a0E gli avversari non lo detestavano: i cattolici lo rispettavano e gli riconoscevano\u00a0nobilt\u00e0 d&#8217;animo, idealismo\u00a0e a suo modo un afflato religioso e spirituale. A destra gli erano riconoscenti, perch\u00e9 amava spezzare la logica ferrea e conformista dell&#8217;arco costituzionale. E parlava ai congressi missini. Forse lo detestavano gli altri.\u00a0Grandi progressisti, intellettuali indipendenti di sinistra, vecchi potenti\u00a0e recenti demagoghi.\u00a0Non erano certamente dalla sua parte i comunisti. Non lo amavano perch\u00e9 era <strong>garantista<\/strong>, voleva la separazione delle carriere e la fine dell&#8217;azione penale obbligatoria. Predicava la non violenza e aborriva il\u00a0<strong>pacifismo <\/strong>(&#8220;con rispetto parlando&#8221;). Si era fatto fotografare con l&#8217;uniforme da <strong>soldato croato<\/strong> durante la crisi jugoslava.<\/p>\n<p>Negli anni Novanta, poi, Pannella si\u00a0era schierato con <strong>Silvio<\/strong>\u00a0<strong>Berlusconi<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong>tanto che un piccolo plotone di radicali venne\u00a0eletto nelle liste di <strong>Forza Italia<\/strong>. Profondamente anti comunista, liberista convinto, <strong>amerikano<\/strong> &#8220;col <em>k<\/em>&#8221; come era solito dire, grande difensore di Israele &#8211; che voleva nell&#8217;Unione europea &#8211; paladino del Tibet non indipendente ma libero (la bandiera l&#8217;ha portata con s\u00e9 nel suo ultimo viaggio). Democraticissimo, non aveva paura di battersi per il <strong>presidenzialismo <\/strong>(una delle idee di <strong>Piero Calamandrei<\/strong> che a sinistra hanno sempre oscurato). La sua ascendenza ideale era costruita su un &#8220;mantra&#8221; di grandi nomi che comprendeva Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e magari Don Luigi Sturzo. Comunque preferiva <strong>Luigi Einaudi <\/strong>e<strong> Alcide De Gasperi<\/strong> a\u00a0<strong>Palmiro Togliatti<\/strong>, con cui peraltro aveva incrociato le penne in un duello polemico.<\/p>\n<p>E i tanto citati diritti civili? Divorzio e aborto? La verit\u00e0 \u00e8 che aveva trascinato un recalcitrante\u00a0Pci nella battaglia\u00a0<strong>referendaria<\/strong> (voluta dai cattolici per abrogare leggi approvate grazie all&#8217;iniziativa di liberali e socialisti come <strong>Loris Fortuna)<\/strong>. Questo impeto anticlericale aveva\u00a0creato non pochi imbarazzi ai comunisti, che accusavano questo\u00a0borghese individualista\u00a0di\u00a0distogliere le masse operaie dalla (declamata) lotta di classe. Le\u00a0riforme, infine. Voleva riforme, sempre e ovunque, altro che rivoluzione: il suo ideale erano\u00a0i partiti anglosassoni, due o tre &#8220;partitoni&#8221; frutto del sistema maggioritario uninominale. Sfidava la\u00a0&#8220;trimurti&#8221; dei sindacati invitandoli ad &#8220;autobullonarsi&#8221;. Negli anni Ottanta gi\u00e0 vedeva il pericolo di un debito pubblico mostruoso. Denunciava il consociativismo Pci-Dc. E osavo scardinare\u00a0il totem per antonomasia, l&#8217;articolo 18.<\/p>\n<p>Per cattolici, liberali conservatori era un avversario, insomma. Ma a sinistra molti lo detestavano. E molti lo ignoravano per questo. Per non dovergli rispondere, per non fare i conti con lui. Per non dover ammettere che una sinistra normale avrebbe dovuto essere pi\u00f9 radicale che comunista\u00a0(e infatti Pds, Ds e Pd assomigliano pi\u00f9 a Pannella che a Enrico Berlinguer). Insomma, lo detestavano e lo ignoravano, a sinistra, perch\u00e9<strong>\u00a0lui<\/strong>\u00a0<strong>aveva\u00a0ragione <\/strong>e<strong> loro torto<\/strong>.<\/p>\n<p><em>AlGia<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2016\/05\/panbella.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-thumbnail wp-image-2161\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2016\/05\/panbella-150x150.jpg\" alt=\"panbella\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Marco Pannella il gigante, lo statista, il profeta dei diritti civili. Ha ricevuto\u00a0elogi sperticati, riconoscimenti generosi e\u00a0giusti, il leader dei radicali, morto a 86 anni dopo una vita di battaglie. E il suo movimento ha finalmente meritato analisi serissime. La &#8220;quercia caduta&#8221; dunque era buona, grande e viva. E a sinistra se ne sono accorti. 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