{"id":2215,"date":"2016-09-04T10:05:19","date_gmt":"2016-09-04T10:05:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/?p=2215"},"modified":"2016-09-07T19:27:34","modified_gmt":"2016-09-07T19:27:34","slug":"illusioni-e-demagogia-a-5-stelle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/2016\/09\/04\/illusioni-e-demagogia-a-5-stelle\/","title":{"rendered":"La radicale trasparenza e la demagogia a 5 Stelle"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>trasparenza<\/strong> tanto sbandierata e quella praticata. La trasparenza come ideologia e la trasparenza come prassi. La differenza si pu\u00f2 capire facilmente in una domenica romana.<\/p>\n<p>Nel carcere di <strong>Rebibbia<\/strong> si celebra il congresso del <strong>Partito radicale<\/strong>, il &#8220;transpartito nonviolento&#8221;, sogno mai realizzato di <strong>Marco Pannella<\/strong>, antico fustigatore della cosiddetta partitocrazia. La creatura pannelliana \u00e8 rimasta un&#8217;intuizione visionaria; oggi si trova pi\u00f9 in crisi che mai, su tutti i fronti. Il transpartito per scelta non partecipa alle elezioni, il soggetto politico italiano lo fa con fisionomia sfuggente e comunque con poca fortuna dal 1999. I soldi sono pochi, le iscrizioni languono. Ora si \u00e8 aggiunta la dolorosa difficolt\u00e0 di andare avanti senza il leader storico, da sempre bussola, baricentro e fonte inesauribile delle iniziative. Per\u00f2 il clima in casa\u00a0radicale, nonostante le difficolt\u00e0 su tutti fronti, non \u00e8 depresso. Anzi, c&#8217;\u00e8 battaglia. Nella &#8220;galassia radicale&#8221; scoppia una guerre stellare. Sulla successione, sulle prospettive, sulla gestione dei soggetti d&#8217;area. Due i fronti si contendono la prestigiosa eredit\u00e0 pannelliana. Da una parte l&#8217;ala &#8220;ortodossa&#8221; e non-violenta, che punta sulle battaglie <strong>ghandiane<\/strong> (le carceri, l&#8217;amnistia e l&#8217;indulto, il diritto umano alla conoscenza); dall&#8217;altra i boniniani che hanno in mente un&#8217;azione radicale s\u00ec (antiproibizionista, europeista, libertaria, liberista eccetera) ma tutta politica\u00a0e\u00a0anche elettorale. La battaglia \u00e8 feroce, ma civilissima. I due gruppi, regolamento e statuto alla mano, si scontrano per due giorni su ogni singolo passaggio. Ordine dei lavori, interventi, discussione generale, mozioni, emendamenti. La battaglia \u00e8 all&#8217;ultimo sangue, politicamente parlando. A tratti diventa anche guerra di cavilli, di nervi, personale. Si profila la scissione. Ma resta sempre un riferimento quasi maniacale alle norme, scritte, e agli organismi statutari. Il tutto poi avviene davanti alle telecamere, e soprattutto davanti ai microfoni di Radio Radicale. La pubblicit\u00e0 totale dello scontro garantisce probabilmente un esito unitario: vincono gli &#8220;ortodossi&#8221; <strong>pannelliani<\/strong> con 179 voti contro 79 ma la scissione non c&#8217;\u00e8. Il tutto \u00e8 rimandato alla prossima battaglia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2016\/09\/image.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-thumbnail wp-image-2222\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2016\/09\/image-150x150.jpeg\" alt=\"image\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p>A pochi chilometri di distanza si consuma un altro scontro, dentro il <strong>Movimento 5 stelle<\/strong>. Anche il Movimento viene considerato estraneo al sistema dei partiti, ma al contrario dei Radicali ha il vento nelle vele: masse di elettori, attivisti che lo blandiscono ormai da anni come la bestia nera della &#8220;casta&#8221; dei partiti . Parla da anni di trasparenza, di streaming, di selezione on line dei candidati, anzi dei &#8220;portavoce&#8221;, si organizza mediante meet up e in politica proclama la fine della nozione stessa di dirigenza: eletti ed elettori sarebbero uguali, grazie alla rete, e infatti gli eletti dichiarano di voler rinunciare all&#8217;indennit\u00e0 di carica. Perfino l&#8217;elemento carismatico rappresentato da Beppe Grillo si defila. Tutto \u00e8 Movimento, e &#8220;direttorio&#8221; (l&#8217;organismo interno guidato dai giovani di migliore resa mediatica). Il messaggio ha un successo travolgente. Perfino troppo, tant&#8217;\u00e8 vero che nei Comuni in cui vince si manifesta la sua nemesi. Roma \u00e8 la prova del nove per la parabola &#8220;grillina&#8221;. Nonostante una vittoria praticamente annunciata, il sindaco Virginia Raggi impiega settimane per scegliere la sua squadra, fra giunta e altre posizioni chiave. Le nomine, da sempre croce e delizia dei partiti, diventano un calvario, per il primo cittadino destinatario di una fiducia diretta e trasversale di tanti romani. La giunta non fa in tempo a partire \u00e8 gi\u00e0 perde assessore al bilancio e capo di gabinetto. Si dimettono anche i vertici delle principali <strong>partecipate<\/strong>. Tutte queste vicende &#8211; le scelte, le nomine, ma soprattutto i problemi interni e le dimissioni &#8211; avvengono <strong>senza alcuna plausibile spiegazione<\/strong> e comunicazione. Elettori e opinione pubblica restano all&#8217;oscuro di tutto. La stampa ricostruisce la storia della crisi che si consuma al Campidoglio e le ricostruzioni descrivono un conflitto durissimo fra varie entit\u00e0 interne al movimento. Gruppi o personalit\u00e0 contrapposte hanno visioni differenti ma i (normali, legittimi) <strong>confitti<\/strong> non si manifestano chiaramente: la &#8220;dialettica&#8221; interna &#8211; eufemismo &#8211; \u00a0non emerge pubblicamente in modo comprensibile. Non si capisce bene su cosa verta lo scontro, quali siano i motivi delle divergenze.<\/p>\n<p>L&#8217;assessore al bilancio parla di un deficit di trasparenza. La nuova idea di democrazia propaganda dal Movimento 5 Stelle, davanti al Paese, si mostra per quello che \u00e8 oggi. Un&#8217;<strong>illusione<\/strong> nella migliore delle ipotesi. <strong>Demagogia<\/strong> nella peggiore. \u00c8 la riprova che che non ci sono soluzioni facili: i clic, i direttori, gli staff e i meet-up non possano sostituire la fatica e i conflitti della democrazia. Ma la stessa critica si potrebbe fare per tutti i proclami del Movimento. \u00c8 illusione o auto-illusione, o demagogia, sostenere che di fronte ai problemi della globalizzazione possiamo tornare a &#8220;mangiare quel che produciamo e produrre ci\u00f2 che mangiamo&#8221;. Ma anche promettere di combattere la povert\u00e0 regalando &#8220;redditi garantiti&#8221; significa illudere, se non spieghi dettagliatamente dove prendi i soldi o fai credere che basti tagliare gli stipendi dei parlament\u00e0ri. Illudi i cittadini se sostieni che sia possibile tagliare la spesa pubblica con provvedimenti indolori. E ancora, la moralizzazione del Paese non passa dai cori &#8220;o-ne-st\u00e0, o-ne-st\u00e0&#8221;. Chiedere sempre e comunque le dimissioni degli indagati non significa ristabilire un rapporto corretto fra poteri e ordini dello Stato. E la recessione si pu\u00f2 analizzare come una sorta di complotto di banche e \u00a0finanza o peggio ancora di fantomatiche &#8220;<strong>massonerie<\/strong>&#8220;? Allargando ancora la visuale: il terrorismo, i conflitti e le aggressioni internazionali non si possono contrastare col vecchio <strong>pacifismo<\/strong>. I 5 Stelle imputano spesso, ai loro avversari, notevoli nefandezze, in modo spesso esagerato o immeritato. Anche <strong>demagogia e qualunquismo<\/strong> per\u00f2 non sono pratiche indolori in un passaggio storico difficile. Anzi, per qualcuno sono fra gli strumenti peggiori che un politico possa utilizzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La trasparenza tanto sbandierata e quella praticata. La trasparenza come ideologia e la trasparenza come prassi. La differenza si pu\u00f2 capire facilmente in una domenica romana. Nel carcere di Rebibbia si celebra il congresso del Partito radicale, il &#8220;transpartito nonviolento&#8221;, sogno mai realizzato di Marco Pannella, antico fustigatore della cosiddetta partitocrazia. La creatura pannelliana \u00e8 rimasta un&#8217;intuizione visionaria; oggi si trova pi\u00f9 in crisi che mai, su tutti i fronti. Il transpartito per scelta non partecipa alle elezioni, il soggetto politico italiano lo fa con fisionomia sfuggente e comunque con poca fortuna dal 1999. 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