{"id":2502,"date":"2017-08-18T21:50:13","date_gmt":"2017-08-18T21:50:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/?p=2502"},"modified":"2017-08-19T17:07:21","modified_gmt":"2017-08-19T17:07:21","slug":"cinzia-caterina-e-bruno-se-la-vita-vince-anche-a-barcellona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/2017\/08\/18\/cinzia-caterina-e-bruno-se-la-vita-vince-anche-a-barcellona\/","title":{"rendered":"Cinzia, Caterina e Bruno. Se la vita vince anche a Barcellona"},"content":{"rendered":"<p><strong>Bruno Gulotta<\/strong> \u00e8 morto sulla Rambla di Barcellona, travolto da un furgone impazzito e guidato da un terrorista islamico invasato e sorridente, killer di un&#8217;intera folla di persone normali, perbene, sconosciute. Persone come lui, Bruno, trentacinquenne di Legnano, manager brillante di un&#8217;azienda informatica, dedito con passione al suo lavoro e alla sua splendida famiglia. Moglie e figli, due bambini. Erano tutti con lui, in quel momento, e lo hanno visto morire sulla strada pi\u00f9 nota e viva di una citt\u00e0 turistica, solare, aperta e moderna. I bambini e la mamma per pochi centimetri ce l&#8217;hanno fatta: sono scampati alla follia degli assassini, salvati dal pap\u00e0 o forse dalla mamma, che teneva nel marsupio la piccola, neanche un anno, e ha tirato a s\u00e9 il pi\u00f9 grande, 5 anni, sottraendolo con forza e rabbia a un destino che sembrava segnato, mentre Bruno faceva loro da scudo. Ma quante sono le vite spezzate per una manciata di centimetri, o al contrario quelle salvate dal caso, da un dettaglio, da un telefono squillato, da un caff\u00e8 pi\u00f9 lungo del previsto, da un contrattempo, o forse, chiss\u00e0, dalla mano di un angelo.<\/p>\n<p>Del suo angelo parla <strong>Cinzia<\/strong>, che nell&#8217;amata Barcellona si trovava in vacanza, e ieri passato l&#8217;incubo ha guardato\u00a0la citt\u00e0\u00a0dal\u00a0Montjuic, in silenzio, dall&#8217;alto della collina dove \u00e8 salita per &#8220;ammirare e abbracciare tutta Barcelona, senza inutili cortei&#8221;. Il giorno prima ha visto il terrore passarle vicino: &#8220;Ho ancora il cuore in gola e le lacrime &#8211; ha detto scritto poco dopo l&#8217;attentato &#8211; Ho provato sulla mia pelle quello che vogliono queste bestie schifose. Farti sentire un animale in fuga senza sapere da cosa da chi e come salvarti. Vogliono farti sentire come un topo in gabbia, che non sa cosa succede e come finir\u00e0, e specialmente senza sapere perch\u00e9. Bestie schifose. Non riesco a scrivere altro, per ora. Siamo salvi in albergo e piango per chi non ha avuto la mia fortuna&#8221;. Anche Cinzia, altra mamma, ha\u00a0un angelo a cui pensare. &#8220;<strong>Grazie Fede\u00a0angelo mio<\/strong>&#8221; ha detto, rivolgendo il pensiero al figlio. Proprio come <strong>Caterina<\/strong>, che a Barcellona lavora da anni. E nella sua Barcellona aspetta il suo bambino ormai in arrivo. Un bambino gi\u00e0 vivace, &#8220;ribelle&#8221; dice lei con l&#8217;affettuoso tono di rimprovero della madre che \u00e8 gi\u00e0, bella e raggiante. &#8220;No tinc<strong>\u00a0por&#8221;\u00a0<\/strong>pu\u00f2 scandire oggi insieme a un&#8217;intera nazione, dal re al sindaco al pi\u00f9 anonimo dei suoi concittadini: io non ho paura. Ma ieri &#8211; confessa &#8211; ha conosciuto il terrore. \u00a0&#8220;Come ogni mattina &#8211; ha raccontato &#8211; ho salutato Fabio e sono andata a lavorare e, come quasi ogni giorno, sarei andata alle 17 in<strong> plaza Catalunya<\/strong> ad aspettarlo, quando finisce di lavorare. Oggi la mia pancia era pi\u00f9 ribelle del solito e ho deciso di non andare. Stamattina &#8211; ha scritto nel giorno pi\u00f9 lungo e terribile di Barcellona &#8211; non sapevo che non ci saremmo rivisti fino a tarda notte. Stamattina non sapevo che il mio bimbo, forse, ci ha protetto. Stamattina, forse, non conoscevo ancora il <strong>terrore<\/strong>&#8220;. &#8220;Barcellona mia, piango con te e con il dolore che emani questa notte&#8221; ha scritto Caterina, in quella che sembra una preghiera. Rivolta alla sua nuova citt\u00e0 e al suo piccolo\u00a0ribelle che in qualche modo l&#8217;ha salvata. E alla vita. La vita che celebra anche Cinzia, dall&#8217;alto del <strong>Montjuic<\/strong>, e la vita che sicuramente celebreranno anche i figli piccoli di Bruno, quando saranno grandi, quando sapranno, quando leggeranno e quando penseranno al loro pap\u00e0.<\/p>\n<p>algia<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2017\/08\/IMG_2649.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-thumbnail wp-image-2509\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giannoni\/files\/2017\/08\/IMG_2649-150x150.jpg\" alt=\"IMG_2649\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Bruno Gulotta \u00e8 morto sulla Rambla di Barcellona, travolto da un furgone impazzito e guidato da un terrorista islamico invasato e sorridente, killer di un&#8217;intera folla di persone normali, perbene, sconosciute. 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