Torno a scrivere qui dopo un po’ di tempo (sono stato in vacanza) e lo faccio grazie all’entusiasmo di un incontro. L’altro giorno, poco prima che salisse sul palco dell’Mtv Day a Milano, ho parlato con Lorenzo Cherubini. Negli anni scorsi, sulle pagine del Giornale spesso l’ho criticato, talvolta duramente come quando presentò quella specie di rap elettorale al Festival di Sanremo. Era, allora, un capopolo drogato dagli applausi più pericolosi, quelli degli opinion leader, dei maitre a penser, della grande stampa. Ogni volta che parlava, Jovanotti prendeva una caterva di applausi senza accorgersi che quasi tutti erano strumentali. Difatti sono finiti quando lui ha smesso di appartenere senza se e senza ma a quella Grande Chiesa che lo applaudiva. Allora è entrato in crisi, anche personale, e ha attraversato qualche momento buio. Adesso sta finendo di registrare il suo nuovo cd, che dovrebbe uscire alla fine dell’anno (o anche prima) e all’Mtv Day è stato il protagonista assoluto, più ancora dei Negramaro. Parlandogli, si capisce che è un Jovanotti nuovo, che ha il senso della misura, è meno autocompiaciuto, più consapevole dei propri limiti e, soprattutto, finalmente libero. Dice quello che vuole, senza obblighi da rispettare. E’ sereno, non ha più il bisogno spasmodico dell’applauso. Voterà Veltroni alla guida del Pd, non si riconosce nei vaffanculo di Beppe Grillo perché pensa che le priorità dell’Italia siano il problema delle pensioni e del precariato e si capisce che non parla più per ricevere consensi ma, semplicemente, per esprimere quello che pensa. Perciò credo che il suo prossimo disco sarà una rivelazione, finalmente al riparo da certe scivolate gratuite o da dimostrazioni onanistiche di bravura enciclopedica. Sarà il disco della maturità, anche se è brutto da dire. Sarà soprattutto il frutto di un’evoluzione che, dopo più di vent’anni, ha portato Jovanotti a essere oggi uno dei pochi dal quale potersi ancora aspettare belle sorprese. [photopress:jovanotti_1_2.jpg,full,pp_image]