Di solito i cantanti, soprattutto un certo tipo di cantanti, sono tra i primi a intercettare i gusti della piazza. E’ il loro mestiere. In un certo senso sono tra i termometri popolari più affidabili: se dicono qualcosa, se individuano una tendenza o lanciano un appello è perché l’hanno raccolto da qualche parte durante i concerti, gli incontri con i fans, i viaggi. Stavolta Beppe Grillo è arrivato prima di loro, esprimendo una forma di contestazione e di critica che negli ultimi quarant’anni è stata tipica sopratutto della musica perché, diciamolo, il vaffanculo è rock. Ma finora nessuno, a parte Jovanotti, ha ancora avuto il coraggio di esprimere pubblicamente il suo pensiero su quanto Grillo sta facendo o dicendo in queste settimane. Né applausi né critiche. Quando, solo per andare di pochi anni indietro nel tempo, Nanni Moretti aderì ai girotondi ci fu una mitragliata di commenti di artisti, rockettari, musicisti e via dicendo. E vi ricordate ai tempi di Mani Pulite? Parlavano tutti. Stavolta zero. E’ la prima volta che la musica popolare esprime in modo così netto e passivo la propria distanza dalla realtà politica e sociale. Sbigottimento? Incapacità di capire che cosa convenga fare o dire? Tutto può essere. Di sicuro in questo periodo mancano in Italia artisti capaci di essere “sintonici” con il proprio pubblico. C’è molto disorientamento, insomma. Il nostro rock sta invecchiando. E non è un buon segno.[photopress:beppe_grillo_1_2_3.jpg,thumb,pp_image]