[photopress:radiohead.jpg,full,alignright]Mi sembra di essere tornato indietro di trent’anni, ai tempi in cui i cantanti (leggi cantautori) spesso dicevano una cosa e poi ne facevano un’altra, generalmente opposta. Qualche settimana fa i Radiohead hanno messo in rete il loro cd senza pubblicità, senza strilli di qualche major, senza neppure l’obbligo di pagarlo: ciascuno poteva liberamente scegliere l’importo e anche un centesimo andava bene. Sembrava di essere tornati alla spesa proletaria, evviva, tutti contenti, abbasso le schifose major capitaliste che sfruttano i poveri artisti e distruggono la musica. Risultato: 1 milione e mezzo di download in rete e almeno il triplo di applausi. Bene, adesso che è passata la fase internet, i Radiohead hanno annunciato che il loro cd uscirà anche in formato regolare perché hanno firmato un contratto con la XL Recordings, che casualmente – ma solo causalmente per carità – è la stessa etichetta che ha pubblicato il cd solista del cantante Thom Yorke. Quindi il nuovo album dei Radiohead ‘In rainbows’ uscirà anche in cd e l’operazione – guai se verranno a dire il contrario – era ampiamente pianificata da tempo alla faccia di tutte le crociate anticapitalistiche per liberarsi dal gioco delle grandi multinazionali del disco. E la maggiorparte di chi si è comprato i file via download adesso farà ordinatamente la fila nei megastore per prendersi anche il dischetto. Insomma, un bel colpo di strategia commerciale, nemmeno Christina Aguilera sarebbe stato capace di fare una cosa del genere e Madonna starà mangiandosi le dita dall’invidia. In fondo, niente di male, è il marketing bellezza. Ma dai Radiohead non me lo sarei mai aspettato, anzi, per dirvela tutta, sono convinto che il gruppo dovrebbe vergognarsi. Va bene tutto, ma prendere in giro la gente è un lusso che non avrebbero dovuto permettersi perché ormai ne siamo proprio stufi.