E invece sì. Quando esce un disco nuovo dei Beatles, i «giovani per forza» (plotone eterogeneo composto da hipster e talebani della novità) snocciolano sempre i motivi per i quali è una pubblicazione inutile. Non è memorabile. Vogliono spremere i fan. Non ce n’è bisogno, eccetera eccetera. Invece di questo On Air – Live at the Bbc Volume 2 ce n’era proprio bisogno. Perché è un gioiellino per i beatlesiani e una lezione per tutti gli altri che oggi non capiscono che cosa si debba fare per avere successo. Soprattutto tanta fatica. Tantissima. Spesso troppa. Il talento è decisivo e non è poi così raro. Perciò conta molto, moltissimo la capacità di mostrarlo. La resistenza. E la determinazione. Tutte caratteristiche che troppo spesso oggi i giovani musicisti fanno finta di non conoscere o addirittura sottovalutano e disprezzano.
John Lennon, George Harrison, Ringo Starr e Paul McCartney non si sono mai tirati indietro. E i fatti lo dimostrano.
Insomma On air è un doppio cd (triplo vinile) che raccoglie 37 canzoni e 23 brani parlati raccolti dal vivo tra il 1963 e il ’64 alla Bbc di Londra. Tanti classici: Please please me, From me to you, I saw her standing there, su tutti. E molte cover, tre delle quali finora pubblicate solo su bootleg fruscianti: I’m talking about you di Chuck Berry, Beautiful dreamer, che è di Stephen Foster ma fu resa celebre da Jerry Lee Lewis, e Happy birthday dedicata alla trasmissione Saturday club.
Molto spesso i Beatles, come raccontò George Harrison, arrivavano alla Bbc di Londra su di un furgoncino scassato, collegavano gli strumenti, suonavano e poi ripartivano subito per un altro concerto. E la baldanza o addirittura la fretta si percepiscono quasi sempre, ad esempio nell’assolo di chitarra molto scolastica di Lucille o nell’entropia di Long tall Sally. Machissenefrega. Basta ascoltare Words of love di Buddy Holly (di cui c’è anche un video) per capire ancora una volta che la freschezza dei Beatles stride tuttora con i tanti barocchismi techno del pop che si ascolta adesso. Oggi molto spesso una bella coperta digitale riscalda la mancanza di intuizione. Allora no. E anche se erano sbarbatelli addirittura tremolanti dal vivo (Ringo Starr aveva già un suono inconfondibile ma non ancora la padronanza) non sbagliavano un colpo. Perciò solo nel 1963 la Bbc li convocò 39 volte per registrare 88 canzoni diverse e le migliori sono qui, in questo nuovo capitolo della neverending band, il gruppo morto nel 1970 ma sostanzialmente ancora vivo senza un filo di polvere addosso. E difatti questo doppio disco, che è il sequel di quel Volume 1 che uscì quasi vent’anni fa e piazzò cinque milioni di copie, ha già avuto la benedizione anche di riviste come Guitar World che non sono tradizionalmente beatlesiane. E non è nostalgia canaglia. In questo On air ci sono i Beatles più ingenui quindi vitali, prima che diventassero «fantascientifici» come scrive in questa pagina George Martin o addirittura «una trappola» come li definì John Lennon senza troppa gratitudine. Stavano diventando l’archetipo della popstar e, se ci pensiamo bene, da allora sono arrivati troppi replicanti con il fiato corto.

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