È senz’altro uno dei concerti più interessanti dell’estate rock. Kaiser Chiefs. Umbria Rock. Il 3 agosto a Massa Martana, provincia di Perugia. Evento strano, inconsueto, capace di diventare un «cult» nelle nostre estati sempre meno chitarristiche (per dire, stasera suonano Paul Weller e The Charlatans). Dopotutto i Kaiser Chiefs di Leeds sono una garanzia di qualità: otto dischi, un bel po’ di milioni di copie vendute e molta più credibilità accumulata in oltre quindici anni di carriera. Uno dei loro brani, Ruby , forse il singoo più conosciuto è anche finito nel videogioco Guitar Hero III , a dimostrazione che questi inglesi non scherzano e sanno il fatto loro anche a confronto con gli altri big in scaletta, da Santana a ZZ Top ad Aerosmith. Non sono popolari, sono bravi: e non sempre le due caratteristiche coincidono. «Diciamo che siamo sicuri di noi stessi», spiega Nick Baines detto Peanut, che nei Kaiser Chiefs suona tastiere e sintetizzatori.

Scusi Baines, avete un forte legame con il rock più classico: non sempre è un indice di sicurezza. Spesso è solo “effetto vintage”.

«No, noi non nascondiamo le nostre influenze e, visto che ne siamo il prodotto, le mostriamo a tutti. Amiamo il rock’n’roll, da Tommy degli Who ai Beach Boys, il primo gruppo che a cinque anni i miei genitori mi hanno autorizzato ad ascoltare da solo: appoggiavo la puntina e li ascoltavo e riascoltavo».

Ormai sembra preistoria.

«La buona musica rimane sempre buona perciò non ci sentiamo mai di “osare” quando suoniamo brani composti e resi famosi da quelli che in generale si possono definire mostri sacri».

Avete registrato il vostro nuovo disco Education, education, education & War ad Atlanta, uno dei centri focali del blues e del soul.

«Sicuramente la musica del Delta (si riferisce al Delta del Mississippi – ndr ) ci ha influenzato perché – come insegna un certo blues – mentre componi il pezzo sai già come suonarlo dal vivo».

Concetto non semplice da capire per chi non è abituato a comporre canzoni.

«Intendo dire che la scrittura dell’album e l’arrangiamento delle canzoni per il concerto arrivano praticamente insieme».

E stavolta come è andata?

«Abbiamo recuperato l’energia dei primi dischi e intensità dei concerti. Diciamo che i secondi hanno influenzato il primo…».

Lo sapete che a Umbria Rock suonerete di fronte a una chiesa del settimo secolo?

«Senza dubbio sarà una situazione che darà ancora più magia al concerto».

Però è un festival, non è un concerto soltanto vostro.

«Siamo abituati ai festival, sia in Euorpa che negli Stati Uniti, non è certo la prima volta che ci troviamo in un contesto del genere».

In più c’è una novità.

«La nostra nuova formazione».

Risultato?

«Saremo più rock che mai. Alla fine il pubblico si sentirà come se fosse in un luogo di fantasia».

Però la realtà è che uno dei cardini della band, Nick Hodgson, se ne è andato.

«E per noi è stata una perdita simile a quella che si prova per un familiare o per un caro amico. Gli vogliamo bene e abbiamo accettato che voglia cimentarsi in cose nuove. E abbiamo scoperto che, senza di lui, siamo tornati alle radici e che adesso siamo davvero una nuova band».

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