La voce di Robin Williams era musica. Basta ascoltarla nella versione originale dei suoi film, senza doppiaggio, per capire quanto fosse flessibile, armonica, melodiosa. Era blues, spesso gospel, qualche volta rock (ad esempio ha cantato spesso Fire, una cover di Bruce Springsteen). Lui la sapeva gestire con la sensibilità di una persona sofferente: con alti e bassi improvvisi, che sapevano commuovere e poi divertire nello spazio di un minuto. Nelle ospitate radio o tv della sua America, improvvisava imitazioni di politici e giornalisti che qui da noi non sono mai state trasmesse ma che rendono l’idea di quanto fosse un guitto da avanspettacolo che il cinema aveva inglobato e forse condannato alla sofferenza. Ora che se ne è andato proprio come, sotto sotto, aveva sempre pensato accadesse, ossia togliendosi la vita da solo perché ammalato di solitudine, tutti ovviamente ricordano la grandezza dell’attore. Ma il Robin Williams musicale è stato altrettanto divertente e imprevedibile. E c’entra poco il suo ruolo di deejay salva anime in Good morning Vietnam, nel quale peraltro ha annunciato (e rilanciato per il pubblico anni ’80) canzoni come I feel good di James Brown. Contano ad esempio, le sue canzoni nella colonna sonora di Aladdin del 1992, che finì pure in cima alla classifica. Bella voce, molto da club specialmente in Friend like me. Il suo mondo era quello virtuoso e pacato di Bobby McFerrin. Lo sapete che ha partecipato al video di Don’t worry be happy? e che nel disco di cover dei Beatles organizzato dal loro produttore George Martin canta Come together proprio con McFerrin? 1998, l’anno del suo Oscar. Come sul set, gli piaceva improvvisare, sapendo di avere tutti i timbri adatti. Era una sorta di Mrs Doubtfire anche vocalmente: nel 2006 ha cantato ‘A mi manera’, che è la versione spagnola di My Way di Sinatra. Stava doppiando un pinguino (il Ramon di Happy feet) e si sente che c’è il tono divertito eppure malinconico di chi è felice di aver vissuto my way, cioè a modo proprio, ma è consapevole di portare il peso di quelle scelte sulle ossa e nell’animo. Quando improvvisò uno spiritual in un programma tv americano con Wayne Brady, aveva lo stesso spirito: giocoso e malinconico, di certo molto più compassato di quando si è presentato a sorpresa all’edizione americana di American Idol come Ivan Poppanoff, improbabile vincitore dell’edizione russa: fece ridere milioni di persone. Perché? Perché Robin Williams stava benissimo dentro la musica, i suoi sketch erano musicali e anche le sue battute avevano tempi musicali e, se proprio vi capita, cercatelo nella scena finale di Piume di struzzo: balla scherzosamente sulle note di We are family dei Sister Sledge. Ritmo, gioia, ironia. Tutti gli ingredienti che gli sono serviti a tenere buona la malinconia fino all’ultimo, fin quando l’ha fatta accomodare per sempre nel proprio destino.

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