Però no, non può andarsene così uno che non è mai arrivato, che si è sempre perduto nei meandri dell’imperfezione perfetta, del suono dissonante. I Velvet Underground. Lui. Da solo. Lou Reed è morto per l’ennesima volta, stavolta per davvero, dopo essersi giocato il fegato in cinquant’anni di eccessi ed averlo cambiato pochi mesi fa per guadagnare qualche mese di appello. «Tanto la mia sentenza è già scritta», diceva trent’anni fa. Ha preso per mano il rock, che manco gli piaceva così tanto, per dargli quel dolore letterario e quella profondità di sensi che non aveva mai avuto. Forse perché, […]