La voce di Robin Williams era musica. Basta ascoltarla nella versione originale dei suoi film, senza doppiaggio, per capire quanto fosse flessibile, armonica, melodiosa. Era blues, spesso gospel, qualche volta rock (ad esempio ha cantato spesso Fire, una cover di Bruce Springsteen). Lui la sapeva gestire con la sensibilità di una persona sofferente: con alti e bassi improvvisi, che sapevano commuovere e poi divertire nello spazio di un minuto. Nelle ospitate radio o tv della sua America, improvvisava imitazioni di politici e giornalisti che qui da noi non sono mai state trasmesse ma che rendono l’idea di quanto fosse un […]