Metti un pomeriggio con Paul McCartney. Londra, solita pioggerella. Lui stanchissimo, sopracciglia spioventi per overdose di chiacchiere promozionali, parla a tratti ma che gli importa: sta per pubblicare un disco che a 71 anni quasi tutti se lo scordano (la rivincita dei settantenni, già). E non è neppure più impantanato nella nostalgia come nell’ultimo ‘Kisses on the bottom’ o nel giovanilismo di ritorno dei Fireman e The Bloody Betroots. «Il mio disco è ‘New’ di nome e di fatto», dice tra le righe tanto che si siede al tavolo di un hotel dietro Oxford Circus, dove ha imposto aria condizionata […]