{"id":172,"date":"2017-04-24T11:13:24","date_gmt":"2017-04-24T09:13:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/?p=172"},"modified":"2017-04-24T11:13:36","modified_gmt":"2017-04-24T09:13:36","slug":"la-lezione-di-tempo-di-libri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/2017\/04\/24\/la-lezione-di-tempo-di-libri\/","title":{"rendered":"La lezione di Tempo di libri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2017\/04\/tempo-di-libri.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-173\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2017\/04\/tempo-di-libri-225x300.jpg\" alt=\"tempo di libri\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2017\/04\/tempo-di-libri-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2017\/04\/tempo-di-libri.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da Tempo di libri, la nuova fiera del libro di Milano, emerge una certezza: la cultura italiana non pu\u00f2 fare a meno delle case editrici indipendenti. Nonostante sabato e domenica l\u2019affluenza sia stata buona, nei primi tre giorni di fiera il pubblico \u00e8 stato pochissimo.<br \/>\nUna motivazione \u00e8 senz\u2019altro la scelta infelice delle date (tra Pasqua e il ponte del 25 aprile) ma, se vogliamo fare un\u2019analisi pi\u00f9 approfondita, la causa principale \u00e8 la mentalit\u00e0 per cui si pensa sia sufficiente avere ospiti noti (il secondo giorno per esempio c\u2019era Philippe Daverio che camminava praticamente solo per la fiera, il primo giorno ad ascoltare Saviano c\u2019erano una quarantina di persone), un\u2019importante rassegna stampa e le grande case editrici per fare una fiera del libro di successo. Senza comprendere che un evento del genere non lo fanno 20 grandi editori e 50 stand istituzionali ma 500 editori indipendenti.<br \/>\nCerto, si tratta di una prima edizione, ma gli errori sono stati molteplici e non ammissibili per una fiera che per gli editori \u00e8 la pi\u00f9 cara d\u2019Italia, anche perch\u00e9 la tendenza complessiva \u00e8 stato un incasso inferiore a pi\u00f9 del 50% rispetto Torino.<br \/>\nAl tempo stesso non ha premiato la volont\u00e0 di andare a scontro con il Salone del libro dando vita a un vero e proprio boicottaggio da parte di una fetta consistente degli editori.<br \/>\nSono anche mancate piccole accortezze che assumono una diversa valenza se rapportate al flop di pubblico nei primi giorni, un esempio? Gli editori non avevano biglietti omaggio, tutti i nostri autori hanno dovuto pagare l\u2019ingresso.<br \/>\nAltra perplessit\u00e0 la location: era davvero necessario organizzare l\u2019evento a Rho per poi occupare solo due padiglioni? Non sarebbe stato pi\u00f9 logico farlo alla fiera Milanocity pi\u00f9 vicina al centro citt\u00e0 e pi\u00f9 facilmente raggiungibile? Un visitatore per arrivare in fiera doveva spendere 5 euro di metropolitana e 10 di di ingresso.<br \/>\nIndubbiamente ci sono stati anche aspetti positivi: ottimi allestimenti, buona disposizione degli spazi, corridoi larghi, sicuramente una bella fiera da visitare.<br \/>\nLe prospettive per far diventare Tempo di libri un appuntamento centrale per l\u2019editoria italiana ci sono tutte ma \u00e8 necessario ripensare l\u2019evento con un maggior coinvolgimento degli editori indipendenti superando fratture, polemiche e divisioni che in un paese con quasi il 60% di non lettori sono solo dannose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da Tempo di libri, la nuova fiera del libro di Milano, emerge una certezza: la cultura italiana non pu\u00f2 fare a meno delle case editrici indipendenti. 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