{"id":29,"date":"2015-10-23T10:27:55","date_gmt":"2015-10-23T08:27:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/?p=29"},"modified":"2015-10-23T10:27:55","modified_gmt":"2015-10-23T08:27:55","slug":"centanni-fa-moriva-filippo-corridoni-il-sindacalista-rivoluzionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/2015\/10\/23\/centanni-fa-moriva-filippo-corridoni-il-sindacalista-rivoluzionario\/","title":{"rendered":"Cent&#8217;anni fa moriva Filippo Corridoni, il sindacalista rivoluzionario"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2015\/10\/corridoni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-30\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2015\/10\/corridoni-181x300.jpg\" alt=\"corridoni\" width=\"181\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2015\/10\/corridoni-181x300.jpg 181w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2015\/10\/corridoni.jpg 420w\" sizes=\"(max-width: 181px) 100vw, 181px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il 23 ottobre 1915 moriva a San Martino del Carso Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario, pubblichiamo la prefazione di Enrico Nistri alla nuova edizione di &#8220;Sindacalismo e Repubbblica&#8221;, il libro pi\u00f9 rappresentativo del pensiero di Corridoni <a href=\"http:\/\/www.historicaedizioni.com\/prodotto\/sindacalismo-e-repubblica\/\">riproposto da Idrovolante edizioni<\/a>.<\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ripubblicare un testo fondamentale di Filippo Corridoni, insieme ad alcuni saggi di indubbio interesse per la comprensione del suo breve ma intenso itinerario politico e umano, costituisce, oltre a un\u2019operazione culturale di indubbio spessore, un generoso tentativo di celebrare, al di fuori dell\u2019ambiguit\u00e0 che ha contraddistinto molte commemorazioni ufficiali, il centenario dell\u2019ingresso dell\u2019Italia nella grande guerra.<br \/>\n<strong>L\u2019interventismo, infatti, \u00e8 una data che da tempo non gode di buona stampa<\/strong>. Grava su di essa il peso di due speculari mistificazioni, l\u2019una antica, fascista, l\u2019altra antifascista, pi\u00f9 recente. La prima si pu\u00f2 riassumere nella frase \u201cMaest\u00e0, io vi porto l\u2019Italia di Vittorio Veneto\u201d, attribuita a Mussolini quando si present\u00f2 al re dopo la marcia su Roma. In realt\u00e0 a volere la grande guerra non erano stati solo i fascisti: l\u2019interventismo era stato un fenomeno di vasta portata che aveva coinvolto destra e sinistra, nazionalisti e socialisti moderati o rivoluzionari, monarchici e repubblicani. Certo, tutti o quasi i gerarchi si erano distinti in combattimento, ma nessuno di loro poteva rivendicare il monopolio del patriottismo.<br \/>\n<strong>L\u2019altra mistificazione, quella antifascista, \u00e8 figlia della ventata antimilitarista<\/strong> che gi\u00e0 nel \u201968 incresp\u00f2 le celebrazioni del cinquantenario della Vittoria, quando pure era presidente della Repubblica un uomo come Saragat, volontario nella grande guerra. In base a essa l\u2019intervento sarebbe stato imposto alle pacifiche masse socialiste e cattoliche da una congiura di palazzo con la complicit\u00e0 di qualche retore prezzolato, di un socialista rinnegato, di un pazzo che esaltava la guerra \u201csola igiene del mondo\u201d. Di qui la simpatia per i \u201cvinti di Caporetto\u201d: i renitenti, i disertori, i fucilati, vittime magari di sommarie decimazioni.<br \/>\n<strong>La realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa: l\u2019interventismo non fu un\u2019esclusiva di pochi.<\/strong> L\u2019insofferenza per la Triplice Alleanza, l\u2019irredentismo, la convinzione che l\u2019Italia, fattasi troppo facilmente Stato unitario, avesse bisogno di una guerra come grande \u201cesame di maturit\u00e0\u201d per divenire davvero una nazione avvicinavano destra e sinistra, repubblicani e socialriformisti, laici e cattolici, anarchici e conservatori. Accomunavano Togliatti, volontario nella Sanit\u00e0 e poi negli Alpini, e Mussolini, Nenni e Bissolati, don Sturzo e Ferruccio Parri. La Toscana e Firenze, la citt\u00e0 della \u201cVoce\u201d e di \u201cLacerba\u201d, che col suo istituto di studi superiori esercit\u00f2 una straordinaria attrattiva su generazioni di irredenti, sono state il cuore di questo movimento. Interventisti furono Gaetano Salvemini e Giuseppe Prezzolini, che pure da ragazzo si era fatto riformare alla visita di leva, Pietro Jahier e Ardengo Soffici, il livornese Giosu\u00e8 Borsi e il viareggino Lorenzo Viani, il \u201cteppista\u201d Ottone Rosai e il quindicenne Curzio Suckert, non ancora Malaparte, nonch\u00e9, fra i cattolici, il futuro presidente della Repubblica Gronchi e il futuro \u201csindaco dell\u2019Alluvione\u201d a Firenze Piero Bargellini, decorato al valor militare come don Giulio Facibeni, fondatore della Madonnina del Grappa, e il padre domenicano Maccanti, cappellano della brigata garibaldina Alpi caduto a Bligny nel 1918. Sotto un certo punto di vista proprio sui campi di battaglia del \u201915-18 ebbe luogo una \u201cpre-conciliazione\u201d morale fra i cattolici e la nazione che anticip\u00f2 la Conciliazione giuridica del \u201829.<br \/>\n<strong>Certo, l\u2019esame di maturit\u00e0 rivendicato dalla pedagogia della \u201cVoce\u201d ha presentato un conto troppo alto: economico, politico e soprattutto umano.<\/strong> Un conto che per\u00f2, settant\u2019anni fa, non era facile prevedere. Ma non \u00e8 un buon motivo per disprezzare il sacrificio di quanti hanno dato il meglio di se stessi in quella che consideravano la quarta guerra d\u2019indipendenza. La comprensione per i vinti di Caporetto non deve farci vergognare dei vincitori di Vittorio Veneto, n\u00e9 indurci a equiparare agli eroi di guerra coloro che furono vittime di decimazioni e processi sommari all\u2019indomani di Caporetto.<br \/>\nFra questi vincitori e questi eroi, anche se la morte precoce gli neg\u00f2 la gioia della vittoria, vi fu senz\u2019altro Filippo Corridoni, di cui \u00e8 doveroso esaminare i molteplici volti: il sindacalista, l\u2019interventista, il volontario, lo scrittore, cos\u00ec come \u00e8 senz\u2019altro interessante, nel convegno tenutosi a Parma il settembre scorso, indagare sulla formazione del suo mito, sui monumenti che gli furono dedicati, sulla sua controversa eredit\u00e0 etico-politica.<\/p>\n<p><strong>La figura di Corridoni<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019indagine doverosa, perch\u00e9 Corridoni non \u00e8 una figura di facile interpretazione. Il suo itinerario politico e intellettuale \u00e8 ricco di bruschi colpi di scena, sia pure all\u2019interno di un\u2019intima coerenza morale. Fu acceso antimilitarista e convinto interventista. Esord\u00ec nella politica e nel giornalismo con un foglio intitolato \u201cRompete le righe\u201d e divenne sostenitore del \u201cPopolo d\u2019Italia\u201d. Ader\u00ec all\u2019Unione sindacale italiana con Giuseppe Di Vittorio e Alceste De Ambris, ma percorse un itinerario analogo a quello di Mussolini, da cui fu paragonato a un \u201cnomade della vita\u201d, con la bisaccia piena pi\u00f9 di sogni che di pane. Poco pi\u00f9 che autodidatta, col suo diploma di disegnatore tecnico, fu scrittore prolifico ed efficace, ma il libro della sua vita lo scrisse col sangue. Roso dalla tisi, volle essere arruolato ad ogni costo e abbandon\u00f2 il suo reparto di retrovia per andare al fronte rischiando la corte marziale. Sfid\u00f2 la morte, da interventista intervenuto, con lo stesso coraggio prossimo all\u2019incoscienza con cui, da tribuno antimilitarista, sfidava i questurini. Mor\u00ec il 23 ottobre, nei pressi di Redipuglia, alla trincea delle Frasche, ottenendo una medaglia d\u2019argento alla memoria che Mussolini da presidente del Consiglio avrebbe tramutato in una medaglia d\u2019oro. Il fascismo gli intitol\u00f2 piazze, strade e scuole, gli edific\u00f2 monumenti, come quello di stampo futurista a Fogliano Redipuglia, ribattezz\u00f2 Corridonia la sua citt\u00e0 natale, l\u2019antica Pausula. Insomma, costru\u00ec il suo mito, per opera soprattutto di Malaparte, che nelle pagine dell\u2019Europa vivente fece di lui il profeta del sindacalismo nazionale. Per questo agli occhi di molti il suo ricordo \u00e8 indissolubilmente legato al regime, anche se Di Vittorio ne rivendic\u00f2 sempre la memoria, persino quando presso la sinistra era divenuta scomoda.<br \/>\nAlceste De Ambris, che dopo l\u2019esperienza fiumana si spost\u00f2 su posizioni antifasciste, accus\u00f2 Mussolini di \u201cusurpazione di cadaveri\u201d e di \u201cprofanazione di sepolcri\u201d per quest\u2019opera di appropriazione della figura di Corridoni. Ma in realt\u00e0 non \u00e8 facile immaginare quali sarebbero state le scelte politiche dell\u2019Arcangelo del sindacalismo se fosse sopravvissuto alla guerra. Sarebbe prevalso in lui il sentimento nazionale o il richiamo sociale, la repulsione per il fascismo agrario o lo sdegno per il massimalismo dei socialisti che strappavano le decorazioni ai decorati e offendevano i mutilati di guerra?<strong>Senza dubbio, per\u00f2, non manca un\u2019intima coerenza nel trascolorare dell\u2019originario antimilitarismo corridoniano nel mito mazziniano e garibaldino della nazione armata.<\/strong> Il suo \u201critorno alla Patria\u201d presenta molte analogie con quello del suo amico Lorenzo Viani, che lo difese con passione anche se purtroppo senza molto successo quando i socialisti impedirono un suo comizio interventista a Viareggio e mor\u00ec nel 1936, anch\u2019egli amico personale di Mussolini, dopo aver aderito al regime.<br \/>\nSe non sappiamo che cosa Corridoni avrebbe fatto, sappiamo in compenso quello che l\u2019Arcangelo del sindacalismo ha fatto nel corso della sua vita breve quanto intensa. Non \u00e8 certo poco: anche per questo \u00e8 giusto rileggerlo a un secolo dal suo sacrificio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 23 ottobre 1915 moriva a San Martino del Carso Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario, pubblichiamo la prefazione di Enrico Nistri alla nuova edizione di &#8220;Sindacalismo e Repubbblica&#8221;, il libro pi\u00f9 rappresentativo del pensiero di Corridoni riproposto da Idrovolante edizioni. &nbsp; Ripubblicare un testo fondamentale di Filippo Corridoni, insieme ad alcuni saggi di indubbio interesse per la comprensione del suo breve ma intenso itinerario politico e umano, costituisce, oltre a un\u2019operazione culturale di indubbio spessore, un generoso tentativo di celebrare, al di fuori dell\u2019ambiguit\u00e0 che ha contraddistinto molte commemorazioni ufficiali, il centenario dell\u2019ingresso dell\u2019Italia nella grande guerra. 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