{"id":478,"date":"2021-08-08T13:07:40","date_gmt":"2021-08-08T11:07:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/?p=478"},"modified":"2021-08-08T13:28:03","modified_gmt":"2021-08-08T11:28:03","slug":"cosa-ho-imparato-vivendo-in-ungheria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/2021\/08\/08\/cosa-ho-imparato-vivendo-in-ungheria\/","title":{"rendered":"Cosa ho imparato vivendo in Ungheria"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-481 \" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2021\/08\/scruton-1024x786.jpeg\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"443\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2021\/08\/scruton-1024x786.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2021\/08\/scruton-300x230.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2021\/08\/scruton-768x589.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/giubilei\/files\/2021\/08\/scruton.jpeg 1125w\" sizes=\"(max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\">Dopo tre mesi in Ungheria \u00e8 tempo di rientrare in Italia ma, come ogni lungo viaggio che si rispetti, il rientro non \u00e8 mai uguale alla partenza e, a una fisiologica malinconia per ci\u00f2 che si lascia alle proprie spalle, subentra l\u2019eccitazione per nuove sfide e progetti da affrontare con una nuova consapevolezza, arricchiti da una prospettiva diversa sotto tanti punti di vista. Ho trascorso questi mesi svolgendo una fellowship all&#8217;MCC (Mathias Corvinus Collegium), il principale collegio universitario ungherese che \u00e8 anche un think tank con sedi in tutto il paese. \u00c8 una realt\u00e0 in forte crescita con professionisti ungheresi che sono affiancati da studiosi e docenti provenienti da tutta Europa ed \u00e8 formata in prevalenza da giovani con l\u2019obiettivo di educare la classe dirigente ungherese del futuro. Al tempo stesso \u00e8 una struttura con una forte vocazione internazionale che, unita all\u2019attivit\u00e0 di fondazioni, riviste, istituti, rendono Budapest un luogo attrattivo per i conservatori di tutto il mondo. Non \u00e8 un caso che alcuni dei pi\u00f9 importanti intellettuali e giornalisti conservatori americani ed europei abbiano deciso di spendere un periodo di tempo a Budapest.<\/p>\n<p class=\"p1\">Lo scopo del mio soggiorno era quello di conoscere meglio l\u2019Ungheria e svolgere una ricerca sul pensiero conservatore magiaro e dell\u2019Europa centrale. In questi mesi ho conosciuto centinaia di persone, svolto conferenze in numerose citt\u00e0 ungheresi (e in Slovacchia e Polonia), partecipato a trasmissioni televisive e radio, incontrato giornalisti, intellettuali, ministri ma anche cittadini che non hanno nulla a che fare con il mondo politico.<\/p>\n<p class=\"p1\">In Ungheria vivono circa dieci milioni di abitanti e, pur essendo una nazione da un punto di vista territoriale non molto grande, quotidianamente sui principali giornali, televisioni e media di tutto il mondo, si parla di questo paese, in particolare per le politiche del governo Orb\u00e1n. Una tendenza che sar\u00e0 destinata a crescere nei prossimi mesi, in particolare a inizio 2022 con le elezioni che rappresentano un appuntamento cruciale per il futuro dell\u2019Ungheria. Inutile nascondere la verit\u00e0: ad oggi l\u2019Ungheria non gode di buona stampa; i principali media liberal e mainstream portano avanti una vera e propria campagna stampa contro il paese magiaro ma anche numerosi commentatori che possiamo considerare moderati, liberali o che si definiscono conservatori, non perdono l\u2019occasione di attaccare l\u2019Ungheria. Una delle prime cose che ho imparato dopo pochi giorni a Budapest \u00e8 che gran parte degli articoli o delle notizie che leggiamo di questo paese sui principali media internazionali sono riportate in modo fazioso, tendenzioso quando non falso. Molti giornalisti scrivono dell\u2019Ungheria senza nemmeno visitarla e\u00a0 senza osservare di persona che cosa sta accadendo nell&#8217;Europa centrale, altri arrivano con gi\u00e0 in testa l\u2019articolo da scrivere. Qualche giorno, in uno dei principali giornali americani, commentando il discorso dell\u2019anchorman di Fox Tucker Carlson a Esztergom, \u00e8 uscito un articolo in cui si affermava che era avvenuto durante un evento di \u201cfar right\u201d. In realt\u00e0 si trattava di un festival studentesco con musica, concerti, dibattiti, stand gastronomici, affermare una simile inesattezza sarebbe gi\u00e0 sufficiente per perdere tutta la credibilit\u00e0 nello scrivere di Ungheria.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il principale attacco al paese magiaro \u00e8 di non rappresentare una democrazia, un\u2019accusa paradossale se si pensa che la capitale Budapest \u00e8 governata da un sindaco di sinistra. Eppure, molti commentatori dell\u2019Europa occidentale compiono l\u2019errore di giudicare l\u2019Ungheria e i paesi dell\u2019Europa centrale e dell\u2019Est con i nostri stessi criteri. Ci\u00f2 \u00e8 sbagliato per numerose ragioni ma una in particolare: fino a poco pi\u00f9 di trent\u2019anni fa in Ungheria e in Europa orientale c\u2019era una dittatura comunista. Dimenticare la rivoluzione ungherese del 1956 o la Primavera di Praga nel 1968, significa non riuscire a comprendere cosa ha rappresentato il comunismo per questi popoli, ovvero l\u2019oppressione di qualsiasi forma di libert\u00e0. Cos\u00ec come non possiamo dimenticare che, mentre nel \u201956 gli ungheresi lottavano per la loro libert\u00e0, il Partito Comunista Italiano si schierava dalla parte dei carri armati sovietici. \u00c8 vero che, paragonato ad altri territori, il comunismo in Ungheria \u00e8 stato meno oppressivo (da qui l\u2019espressione di comunismo goulash) ma il K\u00e0d\u00e0rismo ha comunque rappresentato una forma dittatoriale che ha plasmato il carattere e la personalit\u00e0 degli ungheresi rendendoli restii a qualsiasi intromissione dall\u2019esterno.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Gli ungheresi sono un popolo caparbio e mal digeriscono che qualcuno da fuori dica loro cosa fare e come comportarsi o imponga decisioni contrarie alla volont\u00e0 popolare. Pi\u00f9 arrivano attacchi dall\u2019esterno, pi\u00f9 il fronte interno si compatta.<\/p>\n<p class=\"p1\">Un sentimento che ha origini antiche ma che nel Novecento si \u00e8 sviluppato dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale, la dissoluzione dell\u2019impero austroungarico e il Trattato di Trianon del 1920. In Europa occidentale Trianon rappresenta uno dei tanti trattati che hanno scandito il Novecento ma in Ungheria \u00e8 una vera e propria tragedia nazionale le cui ferite non sono rimarginate ancora oggi. Le conseguenze per l\u2019Ungheria sono terribili: rispetto al Regno di Ungheria la superficie territoriale si \u00e8 ridotta di due terzi passando da 19 milioni a 7 milioni di abitanti. Se la multietnicit\u00e0 viene dissolta, al tempo stesso milioni di magiari si trovano a vivere in altri stati non sempre amichevoli nei loro confronti. Ancora oggi sono milioni gli ungheresi che vivono in Transilvania (Romania), Voivodina (Serbia), Rutenia (Ucraina), nel sud della Slovacchia e nelle aree di confine di Austria e Croazia. Il tema delle minoranze magiare negli altri paesi europei \u00e8 molto sentito e non si pu\u00f2 prescindere da questo argomento per capire la politica estera ungherese, cos\u00ec come dall\u2019approccio pragmatico a met\u00e0 tra Occidente e Oriente. Un pragmatismo che va di pari passo con una forte identit\u00e0 magiara rappresentata non solo dalla storia e dalle tradizioni ma anche dalla lingua ungherese, una delle lingue europee pi\u00f9 difficili con origini antiche e oscure appartenente al ceppo linguistico ugro-finnico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Cosa mi porto dietro da questa esperienza in Ungheria? Oltre a tante nuove amicizie e a numerosi contatti, la consapevolezza che non possiamo continuare a giudicare con gli occhi di Europei occidentali quanto sta avvenendo in Ungheria imponendo politiche, regole e stili di vita che valgono alle nostre latitudini ma non per forza sono adatte all\u2019Europa orientale e dell\u2019est. Il dialogo e la collaborazione tra i paesi dell\u2019Ue passano dal rispetto reciproco e non sempre noi europei occidentali rispettiamo le decisioni prese dai parlamenti dei paesi dell\u2019area Visegrad n\u00e9 conosciamo la loro storia che ci aiuterebbe a comprendere meglio tante posizioni e a leggerle non con i nostri occhi ma con quelli di chi, fino a a poco pi\u00f9 di trent\u2019anni fa, viveva sotto una dittatura comunista e sa che cosa significhi vivere senza libert\u00e0 e sovranit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo tre mesi in Ungheria \u00e8 tempo di rientrare in Italia ma, come ogni lungo viaggio che si rispetti, il rientro non \u00e8 mai uguale alla partenza e, a una fisiologica malinconia per ci\u00f2 che si lascia alle proprie spalle, subentra l\u2019eccitazione per nuove sfide e progetti da affrontare con una nuova consapevolezza, arricchiti da una prospettiva diversa sotto tanti punti di vista. 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