Aperto aprile 2021, il Centro di chirurgia pediatrica a Enterebbe, in Uganda, offre cure gratuite di eccellenza in chirurgia pediatrica. L’obiettivo dell’ospedale è quello di diventare un punto di riferimento non solo per i pazienti ugandesi, ma per i bambini con necessità chirurgiche  provenienti da tutta l’Africa. Il progetto è stato sviluppato da Renzo Piano e dal suo studio RPBW pro bono, Studio TAMassociati e dalla Building Division di EMERGENCY. La Presidente di EMERGENCY, Rossella Miccio, ce ne parla in occasione della mostra “Scandalosamente bello” all’Hilton Molino Stucky di Venezia, dedicata al grandioso ospedale realizzato in Uganda.

 

La mostra “Scandalosamente bello” è un omaggio al nuovo centro di chirurgia pediatrica di EMERGENCY in Uganda progettato da Renzo Piano, frutto dell’amicizia tra quest’ultimo e Gino Strada. Quest’opera ci parla di un luogo di cura dal forte impatto sociale e al tempo stesso un’opera architettonica rispettosa dell’ambiente e perfettamente integrata nel paesaggio locale. Lei che ha assistito alla sua costruzione, quali sensazioni ha avuto una volta completato?

Tornare ad Entebbe dopo che l’ospedale era finito è stata un’emozione veramente grande, perché era un traguardo importante che avevamo da tanti anni. Non è stato facile riuscire a raggiungerlo e ci siamo riusciti solo grazie alla collaborazione di molti, tra cui Renzo Piano. Ho visto il cantiere evolversi da uno spazio vuoto ad un ospedale vero e proprio, una grandissima emozione. L’atmosfera lì è magica e questa magia si percepisce immediatamente quando si entra: la struttura sembra veramente nascere dal terreno, col rosso delle mura fatte con la terra del luogo, il verde dei prati tutti intorno… Tutto questo dona all’istante un senso di pace, che era quello che volevamo creare con questo ospedale: portare in Uganda l’eccellenza medica, ma anche il diritto alla bellezza che spetta a tutti, anche agli africani.

 

Questa mostra fotografica di Marcello Bonfanti, a cura di Paola Fortuna, racconta l’ospedale e i suoi luoghi anche attraverso i materiali tratti dagli archivi di EMERGENCY e TAMassociati, e i testi di Gino Strada e Renzo Piano, e fa conoscere le storie dei medici e degli infermieri che operano nell’ospedale e dei primi pazienti curati. Ce ne parli.

 

La storia di questo ospedale, come di tutti gli ospedali di EMERGENCY, è quella di un cantiere in cui tante competenze diverse si uniscono per completare il progetto: anche in questo caso, abbiamo avuto con noi architetti, ingegneri, tecnici, medici, infermieri. Hanno tutti lavorato insieme per disegnare l’ospedale avendo al centro di tutta la progettazione il paziente, intorno a cui ruota sempre il nostro lavoro. Ed è proprio aver visto i primi pazienti arrivare, lo stupore dei bimbi ma anche, soprattutto, dei loro genitori nel vedere una struttura così bella, accogliente e gratuita, che ci ha fatto capire che avevamo fatto la cosa giusta. Oltre alla reazione dei pazienti, abbiamo constatato anche l’orgoglio del personale che lavora in ospedale che ha la possibilità di ricevere formazione, ognuno nel suo settore, in una struttura all’avanguardia. Abbiamo provato a raccontare tutto questo nella mostra.

Nella foto: Centro di chirurgia pediatrica EMERGENCY in Uganda

In questo Centro di chirurgia pediatrica EMERGENCY offre assistenza gratuita e altamente qualificata in un Paese in cui metà della popolazione ha meno di 15 anni e il diritto alla salute non è garantito per tutti. È così?

L’Uganda, come tanti altri Paesi africani, ha una popolazione estremamente giovane e purtroppo, in gran parte, il sistema sanitario non è gratuito, soprattutto per le cure secondarie e terziarie. La chirurgia quindi molto spesso è un lusso, non un diritto. Con questo ospedale invece, anche grazie alla collaborazione delle autorità locali, rendiamo possibili cure gratuite, chirurgiche e pediatriche.

 

Inoltre questo ospedale pediatrico non è solo destinato ai bambini in Uganda, bensì a tutti i bambini dell’Africa bisognosi di cure. Giusto?

Questo ospedale di chirurgia pediatrica fornisce cure e assistenza a pazienti con problematiche chirurgiche di tipo elettivo che riguardano principalmente l’apparato addominale, urologico e ginecologico. L’obiettivo è quello di triplicare la capacità di trattamento chirurgico-pediatrico del Paese e di diventare un punto di riferimento per la chirurgia pediatrica elettiva in tutto il continente, affrontando in modo sistematico problemi radicati da tempo nella regione. Fa parte infatti della rete ANME (Rete sanitaria d’eccellenza in Africa), una rete più ampia che EMERGENCY ha proposto molti anni fa ai ministri della salute di diversi Paesi africani, a partire dalla nostra esperienza in Sudan con l’ospedale SALAM. L’idea è diffondere l’eccellenza medica, creare centri non solo di cura ma anche di formazione, costruire poli sanitari aperti non solo ai cittadini del Paese in cui si trova la struttura, ma a tutti i Paesi limitrofi. Grazie a questa rete, oggi, nel nostro ospedale in Sudan, il Salam, curiamo persone provenienti da oltre 30 paesi e in questi giorni stiamo iniziando anche ad organizzare l’arrivo di pazienti stranieri in Uganda, bambini che vengono per essere operati e ricevere lì, gratuitamente, le cure che non possono ricevere nel proprio Paese.

 

La scelta di realizzare questa mostra in un fabbricato così importante, quello dell’Hilton Molino Stucky che ha scandito la storia degli ultimi due secoli di Venezia e che caratterizza ancora oggi con la sua sagoma architettonica la Giudecca, ha un significato?

Innanzitutto, ringraziamo molto l’Hilton Molino Stucky che ha promosso l’iniziativa. Ci è cara la Giudecca perché abbiamo una nostra sede lì e siamo vicini all’Hilton: una vicinanza non solo fisica ma anche di intenti e valori. Speriamo sia stata l’occasione per far conoscere il nostro lavoro ad un pubblico che non è quello solito, a persone che trovandosi di passaggio a Venezia possono entrare in contatto con la realtà di EMERGENCY.

 

Questa mostra, tra l’altro, verrà poi replicata in altre strutture del gruppo Hilton. Un viaggio che la porterà all’Hilton Milan nel mese di marzo per poi proseguire in maggio all’Hilton Lake Como, in luglio a Roma al Rome Cavalieri, a Waldorf Astoria Hotel e all’Aleph Rome Hotel, Curio Collection by Hilton, e si concluderà in settembre all’Hilton Sorrento Palace. Conferma?

Sì, è stata una proposta arrivata proprio dall’Hilton di Venezia e che poi si è allargata su tutto il territorio italiano. Noi abbiamo sposato con entusiasmo questa opportunità, siamo molto contenti e speriamo sia il primo passo per altre collaborazioni in futuro.

 

Parliamo della guerra. Dove c’è guerra c’è EMERGENCY. Pensa che per ottenere la pace si debba passare necessariamente attraverso le armi?

Assolutamente no, anzi. Nell’esperienza che abbiamo, l’aumento della disponibilità di armi non ha mai significato l’avvicinarsi della pace: la pace non si costruisce con le armi, ma con il dialogo e il rispetto dei diritti umani.

 

EMERGENCY è parte di quel mondo solidale che ha manifestato e continuerà a manifestare, come ha fatto lo scorso 23 luglio in tutte le piazze italiane, contro la guerra. Giusto?

Sì, lo scorso 23 luglio ma anche a Roma lo scorso novembre con oltre 50.000 persone in piazza: oltre alla presenza trasversale di sindacati, associazioni laiche e non, erano presenti anche tantissime persone comuni, famiglie, che hanno sentito il bisogno di scendere piazze per dire basta alla guerra, per chiedere un cessate il fuoco in Ucraina. È quello che continuiamo a chiedere oggi, purtroppo non ascoltati.

Quali sono i prossimi vostri obiettivi?

In questi giorni saremo impegnati in un incontro sul tema della sanità in Sudan che coinvolgerà 12 paesi africani, per continuare a discutere insieme e progettare lo sviluppo del sistema sanitario nel continente. Poi continueremo il nostro impegno per la costruzione dei diritti di tutti contro la guerra.

 

Gino Strada ha realizzato il suo sogno e ha creato EMERGENCY salvando migliaia di vite umane. Quale è il suo sogno?

Il mio sogno, che era anche quello di Gino Strada e di EMERGENCY quando è nata, è di diventare un giorno inutili. Speriamo che ci sia sempre meno bisogno dei nostri medici, infermieri e del nostro lavoro nel mondo, anche in Italia e Europa, perché verranno meno i conflitti e perché finalmente il mondo si riconoscerà come un’unica società.

 

 

Photo Rossella Miccio by Marcello Bonfanti

 

 

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